Identità alias, le sedie vuote in commissione: associazioni contro il centrodestra mentre la minoranza rilancia lo scontro

Dopo la commissione disertata dall’opposizione, Coordinamento Liguria Rainbow e Agedo (associazione genitori, parenti e amici di persone lgbtqia+) contestano la scelta del centrodestra: il tema delle vite delle persone resta sullo sfondo, mentre la minoranza torna ad attaccare la sindaca Silvia Salis e la consulente Ilaria Gibelli

La polemica sulla commissione comunale dedicata all’identità alias non si ferma alle sedie vuote. Dopo la scelta del centrodestra di non partecipare alla seduta, già diventata un caso politico, intervengono le associazioni che da anni lavorano sui diritti delle persone trans e non binarie. E il punto, questa volta, non è più soltanto lo scontro tra maggioranza e opposizione, ma il fatto che una discussione convocata per ascoltare esperti, testimonianze e bisogni concreti sia stata trasformata ancora una volta in una contesa di Palazzo.

Il Coordinamento Liguria Rainbow parla di “forte sconcerto” per l’assenza delle consigliere e dei consiglieri di centrodestra, sottolineando che l’identità alias non è un tema astratto né una bandierina ideologica, ma uno strumento amministrativo che consente alle persone trans e non binarie di usare il nome di elezione nei rapporti con l’ente, evitando esposizioni forzate, discriminazioni e situazioni di disagio nella vita quotidiana. Il messaggio dell’associazione è netto: le dinamiche interne al Consiglio comunale, le frizioni politiche e le accuse reciproche non possono cancellare il contenuto della seduta, né il fatto che in aula ci fossero persone da ascoltare.

Nella nota del Coordinamento il giudizio sulla condotta dell’opposizione è durissimo. Le motivazioni addotte per la mancata partecipazione vengono lette come pretesti estranei all’oggetto della commissione, una sequenza di recriminazioni politiche usata per evitare il confronto sul merito. Il passaggio più politico è proprio questo: chi non si è presentato ha ottenuto visibilità nella polemica, ma ha rinunciato a fare domande, contestare, proporre modifiche o spiegare davanti alle persone audite quale fosse la propria posizione sull’identità alias. La commissione, in sostanza, avrebbe potuto essere il luogo per distinguere obiezioni fondate e contrarietà ideologiche. Con l’assenza, quella distinzione è rimasta impossibile.
Sulla stessa linea interviene anche l’Agedo, Associazione genitori, parenti e amici di persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali e altre soggettività di Genova, attraverso la presidente Sonia Grasso. L’associazione definisce grave la scelta di sottrarsi al confronto in una seduta dedicata a uno strumento che incide direttamente sul benessere delle persone in un percorso di affermazione di genere e delle loro famiglie. Anche in questo caso il tema non viene affrontato come terreno di scontro tra partiti, ma come questione concreta di qualità della vita, tutela dell’autodeterminazione e prevenzione del disagio sociale. Il sottinteso politico è evidente: quando una commissione convoca esperti e testimonianze dirette, non esserci significa lasciare senza interlocuzione proprio chi avrebbe dovuto essere ascoltato.
Il centrodestra, però, non arretra. Anzi rilancia, spostando di nuovo il baricentro dalla commissione all’atteggiamento della sindaca Silvia Salis e alla figura della consulente Ilaria Gibelli, incaricata sui temi legati alle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali e altre soggettività. I consiglieri di minoranza accusano la prima cittadina di continuare a offendere l’opposizione e i suoi elettori, richiamando espressioni che a loro giudizio avrebbero segnato il confronto politico degli ultimi giorni. Contestano inoltre alla consulente di avere condiviso sui propri profili social un post di un consigliere di maggioranza critico verso l’opposizione, ritenendola quindi non imparziale e non adeguata a svolgere un ruolo per l’amministrazione.
La nuova nota della minoranza insiste su una richiesta già avanzata: ottenere risposte alle domande poste sulla consulenza e sul comportamento di Ilaria Gibelli. Per il centrodestra, l’amministrazione non dovrebbe avvalersi di figure che, a suo giudizio, dimostrano una posizione politica di parte. Nel comunicato viene ricordato anche un precedente episodio consiliare, quando alcuni mesi fa la maggioranza aveva abbandonato l’aula dopo un nome pronunciato in modo errato, facendo mancare il numero legale. È il tentativo di ribaltare l’accusa di scarso rispetto istituzionale, sostenendo che anche l’attuale maggioranza avrebbe in passato usato l’assenza come strumento politico.
Resta però il nodo che le associazioni riportano al centro: la commissione non era stata convocata per discutere dei rapporti tra la sindaca Silvia Salis, la consulente Ilaria Gibelli e l’opposizione, ma dell’identità alias. E su questo punto la polemica politica produce un effetto preciso: più si parla di post social, toni, risentimenti e precedenti d’aula, meno si discute delle persone che avrebbero bisogno di uno strumento amministrativo per evitare umiliazioni, esposizioni indesiderate e discriminazioni nei rapporti con l’ente pubblico.
Gli assessori alle Pari opportunità e politiche di genere Rita Bruzzone e alla mobilità, trasporti e rapporti sindacali Emilio Robotti, già intervenuti dopo la seduta, avevano rivendicato la decisione di proseguire i lavori perché il numero legale era garantito, sostenendo che chi era presente avesse assunto la responsabilità di ascoltare contributi e testimonianze. La maggioranza ha quindi scelto di non sospendere la commissione, anche in assenza dell’intera opposizione, e di mantenere aperto il confronto sul merito. Anche questo passaggio ha alimentato lo scontro, ma ha evitato che la protesta del centrodestra bloccasse completamente l’audizione.
La vicenda, a questo punto, dice qualcosa in più del semplice braccio di ferro tra schieramenti. Da una parte ci sono associazioni che chiedono presenza, ascolto e responsabilità su un tema che riguarda vite quotidiane, famiglie, scuola, servizi e accesso agli uffici. Dall’altra c’è una minoranza che continua a concentrare la propria iniziativa sulla legittimità politica della consulente e sui toni della sindaca. Sono due piani formalmente collegati, ma molto diversi per conseguenze: il primo riguarda diritti e strumenti amministrativi, il secondo una battaglia di posizionamento dentro il Consiglio comunale.
Ed è proprio qui che le sedie vuote continuano a pesare. Perché un’opposizione può contestare una consulente, chiedere chiarimenti alla sindaca Salis, criticare la convocazione di una commissione e denunciare ciò che ritiene una forzatura politica. Ma se intanto non entra in aula quando si parla di identità alias, lascia che a raccontare la sostanza del tema siano solo le persone presenti. E in questa nuova giornata di note contrapposte, le parole delle associazioni riportano la discussione al punto che la politica aveva quasi rimosso: prima delle schermaglie, ci sono cittadini e cittadine che chiedono di essere riconosciuti senza dover ogni volta spiegare, giustificare o subire.
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