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Funivia per i forti, compatibilità delle modifiche al progetto: risposta dal Ministero attesa a maggio. Dopo partirà il confronto pubblico

In Consiglio comunale l’assessore Massimo Ferrante ha spiegato che il progetto viene riesaminato alla luce dei costi, delle criticità del Lagaccio e delle osservazioni paesaggistiche. L’ipotesi su cui lavora il Comune punta a integrare la cremagliera Principe-Granarolo e a spostare il tratto a fune nella parte alta del percorso

La funivia per i forti, così come era stata immaginata all’inizio, potrebbe cambiare in modo sostanziale. A dirlo in Consiglio comunale è stato l’assessore alle Manutenzioni, ai Lavori pubblici e alle Opere strategiche infrastrutturali Massimo Ferrante, rispondendo al capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi e delineando un quadro nel quale il progetto viene ora riletto alla luce di una serie di elementi tecnici, economici, paesaggistici e urbanistici che rendono difficile procedere semplicemente lungo la strada originaria.

Massimo Ferrante ha spiegato che il lavoro è in corso insieme alle imprese coinvolte, Doppelmayr Italia e Collini Lavori, con i loro tecnici e i loro legali, oltre che con le strutture comunali. Ma il punto politico più rilevante della sua risposta è un altro: la certezza che l’opera possa essere realizzata, ha fatto capire l’assessore, non dipende da una scelta già blindata del Comune, bensì dalle verifiche ministeriali e dalla compatibilità del nuovo scenario che si è aperto in questi mesi. E solo quando questa cornice sarà definita, ha aggiunto, partirà il confronto formale con il territorio nel municipio competente.

Nel suo intervento, Ferrante ha anche corretto apertamente l’impostazione con cui il progetto era stato raccontato da chi lo sosteneva in passato. «Quest’opera, a differenza di quello che pensavate voi, non serve per portare i croceristi che se arrivano la prendono e siamo ben felici, ma serve proprio in funzione di quel parco che noi vogliamo realizzare, un parco verticale aperto alla città per lo sport e il tempo libero», ha detto. Una frase che sposta il baricentro dell’intervento: non più un’infrastruttura pensata soprattutto in chiave turistica, ma un tassello di una visione più ampia legata al sistema dei forti e alla loro fruizione pubblica.

A pesare sulla revisione del progetto ci sono però soprattutto i vincoli emersi strada facendo. Massimo Ferrante ha ricordato innanzitutto che il finanziamento disponibile, pari a 40 milioni e mezzo, potrebbe non essere più pienamente compatibile con il quadro economico iniziale, anche per effetto del mutato contesto macroeconomico e dell’aggiornamento dei costi delle lavorazioni. È un passaggio decisivo, perché suggerisce che la versione approvata nel progetto di fattibilità possa oggi risultare troppo pesante rispetto alle risorse effettivamente disponibili.

A questo si aggiungono le criticità idrauliche del Lagaccio, che hanno reso necessario predisporre un documento di fattibilità delle alternative progettuali e che, secondo l’assessore, sconsigliano ulteriori appesantimenti urbanistici in un quartiere già fragile. Su questo punto Ferrante è stato particolarmente netto, osservando che, dopo quanto avvenuto negli ultimi mesi, non sarebbe opportuno aggiungere «neanche un centimetro o cubo di cemento» in quella zona. Il riferimento non è solo tecnico, ma anche politico: nella risposta emerge con chiarezza l’idea che il progetto debba misurarsi con la vulnerabilità reale del quartiere e non sovrapporvi nuove pressioni.

Un altro elemento richiamato in aula riguarda il percorso partecipativo svolto sul Lagaccio, che avrebbe registrato un dissenso diffuso rispetto al sorvolo dell’area abitata da parte dell’impianto a fune. A questo si sommano le osservazioni dell’Unesco, che avrebbe segnalato possibili criticità sul mantenimento dell’equilibrio storico-paesaggistico legato al sito dei Rolli, chiedendo approfondimenti sugli impatti dell’opera e lasciando intendere che l’attuale configurazione potrebbe non essere compatibile con quel contesto.

È proprio dall’incrocio di questi problemi che nasce l’ipotesi alternativa illustrata da Massimo Ferrante. L’idea è abbandonare il sistema unico previsto all’origine e sostituirlo con un collegamento articolato su più soluzioni, incardinato sulla ferrovia a cremagliera Principe-Granarolo, oggi interessata da lavori di manutenzione e potenziamento. In questo schema, a valle si interverrebbe sugli spazi pubblici per migliorare il collegamento tra la stazione marittima e la stazione bassa della cremagliera, mentre a monte verrebbe realizzato comunque un impianto a fune, ma con un tracciato nuovo, dalla stazione alta della cremagliera fino a Forte Begato.

Secondo l’assessore, questa soluzione avrebbe il vantaggio di ridurre in modo significativo l’impatto paesaggistico e, soprattutto, di evitare il sorvolo della parte abitata del Lagaccio. Inoltre risulterebbe compatibile sia con il finanziamento già concesso sia, stando agli approfondimenti giuridico-amministrativi in corso, con l’attuale contratto d’appalto. In sostanza il Comune sta provando a tenere insieme tre obiettivi: non perdere il finanziamento, non azzerare il progetto e al tempo stesso correggerne i punti più problematici.

Ferrante ha poi chiarito che questa proposta è già stata sottoposta in via informale agli uffici della soprintendenza per una prima valutazione, mentre al Ministero della Cultura è stata chiesta una verifica preliminare sulla sua ammissibilità rispetto al finanziamento esistente. La risposta, ha spiegato, è attesa nella prima decade di maggio. Sarà quello il passaggio che consentirà al Comune di capire se la strada alternativa è davvero praticabile.

Il senso politico della risposta, al di là dei tecnicismi, ufficializza e conferma in aula la posizione dell’Amministrazione, la funivia per i forti non viene archiviata, ma nemmeno confermata nel formato originario. L’amministrazione sta cercando una via che le permetta di rientrare nei costi, ridurre l’impatto sul Lagaccio, evitare il conflitto con i valori storico-paesaggistici segnalati dall’Unesco e costruire un’infrastruttura coerente con l’idea di un sistema dei forti più accessibile e integrato con la città. Se il ministero darà luce verde, il confronto pubblico inizierà ufficialmente. E lì si vedrà se la versione corretta del progetto riuscirà davvero a reggere sia sul piano tecnico sia su quello politico.


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