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Amministrative, il centrodestra rivendica i Comuni conquistati, ma il vero dato è l’astensione. Il risultato di Vobbia accende le polemiche

Nei 18 Comuni liguri al voto l’affluenza scende al 53,51 per cento. Il centrodestra trasforma la vittoria di Giampaolo Ermodatillo contro Simone Franceschi in un caso politico metropolitano, mentre il Partito Democratico difende il vicesindaco scelto da Silvia Salis. A San Colombano Certenoli Solari batte la sindaca che aveva fatto rimuovere il cippo della tomba del partigiano Zatta

Le amministrative liguri consegnano due messaggi diversi, uno politico e uno civico. Il primo è quello che il centrodestra sta già rivendicando con forza: 13 Comuni conquistati su 18 e alcune vittorie considerate simboliche, a partire da Vobbia. Il secondo, meno spendibile nella battaglia tra partiti ma forse più rilevante per capire lo stato della partecipazione, è il calo dell’affluenza: nei Comuni liguri al voto ha votato il 53,51 per cento degli aventi diritto, contro il 59,49 per cento di cinque anni fa. Quasi sei punti in meno, in una consultazione che riguardava soprattutto piccoli e medi centri, cioè il livello amministrativo più vicino alla vita quotidiana dei cittadini.

Nella Città metropolitana di Genova, dove si votava a Casella, Ceranesi, Cogoleto, Crocefieschi, Ronco Scrivia, San Colombano Certenoli, Santo Stefano d’Aveto, Torriglia, Vobbia e Zoagli, il dato è sceso dal 58,84 al 50,03 per cento. A Savona l’affluenza è passata dal 64,82 al 52,58 per cento, alla Spezia dal 65,91 al 61,11 per cento, mentre Imperia è rimasta quasi stabile, dal 53,31 al 53,20 per cento. È il primo elemento da cui partire: mentre le forze politiche leggono il voto come prova di forza o come tenuta locale, una quota crescente di elettori resta fuori dalle urne.

Il risultato che ha acceso lo scontro più duro è quello di Vobbia, dove Giampaolo Ermodatillo ha conquistato il Comune con 135 voti, pari al 52,94 per cento, battendo il sindaco uscente Simone Franceschi, fermo a 120 voti e al 47,06 per cento. Non è solo una sconfitta comunale: Simone Franceschi è anche vicesindaco della Città metropolitana di Genova, scelto dalla sindaca Silvia Salis, e per questo il centrodestra ha immediatamente trasformato il voto di Vobbia in un caso politico più ampio. Ilaria Cavo, deputata ligure, presidente del consiglio nazionale di Noi Moderati e capogruppo di Noi Moderati Orgoglio Genova in consiglio comunale, ha chiesto alla sindaca di rivedere la nomina, sostenendo che la sconfitta del vicesindaco metropolitano indebolisca un pezzo della sua alleanza e apra un problema dentro una Città metropolitana dove gli equilibri tra coalizioni sono molto stretti.

La replica del Partito Democratico genovese è arrivata con toni netti. Il segretario Francesco Tognoni ha confermato la fiducia in Simone Franceschi e ha respinto la lettura di Ilaria Cavo, definendola una strumentalizzazione di un voto locale. Per il Pd, l’incarico metropolitano non può essere fatto dipendere automaticamente dall’esito di una singola competizione comunale. La controffensiva è stata anche politica e personale: i democratici hanno ricordato che la stessa Ilaria Cavo, dopo la sconfitta come candidata vicesindaca di Genova, non ha lasciato l’incarico parlamentare. Il messaggio è chiaro: se il principio invocato è che ogni sconfitta debba produrre un passo indietro istituzionale, allora dovrebbe valere per tutti.

Il centrodestra, però, interpreta il voto come una conferma del proprio radicamento territoriale. Edoardo Rixi, deputato, viceministro al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e segretario della Lega in Liguria, parla di fiducia verso un modello amministrativo fondato su presenza, ascolto e concretezza. Nel suo ragionamento Vobbia diventa il segnale più evidente: la sconfitta di Simone Franceschi viene letta come bocciatura di una rendita politica e come richiesta di amministrazioni più vicine ai territori.

Anche Fratelli d’Italia rivendica il risultato, collegandolo al quadro nazionale e al governo guidato da Giorgia Meloni. Il coordinatore regionale Matteo Rosso, il deputato Stefano Maullu, il vicecoordinatore provinciale Augusto Sartori e la vicecapogruppo regionale Lilli Lauro indicano come risultati chiave la vittoria di Roberto Viale a Zoagli con la lista “Al centro Zoagli”, sostenuta dal centrodestra, quella di Giampaolo Ermodatillo a Vobbia e la conferma di Gabriele Reggiardo a Casella. Per FdI, nelle piccole comunità hanno contato più il lavoro di presenza e il contatto diretto che la comunicazione. A Zoagli, il successo di Roberto Viale è stato salutato anche da Carlo Bagnasco, consigliere regionale e segretario regionale di Forza Italia, che ha parlato di una proposta amministrativa credibile, concreta e radicata nella comunità.

Comune per comune, il quadro della Città metropolitana di Genova mostra però una geografia più articolata della semplice contrapposizione tra schieramenti. A Cogoleto Paolo Bruzzone si conferma sindaco con un risultato molto largo: 3.057 voti, pari al 72,1 per cento, contro i 1.183 voti e il 27,9 per cento dello sfidante Corrado Canepa. A Torriglia arriva la quinta affermazione di Maurizio Beltrami, che ottiene 796 voti e il 67,57 per cento, mentre Daniela Segale si ferma a 382 voti e al 32,43 per cento.

A Casella la conferma di Gabriele Reggiardo è ancora più netta: 1.165 voti, pari al 76,44 per cento, contro i 359 voti e il 23,56 per cento di Sabrina Ogemini. A Ronco Scrivia prevale la continuità con Sergio Agosti, che raccoglie 1.100 voti e il 54,86 per cento, superando Antonella Semino, arrivata a 905 voti e al 45,14 per cento. A Crocefieschi vince Filippo Bassignana, con 250 voti e il 64,43 per cento; Mauro Morabito ottiene 134 voti, pari al 34,54 per cento, mentre Diego Brottini raccoglie 4 voti e l’1,03 per cento.

A Ceranesi il ritorno di Claudio Montaldo alla guida del Comune assume il sapore di una rivincita dopo il commissariamento. L’ex sindaco vince con 837 voti, pari al 59,24 per cento, sostenuto dalla lista “Una Storia in Comune”. Dietro di lui Michele Casano, con “Uniti per Ceranesi”, ottiene 399 voti e il 28,24 per cento, mentre Federico Giacobbe, con “Ceranesi Tradizione e Futuro”, si ferma a 177 voti e al 12,53 per cento. A Santo Stefano d’Aveto si impone invece Matteo Crucioli, ex senatore (eletto col M5S, da cui poi è uscito), consigliere comunale di Genova con la lista “Uniti per la Costituzione” e già sindaco facente funzioni dopo la scomparsa del primo cittadino Roberto Pareti: ottiene il 62 per cento, pari a 373 voti, contro Giancarla Armerini, candidata della lista “La montagna vive”, ferma al 37,94 per cento. Qui si registra anche la partecipazione più alta tra i Comuni genovesi al voto, con il 68,08 per cento, quasi in linea con il 68,54 per cento della precedente tornata.

Un altro risultato rilevante arriva da San Colombano Certenoli, dove Claudio Solari, sostenuto dalla lista “Territorio e Sviluppo”, supera la sindaca uscente Carla Casella, della lista “Continuità e Futuro”, con 685 voti contro 641, cioè il 51,66 per cento contro il 48,34 per cento. La sconfitta di Carla Casella arriva dopo mesi politicamente complicati, segnati anche dalla vicenda del cimitero di Cichero. Nell’aprile 2025 la rimozione del cippo della tomba del partigiano Federico Beronio, detto “Zatta”, vicecomandante della Divisione Garibaldina Cichero, aveva provocato la dura protesta dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia e dell’allora opposizione consiliare, proprio “Territorio e Sviluppo”.

La tornata lascia quindi una lettura a più livelli. Il centrodestra prova a trasformare le vittorie locali in una spallata politica contro Silvia Salis e contro la sua rete metropolitana, usando soprattutto il caso Vobbia. Il Partito Democratico tenta invece di chiudere subito il fronte su Simone Franceschi, rivendicando la distinzione tra un risultato comunale e un incarico istituzionale metropolitano. Guardando ai singoli Comuni, però, emerge anche un dato meno ideologico: nei paesi piccoli il peso del candidato, della storia personale, delle relazioni locali e delle vicende amministrative concrete resta spesso più forte delle etichette nazionali. E sullo sfondo resta la domanda più pesante per tutti: se anche nelle elezioni dei sindaci l’affluenza arretra, il problema non riguarda solo chi vince o chi perde, ma il rapporto sempre più fragile tra cittadini e rappresentanza.


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