Sedici anni dall’omicidio di Paola Quartini ed Elvio Fichera, il ricordo di Angelo Spanò: «Erano persone miti, non sceriffi»

Il 12 maggio 2010 le due guardie zoofile furono uccise durante un sequestro di cani disposto dalla Procura. L’allora consigliere provinciale, animalista, ricorda lo shock di quel giorno e l’impegno di due persone che dedicavano tempo, energie e risorse alla tutela degli animali

Sono passati sedici anni dall’omicidio di Paola Quartini ed Elvio Fichera, le due guardie volontarie uccise il 12 maggio 2010 durante un intervento di sequestro di cani per maltrattamento. A ricordarli è Angelo Spanò, già consigliere provinciale, che rievoca quel giorno come una ferita ancora aperta per il mondo ambientalista, animalista e per chi conosceva direttamente le due vittime.

«Ricordo come fosse ora quel maledetto giorno del 12 maggio del 2010», racconta Angelo Spanò. Era in Consiglio provinciale quando ricevette la telefonata di un giornalista che gli chiedeva se avesse saputo che cosa era accaduto. All’inizio stentò a crederci. Provò a chiamare più volte i cellulari delle due guardie, ma nessuno rispose. «Entrambi i cellulari suonarono a vuoto», ricorda. Fu in quel momento che comprese che qualcosa di gravissimo aveva colpito la Lipu, l’associazione 4A, Associazione amici animali abbandonati, e tutta la rete di volontari impegnata nella tutela degli animali.
Quel giorno Paola Quartini, guardia venatoria della Lipu, ed Elvio Fichera, guardia zoofila della 4A, stavano eseguendo un sequestro disposto dalla Procura della Repubblica. Con loro c’erano due carabinieri e due vigili urbani. L’intervento riguardava cani sottoposti a maltrattamento e aveva quindi una base formale precisa, sottolinea Angelo Spanò, che insiste sulla legittimità dell’atto: «Si erano presentati con regolare mandato della Procura della Repubblica». Il custode degli animali, Renzo Castagnola, cacciatore, si oppose al sequestro e sparò contro le due guardie, uccidendole. Ferì anche la moglie e poi rivolse l’arma contro se stesso.
Per Angelo Spanò, la morte dello sparatore rese ancora più assurda e tragica la conclusione di un intervento che doveva essere eseguito per legge e per tutelare gli animali. «Per tutti noi è stato uno shock tremendo», dice. Il ricordo più forte, però, non è solo quello della violenza, ma della personalità delle due vittime. Paola Quartini ed Elvio Fichera vengono descritti come volontari esperti, corretti, profondamente sensibili e mossi da un ideale di protezione degli animali.
«Conoscevo i valori umani di queste persone e la loro correttezza nello svolgere la vigilanza volontaria», afferma Angelo Spanò. «Persone miti, di grande sensibilità, capaci di commuoversi per animali che non riuscivano ad aiutare o ad esaltarsi quando al contrario riuscivano a salvare anche un piccolo animaletto». Non erano, dice, figure in cerca di scontro o protagonismo, ma persone che sacrificavano tempo e denaro per un impegno civile concreto, alzandosi presto per controllare il territorio e intervenire dove gli animali avevano bisogno di protezione.
Il ricordo respinge anche una lettura distorta del loro ruolo. «Non erano sceriffi, ma persone armate solo delle loro convinzioni e della conoscenza delle leggi», sottolinea Angelo Spanò. La loro morte, aggiunge, resta il simbolo di una violenza sproporzionata e incomprensibile contro due volontari che stavano svolgendo un compito autorizzato e accompagnato dalle forze dell’ordine.
A distanza di anni, Angelo Spanò dice di sentire ancora la mancanza delle telefonate quotidiane, dell’amicizia e della disponibilità di Paola Quartini ed Elvio Fichera. Per questo, anche quest’anno, ha scelto di ricordarli pubblicamente: non solo come vittime di un omicidio, ma come persone che avevano fatto della tutela degli animali una scelta di vita, portata avanti con mitezza, competenza e dedizione.
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