Sanità 

Sanità ligure, lavoratori in piazza contro la riforma: «Troppo poco personale e indennità nel caos»

Ieri davanti al consiglio regionale lavoratori e sindacati hanno portato la protesta sulla nuova organizzazione della sanità ligure. Funzione pubblica Cgil e Uil Funzione pubblica denunciano carenze di personale, caos sulle indennità di pronto soccorso e riorganizzazioni senza vero confronto. Le opposizioni chiedono alla Giunta di ascoltare chi lavora nei reparti, mentre la Regione difende la riforma

La protesta è arrivata fin sotto la sede del consiglio regionale, con bandiere rosse e azzurre, cartelli, lavoratrici e lavoratori della sanità pubblica e un messaggio difficile da archiviare come semplice polemica sindacale. Ieri pomeriggio, martedì 28 aprile, Funzione pubblica Cgil e Uil Funzione pubblica hanno organizzato un presidio davanti alla Regione per sostenere lo stato di agitazione del personale sanitario e amministrativo coinvolto dagli effetti della nuova riforma ligure. Le immagini raccontano una mobilitazione concreta, non rituale: operatori con i cartelli sulla terapia intensiva neonatale, richieste di riconoscimento economico per chi lavora nel pronto soccorso neonatale, bandiere sindacali e un confronto poi arrivato anche dentro il palazzo, davanti all’assessore alla Sanità Massimo Nicolò.

Al centro della protesta c’è una riforma che, secondo i sindacati, sta producendo conseguenze pesanti su chi tiene in piedi ospedali, pronto soccorso, servizi territoriali e amministrazione. La mobilitazione ha coinvolto personale dell’Azienda ospedaliera metropolitana, dell’Azienda tutela della salute Liguria delle aree 3 e 4, dell’Ente ospedaliero Galliera e dell’Ospedale Evangelico. Le ragioni indicate da Funzione pubblica Cgil e Uil Funzione pubblica sono numerose, ma convergono tutte sullo stesso punto: la riorganizzazione procede mentre il personale resta insufficiente, le assunzioni arrivano tardi, le indennità non vengono riconosciute in modo uniforme e le lavoratrici e i lavoratori vivono nell’incertezza sul proprio futuro professionale.

Il nodo più evidente resta quello degli organici. Secondo i sindacati, le strutture sanitarie continuano a lavorare in condizioni di grave sottodimensionamento, con procedure assunzionali lente e incapaci di rispondere ai fabbisogni reali. Il risultato, denunciano, è l’aumento dei carichi di lavoro e una pressione crescente sulla sicurezza delle cure. È un tema che non riguarda soltanto chi lavora nei reparti, perché quando i turni sono scoperti, quando le ferie diventano difficili, quando la copertura dei servizi dipende da soluzioni tampone, la qualità dell’assistenza finisce inevitabilmente per risentirne.

La protesta ha insistito anche sulle case di comunità e sugli ospedali di comunità, presentati come pilastri della sanità territoriale. Per Funzione pubblica Cgil e Uil Funzione pubblica queste strutture sono state avviate senza un adeguato dimensionamento del personale. Il rischio, denunciato dai sindacati, è quello di costruire contenitori organizzativi nuovi ma privi della forza lavoro necessaria per garantire servizi effettivi. In altre parole, la riforma disegna una nuova mappa della sanità, ma chi dovrebbe farla funzionare chiede prima di tutto personale, regole chiare e risorse.

Uno dei passaggi più delicati riguarda il personale di Villa Scassi e il trasferimento verso l’Azienda ospedaliera metropolitana. I sindacati contestano una gestione avvenuta senza sufficiente confronto e senza garantire una reale mobilità volontaria interaziendale. La parola che ricorre è “forzatura”, perché il personale coinvolto si trova dentro un cambiamento che incide su sedi, funzioni, prospettive e tutele. A questo si aggiunge il mancato completamento dell’armonizzazione del salario accessorio e degli accordi di miglior favore, nonostante gli impegni assunti durante l’approvazione della riforma.

Altro tema esplosivo è quello delle indennità di pronto soccorso. Funzione pubblica Cgil e Uil Funzione pubblica parlano di caos nell’erogazione, criteri non uniformi, ritardi e interpretazioni discordanti. Una situazione che crea disparità tra operatori chiamati a lavorare in contesti ad alta pressione, spesso con responsabilità elevate e condizioni organizzative difficili. Nelle foto del presidio il tema emerge con forza dai cartelli dedicati alla terapia intensiva neonatale e al pronto soccorso neonatale, dove si legge la richiesta di un riconoscimento che non sia soltanto verbale. “Meritiamo di più di un grazie” è uno dei messaggi esposti dai lavoratori, accanto ai riferimenti a competenza, responsabilità e vite salvate.

La vertenza riguarda anche il futuro dei servizi amministrativi, indicato come uno dei punti più confusi della riorganizzazione. Secondo i sindacati, la ridefinizione delle funzioni procede senza una visione complessiva, con sovrapposizioni, poca chiarezza e assenza di un confronto reale con le rappresentanze. Viene contestato anche l’uso della cessione di ramo d’azienda, considerato eccessivo perché rischierebbe di ridurre lo spazio di partecipazione sindacale nei processi di riorganizzazione. La richiesta, in sintesi, è che la riforma non sia calata dall’alto e che chi lavora nel sistema sanitario venga coinvolto prima che le decisioni producano effetti concreti nei reparti, negli uffici e nei servizi territoriali.

Le opposizioni in Regione hanno sostenuto le ragioni del presidio e hanno posto l’accento proprio sul metodo. I capigruppo Armando Sanna per il Partito Democratico, Selena Candia per Avs, Gianni Pastorino per la Lista Orlando Presidente e Stefano Giordano per il Movimento 5 Stelle, presenti alla mobilitazione e all’incontro con l’assessore Nicolò, hanno definito il confronto tra sindacati e Regione un passaggio duro ma necessario. Secondo le opposizioni, la riforma modifica profondamente l’assetto organizzativo della sanità ligure, dal riordino di Alisa alle ricadute sul territorio, dallo scorporo di strutture e presidi all’accentramento di funzioni, ma non ha ancora messo al centro un protocollo condiviso sulle relazioni sindacali.

Per Sanna, Candia, Pastorino e Giordano il problema non è formale. Senza un protocollo che coinvolga tutte le sigle, da Cgil, Cisl e Uil fino alle organizzazioni autonome, il rischio è che la riforma produca tensioni, inefficienze e ricadute sui servizi. «Non si possono cambiare strutture, competenze, organizzazione del lavoro e catene decisionali senza affrontare in modo trasparente e inclusivo le conseguenze sul personale e sul sistema delle rappresentanze», hanno dichiarato i capigruppo di opposizione. Il loro giudizio politico è netto: senza relazioni sindacali solide, una riforma così ampia rischia di moltiplicare i problemi invece di risolverli.

Le opposizioni hanno anche considerato legittima la mobilitazione annunciata da Cgil e Uil Funzione pubblica, fino all’ipotesi di uno sciopero generale della sanità ligure, qualora il confronto non producesse rapidamente risultati. «Sarebbe una conseguenza grave, ma inevitabile», hanno affermato, chiedendo alla Giunta di uscire dall’attuale stato di imbarazzo e di aprire una fase nuova, fondata sul rispetto e sul coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso le loro rappresentanze. Il punto politico, dunque, non è soltanto la protesta di una giornata, ma la tenuta complessiva di una riforma che continua a incontrare resistenze proprio tra chi dovrebbe renderla operativa ogni giorno.

Dalla Regione, l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò ha risposto difendendo l’impianto della riforma e rivendicando gli interventi già avviati. Dopo l’incontro con una delegazione di Cgil e Uil, Nicolò ha sostenuto che il confronto con le organizzazioni sindacali sia sempre rimasto aperto e ha indicato la consegna della graduatoria del bando infermieri, con 611 professionisti risultati idonei, come un segnale concreto sul fronte del personale. «Da parte mia e di Regione Liguria confermo la massima disponibilità ad affrontare ogni criticità con spirito costruttivo e con una sempre maggior apertura al dialogo», ha dichiarato l’assessore respingendo quella che definisce una narrazione non attenta a quanto già fatto e a quanto sarebbe in corso di realizzazione.

L’assessore ha rivendicato l’apertura progressiva delle case di comunità e degli ospedali di comunità, l’istituzione di un’azienda unica con l’obiettivo di superare frammentazioni gestionali e uniformare i servizi, oltre all’avvio della nuova Azienda ospedaliera metropolitana di Genova. Nella lettura della Giunta, l’integrazione dei poli ospedalieri dovrebbe aumentare la capacità chirurgica, ottimizzare l’utilizzo delle sale operatorie e ridurre le liste d’attesa. Sul personale, Massimo Nicolò ha ricordato la volontà di procedere all’allineamento economico dei lavoratori del pronto soccorso e di proseguire il confronto sulle condizioni contrattuali e organizzative nella fase di transizione. «Le polemiche non curano i cittadini: servono collaborazione e soluzioni concrete», ha aggiunto.

La replica della maggioranza è arrivata anche dal presidente della commissione Sanità Marco Frascatore, capogruppo di Orgoglio Liguria-Bucci Presidente, che si è detto disponibile a convocare in tempi rapidi una commissione dedicata ai temi della riforma, d’intesa con l’assessore Massimo Nicolò. Frascatore ha però accusato il Pd di alimentare una narrazione che non corrisponderebbe alla realtà dei fatti e ha parlato di strumentalizzazioni sulla sanità. Anche Fratelli d’Italia, con i consiglieri regionali Rocco Invernizzi, Veronica Russo, Gianmarco Medusei e Lilli Lauro, ha difeso l’operato dell’assessore Massimo Nicolò, sostenendo che la riforma sia un intervento strutturale atteso da anni e accusando il Partito Democratico, in particolare Davide Natale e Katia Piccardo, di creare allarmismo e tensioni.

Resta però il dato che il presidio ha portato in superficie: la distanza tra la riforma raccontata nei comunicati istituzionali e quella vissuta da chi lavora nei servizi. La Regione parla di integrazione, modernizzazione, nuove aziende e strutture territoriali. I sindacati rispondono con organici scoperti, indennità non pagate in modo uniforme, trasferimenti percepiti come imposti, amministrativi senza certezze e reparti costretti a reggere carichi sempre più pesanti. Tra queste due rappresentazioni non c’è soltanto una divergenza politica, ma una questione pratica: una riforma sanitaria funziona se le persone che devono applicarla sono messe nelle condizioni di farlo.

Il presidio davanti al consiglio regionale ha quindi assunto un significato più ampio della singola vertenza. La protesta non chiede soltanto aggiustamenti tecnici, ma un cambio di metodo. Funzione pubblica Cgil e Uil Funzione pubblica chiedono un piano straordinario di assunzioni, una programmazione trasparente sulle ricadute organizzative della riforma, il rispetto delle prerogative sindacali, la tutela delle professionalità coinvolte e un confronto vero, non soltanto formale. Sono richieste che intercettano il punto più fragile dell’intera operazione: il rischio che la nuova architettura della sanità ligure venga costruita mentre chi lavora nei reparti, nei pronto soccorso, nei servizi territoriali e negli uffici resta senza risposte sufficienti.

La giornata di ieri lascia dunque una domanda politica e organizzativa che la Giunta non potrà evitare a lungo. Se la riforma vuole davvero rafforzare il servizio sanitario pubblico, dovrà dimostrarlo prima di tutto nei luoghi in cui il servizio viene garantito ogni giorno: nei turni, nelle assunzioni, nelle indennità, nella chiarezza delle sedi, nel riconoscimento delle competenze e nel rispetto delle rappresentanze. Perché quando una protesta riesce a tenere insieme lavoratori ospedalieri, operatori dei servizi territoriali, personale amministrativo, sindacati e opposizioni, il problema non può essere liquidato come rumore politico. È il segnale che il sistema, prima ancora di essere riorganizzato sulla carta, ha bisogno di essere ascoltato.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts