La disperazione di una madre, l’affannosa ricerca in tutta la zona, poi l’abbraccio: il milite Nanni ritrova il bimbo scomparso a Pra’

Doveva accompagnare a casa una bambina dopo la piscina, ma davanti all’impianto si è trovato davanti all’angoscia di una madre che aveva perso il figlio. Nanni, autista della Misericordia Ponente, ha capito subito che ogni secondo contava, si è messo alla ricerca ed è riuscito a riportare il piccolo tra le braccia della mamma

Doveva essere uno dei tanti servizi di un pomeriggio di lavoro, uno di quelli che si svolgono in silenzio, con discrezione, accompagnando una persona da un luogo all’altro. Invece, per Nanni, dipendente della Misericordia Ponente e autista, si è trasformato in un momento che difficilmente chi era presente dimenticherà. Era arrivato alle piscine di Pra’ intorno alle 17.15, insieme a una collega, per andare a prendere una bambina disabile e riaccompagnarla a casa. Ma appena arrivato davanti all’impianto si è trovato di fronte una scena che ha cambiato tutto.

C’era una madre disperata, in lacrime, che urlava il nome del figlio scomparso. In quel momento non c’era spazio per l’incertezza, né per l’attesa. Nanni ha capito subito che non si poteva perdere neppure un minuto. Ha spiegato in fretta a chi si trovava lì che cosa stava succedendo e, quasi naturalmente, intorno a quella paura si è messa in moto una ricerca collettiva. Tutti hanno iniziato a cercare il bambino, ognuno guardando dove poteva, con il fiato corto e il timore che cresceva di secondo in secondo.

Ma Nanni conosce bene quella zona. Ed è stato proprio quel conoscere il territorio, unito all’istinto di chi sa leggere le situazioni in un lampo, a guidarlo nella direzione giusta. Si è diretto verso il bar del campo di calcio della Praese, controllando lungo il percorso, finché quel piccolo che sembrava sparito nel nulla è ricomparso davanti ai suoi occhi. Lo ha preso in braccio e lo ha riportato dalla mamma.
È stato allora che tutta la tensione si è sciolta in un solo istante. La donna, travolta dalla paura fino a pochi attimi prima, è scoppiata in lacrime e ha abbracciato Nanni, ringraziandolo per averle restituito il figlio e per aver interrotto quello che, per una madre, era diventato un incubo. In quella corsa improvvisa, nata nel mezzo di un normale turno di lavoro, c’è tutta la forza dei gesti che non fanno rumore ma restano impressi. Perché a volte un servizio qualsiasi può trasformarsi in qualcosa di molto più grande: nel momento esatto in cui qualcuno sceglie di fermarsi, capire e correre incontro al bisogno di un altro.
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