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Autobus in crisi a Genova, i consumatori avvertono Comune e Amt: «Nessun taglio deciso sopra la testa degli utenti»

Dopo oltre due ore di confronto, le associazioni ottengono dati, monitoraggio e concertazione sulle modifiche al servizio. Resta la preoccupazione per i tempi stretti: «Il diritto alla mobilità non è negoziabile»

La riorganizzazione d’emergenza del trasporto pubblico genovese dovrà passare attraverso un confronto con le associazioni dei consumatori e degli utenti. È quanto emerso dalla riunione che si è svolta questa mattina tra la Consulta comunale, il Comune di Genova e l’Azienda Mobilità e Trasporti, durata più di due ore.

Al tavolo hanno partecipato i rappresentanti delle otto associazioni che compongono la Consulta, tra le quali Adiconsum, Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, Assoutenti, Federconsumatori e Lega Consumatori. Per Palazzo Tursi erano presenti il vicesindaco Alessandro Terrile, l’assessore alla Mobilità e ai Trasporti Emilio Robotti e il direttore della Mobilità Alberto Cappato. L’azienda era rappresentata dal direttore generale Nicola Pascale e dalla responsabile dei Rapporti istituzionali Alessandra Ramagli.

Il primo risultato rivendicato dalle associazioni riguarda il metodo con cui dovrà essere affrontata la difficile situazione del servizio. Le eventuali variazioni al contratto, agli orari e all’organizzazione delle linee non potranno essere introdotte attraverso decisioni unilaterali, ma dovranno essere esaminate e concordate con i rappresentanti degli utenti.

La Consulta richiama il protocollo vigente e le disposizioni di legge, sostenendo di essere l’interlocutore formalmente titolato a discutere le modifiche destinate a ricadere sui passeggeri. Un principio che, precisano le associazioni, non esclude un confronto più ampio con le realtà economiche e sociali della città, ma assegna alla rappresentanza dei consumatori un ruolo specifico nella definizione degli interventi.

Uno dei nodi più delicati resta la carenza di informazioni sul piano straordinario. Nel corso dell’incontro sarebbe emersa l’assenza, almeno al momento, di dati completi e definitivi. Le associazioni hanno quindi chiesto che vengano trasmesse le fasce di frequenza previste per le diverse linee, suddivise tra alta, media e bassa frequenza, così da poter valutare concretamente la portata delle modifiche.

L’intesa prevede che le proposte vengano riesaminate al termine della consultazione con i soggetti coinvolti e che il piano d’emergenza sia sottoposto a un controllo congiunto. Comune, azienda e associazioni dovrebbero inoltre avviare un percorso più ampio per rivedere il servizio urbano ed extraurbano, cercando anche una maggiore integrazione con i collegamenti ferroviari.

La soddisfazione per l’apertura del dialogo non cancella però la preoccupazione per il ritardo con cui si è arrivati al confronto. La Consulta chiede che gli impegni siano tradotti rapidamente in decisioni verificabili e che il monitoraggio prosegua durante l’applicazione del piano. L’obiettivo dichiarato è impedire che l’emergenza si trasformi in un peggioramento strutturale dell’offerta per chi si sposta quotidianamente in città e nell’entroterra.

Proprio sul servizio extraurbano le associazioni rivolgono un appello alla Città metropolitana di Genova. Collegamenti insufficienti o ulteriormente ridotti, sottolineano, rischierebbero di accentuare l’isolamento dei piccoli Comuni e di rendere più difficili gli spostamenti per motivi di studio, lavoro e assistenza.

«Le associazioni dei consumatori e degli utenti sono gli unici soggetti titolati a concordare le modifiche al contratto di servizio e su questo non intendiamo arretrare», afferma Furio Truzzi, presidente di Assoutenti Liguria. «Così come non accetteremo mai che il piano di risanamento si caratterizzi per l’offerta di servizi più scadenti».


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