Tassa di soggiorno, Tursi decide di non aumentarla per chi va in hotel, ma solo a chi sceglie gli appartamenti turistici

Le associazioni dei proprietari contestano l’aumento da 3 a 5 euro per gli affitti brevi e accusano la giunta di concentrare il carico fiscale solo sulla seconda casa

L’aumento dell’imposta di soggiorno sugli appartamenti a uso turistico, che il comune di Genova si prepara a portare in consiglio comunale, apre un nuovo fronte di scontro tra Tursi e le associazioni dei proprietari immobiliari. La misura, secondo quanto annunciato dall’amministrazione, farebbe salire il contributo dagli attuali 3 euro a 5 euro per persona a notte per chi soggiorna negli alloggi turistici. Una scelta motivata dalla necessità di coprire i maggiori costi generati dai flussi turistici, dalla raccolta dei rifiuti alla manutenzione urbana fino al decoro, ma duramente contestata da Ape Confedilizia e dall’Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari.

Il primo affondo arriva da Vincenzo Nasini, presidente di Ape Confedilizia Genova e vicepresidente nazionale di Confedilizia, che legge il provvedimento come un nuovo intervento fiscale a carico della proprietà immobiliare. «La nuova giunta aveva già deciso di celebrare il suo insediamento colpendo la proprietà; oggi festeggia il primo compleanno con un altro provvedimento fiscale a danno dei proprietari di immobili», attacca Nasini, contestando la logica dell’amministrazione guidata dalla sindaca Silvia Salis. Secondo il presidente di Ape Confedilizia, attribuire ai proprietari il costo degli effetti prodotti dal turismo significa colpire soggetti che non sarebbero direttamente responsabili di quei costi. «Il turismo genera maggiori costi, quindi deve pagare il proprietario di immobili che non c’entra nulla. Ovviamente noi diciamo di no e ci batteremo sempre per i nostri associati», aggiunge il presidente.

Sulla stessa linea critica, pur con una proposta diversa sul merito, interviene anche l’Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari. La vicepresidente nazionale Valentina Pierobon contesta innanzitutto la scelta di concentrare l’aumento solo sugli appartamenti destinati agli affitti brevi, senza prevedere un intervento parallelo sulle strutture alberghiere. Per l’associazione, se il principio è che l’aumento dei visitatori comporta costi aggiuntivi per la città, allora quel principio dovrebbe essere applicato in modo più ampio e progressivo, coinvolgendo anche gli hotel e in particolare le strutture di fascia più elevata. La critica riguarda quindi non solo l’entità dell’aumento, ma anche il criterio con cui viene distribuito il peso della misura.
Pierobon chiede inoltre chiarezza sull’uso del gettito aggiuntivo, stimato in circa 3 milioni di euro l’anno. Secondo la vicepresidente nazionale dell’Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari, se gli affitti brevi vengono indicati come uno degli elementi che incidono sugli equilibri del mercato abitativo, almeno una parte delle nuove entrate dovrebbe essere destinata alle politiche per la casa. In particolare, l’associazione propone di utilizzare una quota del maggiore introito per rifinanziare i fondi a sostegno degli inquilini in difficoltà economica e gli strumenti contro la morosità incolpevole, così da aiutare le famiglie più esposte e ridurre il rischio per i piccoli proprietari che scelgono la locazione a lungo termine.
Nel mirino finisce anche il riferimento al “turismo di qualità”. Secondo la vicepresidente, collegare la qualità del turismo alla maggiore capacità di spesa rischia di trasmettere un messaggio sbagliato. Una famiglia che sceglie un appartamento turistico invece di un albergo, sostiene l’associazione, non rappresenta un problema per la città, così come un turista con un budget più contenuto non può essere considerato un visitatore di serie B. Genova, osserva l’Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari, ha costruito una parte importante della propria crescita turistica anche sulla capacità di restare accessibile, competitiva e accogliente per famiglie e giovani.
C’è poi il nodo politico. L’amministrazione collega la misura anche alla volontà di contrastare la gentrificazione e favorire il ritorno degli immobili sul mercato della locazione tradizionale. Una finalità che, secondo Pierobon, entra però in contraddizione con l’aumento dell’imposta municipale propria sugli immobili affittati a canone concordato, cioè proprio su una delle forme contrattuali che la normativa nazionale considera meritevoli di tutela. «Prima si aumenta la fiscalità sugli immobili affittati a lungo termine. Oggi si aumenta quella sugli immobili destinati al turismo. Diventa quindi inevitabile chiedersi quale sia, concretamente, il modello di utilizzo della proprietà privata che questa amministrazione intenda incentivare», afferma la vicepresidente.
Le associazioni contestano infine anche il metodo. L’Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari lamenta l’assenza di un confronto preventivo con le rappresentanze del settore prima dell’annuncio di una misura destinata ad aumentare il carico fiscale collegato alla proprietà immobiliare. Per Ape Confedilizia e per i piccoli proprietari, il punto non è soltanto l’aumento da 3 a 5 euro, ma la direzione politica che la giunta sembra imprimere alla gestione della casa e del turismo. Da una parte Tursi rivendica la necessità di far contribuire il comparto ai costi prodotti dai flussi turistici; dall’altra i proprietari denunciano una nuova pressione sulla casa e chiedono che eventuali risorse aggiuntive vengano almeno reinvestite in modo chiaro sul fronte abitativo.


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