diritti e sociale 

Dalla guerra a una nuova possibilità, tre donne ripartono aiutando gli anziani soli Grazie ad Asef e a Sant’Egidio

Un percorso di formazione e inserimento per tre rifugiate arrivate attraverso i corridoi umanitari. Obiettivo: trasformare l’accoglienza in lavoro vero e sostegno concreto alle persone fragili

C’è un pezzo di città che prova a rispondere insieme a due fragilità del nostro tempo, quella di chi scappa dalla guerra e quella di tanti anziani che vivono soli e hanno bisogno di un aiuto quotidiano. A Genova nasce così un progetto che mette al centro tre donne arrivate da contesti di conflitto, con figli a carico e un passato segnato da sofferenze e sradicamento, alle quali viene offerta una possibilità concreta di formazione e, dove sarà possibile, di inserimento lavorativo come collaboratrici domestiche a supporto di anziani non più del tutto autosufficienti. A promuovere il percorso è la Comunità di Sant’Egidio, mentre il finanziamento arriva da A.Se.F., l’azienda delle onoranze funebri del Comune di Genova, da anni impegnata in iniziative di reinserimento sociale per persone particolarmente esposte e vulnerabili.

L’idea è semplice solo in apparenza, perché dentro tiene insieme accoglienza, lavoro, assistenza e integrazione. Le tre beneficiarie sono due donne fuggite dalla Siria e una donna arrivata dalla Somalia insieme alla figlia con grave disabilità. Tutte hanno alle spalle percorsi complessi, segnati da guerre, trasferimenti forzati, impegni familiari pesanti e dalla necessità di ricostruire da zero una quotidianità in una società nuova. Attraverso questo progetto potranno seguire una formazione specifica, affiancate dai volontari più esperti della Comunità di Sant’Egidio, per imparare a stare accanto ad anziani soli e bisognosi di aiuto nella vita di tutti i giorni. Non si parla soltanto di faccende domestiche, ma anche di accompagnamento alle visite mediche, disbrigo di pratiche amministrative e piccole commissioni quotidiane: un sostegno concreto che può fare la differenza per chi vuole restare a casa propria senza essere lasciato solo.

Le tre donne sono arrivate in Italia grazie ai corridoi umanitari, il progetto nato dalla collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio, le Chiese evangeliche e il Governo italiano per offrire una via legale e sicura a persone costrette a lasciare zone di guerra. In questo caso il percorso non si ferma all’accoglienza iniziale, ma prova a trasformare la protezione in autonomia, offrendo competenze, accompagnamento e una possibilità reale di entrare nel mondo del lavoro. È proprio questo il passaggio più importante dell’iniziativa: non un aiuto occasionale, ma una strada per ricostruire fiducia e indipendenza, senza recidere il tempo da dedicare alla propria famiglia, che resta parte essenziale di un equilibrio già messo a dura prova dagli eventi vissuti.

Il responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Liguria, Andrea Chiappori, lega il senso del progetto a una doppia urgenza sociale, quella dell’accoglienza e quella della cura degli anziani. Nel suo intervento sottolinea che il contributo di soggetti privati e aziende è fondamentale per rendere davvero efficaci percorsi di integrazione come questo e per fare in modo che i corridoi umanitari non restino soltanto una risposta all’emergenza, ma diventino opportunità di vita stabile. Nelle sue parole c’è anche un richiamo a un approccio complessivo alla fragilità, che riguardi insieme chi arriva da un conflitto e chi, in età avanzata, rischia l’isolamento e la perdita di autonomia.

Sulla stessa linea si colloca l’amministratore unico di A.Se.F., Maurizio Barabino, che parla di un tempo segnato dall’incertezza e da guerre diffuse, con flussi continui di persone in cerca di sicurezza e futuro. Maurizio Barabino spiega che la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio nasce dalla fiducia costruita negli anni e dalla consapevolezza che, grazie a queste competenze, tre persone potranno ottenere una nuova occasione di vita e una prospettiva concreta per guardare avanti con maggiore serenità. In questo senso il progetto assume anche un valore simbolico forte: non limitarsi a registrare il dramma delle migrazioni, ma provare a tradurlo in una risposta pratica, misurabile, utile per chi arriva e per chi già vive sul territorio.

I profili delle tre beneficiarie raccontano meglio di qualunque slogan la portata dell’iniziativa. Una di loro è arrivata a Genova nel 2021 attraverso i corridoi umanitari, ha ottenuto lo status di rifugiata l’anno successivo, ha frequentato la scuola di italiano di Sant’Egidio e ha già maturato alcune esperienze lavorative nel settore delle pulizie, mostrando capacità organizzative e buona attitudine ai lavori pratici. Un’altra, madre di tre figli, ha dovuto tenere insieme per anni la dimensione familiare e il percorso di integrazione, frequentando corsi di lingua e svolgendo alcuni lavori, fino a ottenere nel 2025 una certificazione linguistica di livello intermedio che le ha permesso di avviare la richiesta di cittadinanza italiana. La terza è arrivata quattro anni fa con la figlia minorenne affetta da grave disabilità e continua a essere supportata anche nelle necessità legate alla bambina. Sono storie diverse, ma accomunate da un tratto evidente: la ricerca ostinata di stabilità dopo esperienze segnate dalla paura e dalla precarietà.

Questa iniziativa, in definitiva, prova a tenere insieme dignità del lavoro, accoglienza e risposta a un bisogno sociale sempre più diffuso. Genova, con l’invecchiamento della popolazione e la crescita delle fragilità familiari, conosce bene il valore di un’assistenza domestica affidabile e continuativa. Per questo il progetto costruito da Comunità di Sant’Egidio e A.Se.F. ha un significato che va oltre le tre borse lavoro finanziate: mostra che un modello diverso è possibile, capace di unire solidarietà e utilità pubblica, integrazione e sostegno agli anziani, senza trasformare nessuno in un numero o in un caso astratto. È lì, in questo intreccio tra bisogni reali e risposte concrete, che prende forma la parte più forte della notizia: dall’orrore della guerra si può provare davvero a ripartire, ma soltanto quando qualcuno decide di aprire una porta e accompagnare il cammino.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts