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Termovalorizzatore, scontro totale in Regione: il Partito Democratico accusa Marco Bucci di «scavalcare i sindaci», Vince Liguria replica e difende il bando

Il nuovo bando per il termovalorizzatore accende lo scontro politico in Liguria. Davide Natale e Roberto Arboscello attaccano la giunta sostenendo che sia sparita la clausola sul consenso dei Comuni, mentre Matteo Campora respinge le accuse e parla di infrastruttura strategica per chiudere il ciclo dei rifiuti

Il bando per il termovalorizzatore ligure diventa subito terreno di battaglia politica e apre uno scontro durissimo in Regione. Da una parte il Partito Democratico, Pd, che accusa la giunta di avere fatto sparire dal percorso il passaggio decisivo del consenso dei sindaci; dall’altra Vince Liguria, che respinge l’attacco, difende la procedura e sostiene che il coinvolgimento dei Comuni sia ancora previsto, anche se in una fase successiva.

A far esplodere il caso sono stati i consiglieri regionali Davide Natale e Roberto Arboscello, che parlano di una scelta gravissima e di un cambio di linea politico da parte del presidente Marco Bucci. Secondo i due esponenti del Partito Democratico, a una prima lettura del bando emergerebbe infatti la scomparsa della clausola che prevedeva l’assenso del sindaco, proprio nel momento in cui molti primi cittadini dei territori potenzialmente interessati si sono detti contrari a ospitare l’impianto. Per Natale e Arboscello sarebbe quindi l’ennesimo schiaffo ai territori e alle comunità locali, oltre che una clamorosa smentita delle rassicurazioni date in passato dallo stesso Bucci.

L’affondo politico del Pd è netto anche nei toni. I due consiglieri parlano di una giunta che, davanti al rifiuto dei sindaci, avrebbe deciso di tirare dritto e di cancellare di fatto un vincolo politico che fino a pochi mesi fa veniva invece presentato come decisivo. Il cuore dell’accusa è tutto qui: prima, sostengono, si dice che non si farà nulla contro i territori; poi, quando il consenso non arriva, si cambia strada e si apre alla possibilità che l’impianto venga localizzato dove lo indicheranno i privati, con il via libera finale della giunta regionale. Una lettura che porta i consiglieri Pd a parlare apertamente di umiliazione dei territori e a chiamare in causa anche i sindaci che si erano detti contrari, dai quali ora si aspettano una reazione forte e coerente.

La controreplica arriva da Matteo Campora, capogruppo di Vince Liguria, che prova a rovesciare completamente l’impostazione delle opposizioni. Per Campora, la vera criticità non sarebbe il bando di oggi, ma l’eredità lasciata da anni di gestione del ciclo dei rifiuti fondata quasi soltanto sulle discariche, senza una visione impiantistica moderna e sostenibile. Nella sua lettura, il termovalorizzatore resta un’infrastruttura strategica e necessaria, utile per evitare che la Liguria continui a dipendere da altri territori per lo smaltimento del residuo indifferenziato.

Soprattutto,il consigliere di maggioranza contesta il punto politico più sensibile sollevato dal Partito Democratico. A suo dire, il coinvolgimento del Comune non sarebbe stato affatto eliminato, ma verrebbe acquisito nella fase di gara, prima dell’aggiudicazione definitiva. Una distinzione procedurale che per la maggioranza basta a respingere l’accusa di esautorare i sindaci, ma che per l’opposizione cambia molto poco sul piano sostanziale, perché il timore è che il peso politico dei territori venga ridotto proprio nel momento in cui la partita entra nel vivo.

Nel suo intervento, Campora allarga poi il ragionamento al quadro nazionale e cita il fatto che molte grandi regioni italiane si siano già dotate di impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Richiama il caso del Lazio, dove l’amministrazione di Roma, guidata da Gualtieri sta portando avanti un grande impianto, e ricorda anche la presenza di strutture analoghe in Emilia-Romagna e Toscana, entrambe amministrate dal centrosinistra. Un modo per dire che la contrarietà espressa oggi da parte delle opposizioni liguri sarebbe più figlia della convenienza politica che di una reale alternativa di merito.

È proprio qui che lo scontro diventa ancora più politico. Per Vince Liguria, la sinistra starebbe facendo la solita demagogia, evitando di affrontare il nodo vero, cioè come chiudere il ciclo dei rifiuti senza continuare a scaricare costi e dipendenze su cittadini e imprese. Per il Pd, al contrario, la questione centrale non è negare il tema impiantistico, ma il metodo con cui si intende arrivare alla decisione finale e il rapporto tra Regione, territori e sindaci. In mezzo resta una domanda destinata a pesare molto nelle prossime settimane: chi decide davvero dove sorgerà il termovalorizzatore ligure e quanto conterà, a quel punto, la posizione dei Comuni interessati.

La sensazione è che il bando, più ancora del merito tecnico dell’impianto, abbia fatto emergere una frattura politica profonda sulla gestione del rapporto con i territori. E se il centrodestra prova a rivendicare pragmatismo, autonomia impiantistica e riduzione dei costi, le opposizioni puntano a trasformare la vicenda in un caso emblematico di decisione calata dall’alto. Il risultato, per ora, è uno scontro frontale che non riguarda solo i rifiuti, ma anche il modo in cui in Liguria si esercita il potere sulle grandi scelte strategiche.


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