Ponti, Comune e Regione si scontrano sui fondi. Sbloccato l’utilizzo dei 40 milioni di Aspi

Il piano riguarda 679 strutture e richiede una spesa stimata in 13,5 milioni all’anno. Massimo Ferrante chiede di sbloccare i fondi residui, la replica della Regione: «Nessun ostacolo dopo il completamento degli interventi per la Smart City»

Quasi il 40 per cento dei ponti, dei viadotti e degli impalcati stradali ispezionati a Genova è stato inserito in una classe di attenzione alta o medio-alta. Il dato è emerso questa mattina a Palazzo Tursi durante la seduta della quinta Commissione consiliare, convocata per esaminare il piano di controllo e manutenzione straordinaria delle infrastrutture comunali.

L’attenzione si concentra su un patrimonio composto da 679 opere, sottoposte a un percorso che parte dal censimento e dalle ispezioni visive per arrivare, nei casi che lo richiedono, agli approfondimenti tecnici, alle verifiche di sicurezza e al monitoraggio strumentale.

L’inserimento in una classe di attenzione elevata non indica automaticamente un pericolo imminente o l’inagibilità della struttura. Rappresenta però la necessità di aumentare i controlli, completare gli accertamenti e programmare gli eventuali interventi, comprese limitazioni al transito o chiusure qualora i risultati delle verifiche le rendessero necessarie.
Alla Commissione, aperta anche ai presidenti dei Municipi interessati dalle future lavorazioni, l’assessore comunale ai Lavori pubblici e alle Manutenzioni Massimo Ferrante ha illustrato le dimensioni del programma. Secondo le stime dell’assessorato, per sostenere stabilmente ispezioni, verifiche approfondite, sistemi di controllo e manutenzioni urgenti servirebbero circa 13,5 milioni di euro ogni anno.
«A Genova abbiamo 679 tra ponti, viadotti e impalcati stradali di competenza comunale: un numero enorme e senza confronti, se pensiamo che a Roma se ne contano circa 400», ha spiegato Ferrante. «Le ispezioni ci dicono che la situazione richiede la massima attenzione. Serve un’operazione di verità e una prevenzione costante».
Il monitoraggio viene effettuato applicando le linee guida nazionali per la classificazione e la gestione del rischio. Sistemi strumentali sono già attivi oppure in corso di installazione su infrastrutture considerate strategiche, tra le quali il viadotto Martiri del Turchino, gli impalcati di corso Europa, il viadotto Vallecrosia e la rampa di San Benigno.
Il confronto tecnico si è rapidamente trasformato in uno scontro politico sui 40 milioni di euro ancora disponibili rispetto ai 108,5 milioni riconosciuti da Autostrade per l’Italia dopo il crollo del ponte Morandi. Fino a oggi la situazione relativa all’utilizzo dei fondi destinati a Genova da Autostrade per l’Italia era rimasta bloccata. Il Comune chiede ora di destinare la somma residua al controllo, alla progettazione e alla sicurezza delle infrastrutture cittadine.
«Regione Liguria non deve mettersi di traverso allo sblocco dei 40 milioni residui», ha attaccato Massimo Ferrante, sostenendo che le risorse siano state vincolate al completamento degli interventi sulla mobilità intelligente. L’assessore ha ricordato anche il mancato arrivo dei cinque milioni che, secondo il Comune, la Regione avrebbe promesso per le ispezioni.
L’assessore comunale ha invece sottolineato il contributo dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, che avrebbe destinato al piano quattro milioni della quota ricevuta nell’ambito degli accordi successivi al crollo del Morandi.
La Regione ha risposto nel pomeriggio affermando di non avere mai impedito l’impiego dei fondi. Secondo l’ente, i 40 milioni potranno essere utilizzati una volta conclusi da parte del Comune gli interventi collegati alla Smart City.
«Nulla osta all’utilizzo dei 40 milioni, al netto della conclusione da parte del Comune degli interventi legati alla Smart City», fa sapere la Regione, dichiarando la propria disponibilità a impiegare la somma residua per monitoraggi, progetti e lavori. Se il denaro non dovesse bastare, l’ente regionale si dice inoltre pronto ad affiancare Palazzo Tursi nella richiesta di ulteriori finanziamenti al Governo.
La Regione annuncia anche la possibilità di ricorrere al fondo rotativo per la messa in sicurezza degli impalcati, non appena il Comune presenterà i progetti di fattibilità tecnico-economica oppure quelli esecutivi.
Resta quindi una diversa interpretazione sui tempi e sulle condizioni necessarie per rendere disponibili i 40 milioni. Sullo sfondo c’è una rete di infrastrutture costruite in larga parte tra sessanta e settant’anni fa e un fabbisogno economico che, secondo Palazzo Tursi, non può essere sostenuto soltanto attraverso il bilancio comunale.
«I 40 milioni sono una boccata d’ossigeno indispensabile, ma non risolveranno definitivamente il problema», ha concluso Massimo Ferrante. Il Comune chiede pertanto allo Stato un sistema stabile di finanziamento che permetta di proseguire controlli e manutenzioni senza dipendere esclusivamente da stanziamenti straordinari.
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