Economia Politica Sindacale 

Sciopero generale il 18 maggio, la protesta contro guerra, riarmo e tagli sociali rischia di fermare servizi pubblici e settori privati

L’USB proclamano una giornata nazionale di astensione dal lavoro. Al centro della mobilitazione Palestina, spese militari, salari, welfare, sanità, scuola e diritto di sciopero

L’Unione sindacale di base e la sigla aderente Unione sindacale di base Pubblico impiego hanno proclamato uno sciopero generale per l’intera giornata di lunedì 18 maggio 2026. La mobilitazione riguarda tutte le categorie pubbliche e potrà avere ricadute anche in diversi settori privati, con possibili disagi nei servizi e nelle attività interessate dall’astensione dal lavoro.

La parola d’ordine scelta dal sindacato: «Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio». L’Usb raccoglie l’appello della Global Sumud Flotilla e colloca lo sciopero dentro una mobilitazione più ampia contro la guerra, il riarmo, il genocidio in Palestina, la repressione del dissenso e l’impoverimento sociale. Secondo il sindacato, l’assalto alla Global Sumud Flotilla, il sequestro degli attivisti in acque internazionali e la detenzione di Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, indicati come in sciopero della fame, rappresentano un ulteriore punto di rottura.

Nel documento di convocazione, il sindacato accusa Israele di agire «nella totale impunità», con il sostegno politico, economico e militare dei governi occidentali, e definisce il conflitto non soltanto una questione internazionale, ma anche un problema che entra direttamente nella vita dei lavoratori. Per il sindacato, ogni aumento delle spese militari corrisponde a risorse sottratte a salari, sanità, scuola, welfare, casa, pensioni e sicurezza sociale.

La mobilitazione prende di mira anche il Governo, l’Unione europea e la Nato, accusati dall’Unione sindacale di base di sostenere una linea di riarmo e di subordinazione agli interessi degli Stati Uniti e di Israele. Il sindacato parla di una trasformazione della guerra in politica industriale, con risorse pubbliche spostate verso apparati militari, industria bellica, controllo sociale e filiere produttive legate ai conflitti.

Secondo l’Usb, «la guerra entra nelle nostre vite» attraverso salari che perdono potere d’acquisto, sanità pubblica svuotata, scuola impoverita, welfare ridotto, affitti in aumento e prezzi più alti. Nel comunicato, la guerra viene descritta come parte di una nuova fase economica e sociale fondata su disuguaglianze più forti, precarizzazione del lavoro, privatizzazione dei servizi essenziali e compressione dei diritti sindacali e democratici.

Tra le richieste avanzate ci sono la rottura dei rapporti diplomatici, economici, commerciali e militari con Israele, l’embargo definitivo delle armi verso Israele e verso tutti gli scenari di guerra, il blocco delle forniture militari e della cooperazione industriale e tecnologica funzionale ai conflitti. Il sindacato chiede inoltre la liberazione immediata degli attivisti fermati, la fine dell’assedio di Gaza e dell’occupazione della Palestina.

Lo sciopero del 18 maggio viene presentato anche come una chiamata diretta al mondo del lavoro. Per l’Unione sindacale di base, lavoratrici e lavoratori devono poter rifiutare produzione, trasporto, movimentazione e gestione di materiali, tecnologie, servizi e infrastrutture destinati alla guerra. Il messaggio è rivolto a fabbriche, porti, logistica, ricerca, scuola, università, sanità, uffici e servizi: nessun settore, secondo il sindacato, deve essere piegato all’economia di guerra.

Accanto ai temi internazionali, la piattaforma rivendica risorse per salari, servizi pubblici, pensioni, sicurezza nei luoghi di lavoro, diritto alla casa, sanità territoriale, scuola pubblica e ricerca libera da vincoli militari. L’Unione sindacale di base chiede anche piena libertà sindacale, tutela del diritto di sciopero, agibilità nei luoghi di lavoro e cancellazione del decreto sicurezza, ritenuto uno strumento di criminalizzazione del conflitto sociale.

La giornata del 18 maggio si inserisce in un calendario di iniziative già annunciate, tra le mobilitazioni per la Nakba del 15 e 16 maggio a Roma e Milano e la manifestazione nazionale del 23 maggio a Roma. L’obiettivo dichiarato è costruire un fronte largo del mondo del lavoro, degli studenti, dei territori e delle realtà solidali con la Palestina contro guerra, riarmo, repressione e impoverimento sociale.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts