Sanità 

SerD di via Canevari, Cristina Lodi replica alla Regione: «Trovare la sede non è competenza del Comune»

L’assessora comunale al Welfare Cristina Lodi risponde all’assessore regionale Massimo Nicolò sulla collocazione del servizio per le dipendenze: «La Regione chiarisca le sue intenzioni e si assuma la responsabilità del servizio e della sua sede»

Scontro istituzionale sul SerD di via Canevari, il servizio per le dipendenze al centro da tempo di criticità legate alla sede, agli spazi, alle condizioni di lavoro degli operatori e alla gestione degli utenti. A intervenire è l’assessora comunale al Welfare Cristina Lodi, che replica alle dichiarazioni rese in aula regionale dall’assessore alla Sanità Massimo Nicolò e respinge l’idea che spetti al Comune individuare la collocazione del servizio.

In consiglio regionale, questa mattina, Lilli Lauro (FdI) ha chiesto alla Giunta se siano in corso o previste valutazioni circa una diversa collocazione del fondamentale Servizio per le Dipendenze, più idonea e distante dai centri abitati con una sua riorganizzazione logistica. La consigliera ha ricordato che dal 2022 ci sono segnalazioni e proteste e che nel 2026 il municipio competente ha chiesto lo spostamento del servizio, lamentando assembramenti quotidiani di utenti in condizioni di fragilità e episodi di degrado urbano.
L’assessore Nicolò ha risposto che le segnalazioni sono state prese in carico, riconoscendo l’importanza del diritto alla salute e alla cura di persone in carico al Serd e al tempo stesso il diritto degli abitanti e dei commercianti a vivere in un quartiere sicuro e dove non sia ostacolata l’ordinaria quotidianità commerciale, abitativa e ricreativa. L’assessore regionale ha riconosciuto la necessità di valutare l’impatto della presenza del Serd e ha annunciato che il 13 maggio si svolgerà un incontro tra le istituzioni regionali (assessore e personale dell’ufficio regionale competente), istituzioni comunali, direzione del Serd e una rappresentanza di abitanti ed esercenti del quartiere. L’assessore ha ricordato che spetta al Comune di Genova indicare una nuova localizzazione del servizio.

«Ho appreso dalla stampa le dichiarazioni in aula regionale dell’assessore Nicolò, che attribuiscono al Comune la collocazione del SerD di via Canevari, rivendicando la funzione di Regione relativamente alla programmazione, ma non alla collocazione dei servizi», afferma Lodi. Secondo l’assessora comunale, quella ricostruzione «non corrisponde alla realtà», perché il Comune non sarebbe mai stato coinvolto nell’organizzazione dei servizi sanitari e sociosanitari, come le Case della Comunità o le reti ospedaliere.

Il punto, per l’assessora, è di competenza. I SerD, ricorda l’assessora, sono servizi sanitari e vengono collocati in strutture sanitarie, di proprietà delle aziende sanitarie locali, ospedaliere o comunque regionali, comprese quelle riconducibili ad Arte. Per questo, sostiene, «non sono di competenza comunale, come non è competenza del Comune trovare le sedi in cui allocarli».

L’assessora ricostruisce anche la storia recente del servizio. Fino ad alcuni anni fa, il SerD oggi in via Canevari era ospitato in corso De Stefanis, in una vecchia sede dell’unità sanitaria locale di proprietà del Municipio Media Valbisagno. Successivamente è stato trasferito in via Canevari, ma non in una sede comunale, con l’ipotesi di una ulteriore collocazione definitiva da parte di Azienda sanitaria locale 3. Proprio questa mancata soluzione definitiva è ora al centro del confronto.

Secondo Cristina Lodi, nella programmazione della sanità territoriale il servizio sarebbe stato dimenticato. «È evidente che, nell’organizzazione per esempio della Casa di Comunità di Struppa, un servizio come il SerD di Regione Liguria sia stato di fatto dimenticato», afferma. E aggiunge che non si tratta di un dettaglio, perché fin dall’inizio era chiaro che gli utenti fossero costretti ad attendere in piazza, in coda, e che i lavoratori operassero in condizioni non ottimali.

L’assessora definisce sorprendente che la Regione sembri non avere piena contezza della collocazione dei propri SerD e della loro storia. Per Lodi, quei servizi non hanno mai creato criticità quando sono stati inseriti correttamente nel territorio e quando è esistita una regia chiara. «Dove esiste una regia chiara, infatti, i servizi sanitari di primo e secondo livello trovano spazio in sedi regionali, non certo comunali», sottolinea.

Il tema delle dipendenze, secondo l’assessora, non avrebbe ricevuto dalla Regione la priorità necessaria. Ma scaricare la responsabilità sul Comune, dice, non aiuta a risolvere il problema. Cristina Lodi ricorda che l’amministrazione comunale è ancora in attesa di una risposta alla lettera inviata all’assessore regionale Massimo Nicolò, firmata anche dall’assessora alla Sicurezza Arianna Viscogliosi e dal presidente del Municipio Bassa Val Bisagno Massimo Ivaldi. In quella comunicazione il Comune aveva espresso disponibilità a collaborare nell’interesse di utenti, lavoratori e cittadini, chiedendo però risposte concrete.

L’assessora richiama anche un precedente recente, quello relativo al possibile spostamento di servizi di medicina legale, sostenendo che in quel caso Nicolò avrebbe risposto senza richiamare presunte responsabilità del Comune. Per Lodi, la posizione dell’amministrazione è lineare: la Regione deve chiarire se intende mantenere l’attuale sede del SerD oppure aprire subito un confronto per individuare soluzioni migliori, assumendosi la responsabilità della gestione della sanità territoriale.

«Se invece la Regione intendesse trasferire funzioni sanitarie al Comune, sarebbe necessario trasferire anche le relative risorse», afferma l’assessora, precisando però che, alla luce dell’ultima riforma, non sembra questa l’intenzione. La conclusione è netta: «È basilare che ogni ente pubblico sappia dove sono collocati i propri servizi. Se invece l’obiettivo è creare confusione, l’amministrazione comunale non è disponibile ad accettarlo».


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