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Referendum sulla Giustizia, in Liguria affluenza sopra la media nazionale e il No corre più forte – I NUMERI PARZIALI

Urne molto più piene del previsto nel voto costituzionale sulla riforma della giustizia. In Liguria si supera il 62%, meglio del dato nazionale, mentre i primi scrutini confermano un vantaggio netto del No sia nella regione sia nel resto d’Italia

La Liguria vota più dell’Italia e, almeno nei primi dati dello scrutinio, boccia la riforma della giustizia con un margine più largo rispetto al quadro nazionale. È questo il doppio segnale politico che arriva dalla consultazione costituzionale chiusa oggi alle 15, una consultazione che riguardava la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura e l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare.

Il primo dato che colpisce è quello dell’affluenza. Secondo le schermate di aggiornamento diffuse nel pomeriggio, in Liguria alle 15 ha votato il 62,23% degli aventi diritto, contro un dato nazionale del 58,93%. Il risultato regionale conferma una partecipazione molto alta e politicamente significativa, soprattutto se si considera che si trattava di un referendum costituzionale, quindi di una consultazione senza quorum, nella quale l’esito dipende soltanto dai voti validamente espressi e non dal livello minimo di partecipazione. A spingere la media ligure verso l’alto sono state soprattutto Genova e La Spezia. La provincia di Genova si è attestata al 63,37%, La Spezia al 63,87%, Savona al 62,19%, mentre Imperia si è fermata più indietro al 55,91%.

Già nella giornata di domenica la Liguria aveva viaggiato sopra la media nazionale. A mezzogiorno era al 17,5%, con Genova al 18,43%, Savona al 16,93%, La Spezia al 17,3% e Imperia al 14,72. Alle 19 era salita al 41,95%, per poi arrivare al 48,18% alla chiusura della prima giornata di voto, pari a circa 570 mila votanti su 1.181.159 aventi diritto. Sono numeri che il Ministero dell’Interno ha diffuso attraverso il portale Eligendo e che già ieri raccontavano una mobilitazione ben superiore a quella registrata in molte consultazioni referendarie recenti.

Anche il quadro italiano, del resto, conferma un’affluenza robusta. Alla chiusura della prima giornata, domenica sera, il dato nazionale era già arrivato al 46,07%, mentre nel pomeriggio di oggi le rilevazioni in tempo reale hanno poi spinto la partecipazione complessiva verso il 58,9%, un livello che vari osservatori hanno definito record per una consultazione di questo tipo.

Il secondo dato, quello più politico, riguarda invece il risultato. In Liguria, con 545 sezioni scrutinate su 1.784, il No è avanti al 57,50% contro il 42,50% del Sì. Un margine netto, che fotografa una regione in cui la bocciatura della riforma appare più marcata rispetto alla media italiana delle prime ore di spoglio. Sul piano nazionale, infatti, a quasi un terzo delle sezioni scrutinate il No viaggia al 54,42% contro il 45,58% del Sì. E la tendenza non sembra affatto episodica.

Già subito dopo la chiusura delle urne, infatti, gli instant poll e le prime proiezioni avevano indicato una direzione molto chiara. Il secondo instant poll di Swg per La7 collocava il No in una forbice compresa tra il 50 e il 54%, con il Sì tra il 46 e il 50. Poco dopo, la seconda proiezione Opinio Italia per la Rai assegnava al No il 53,9% e al Sì il 46,1%. Ancora più esplicita la lettura di Youtrend, che ha parlato di vantaggio ormai incolmabile per il No quando le sezioni scrutinate avevano superato quota 20 mila. Anche Reuters, nei primi conteggi, ha descritto il referendum come una battuta d’arresto per la premier Giorgia Meloni, segnalando un No attorno al 54% e un Sì attorno al 46%.

Questo significa che, almeno nei dati parziali disponibili finora, la Liguria non si limita a seguire il trend nazionale ma lo accentua. La regione partecipa di più e, nello stesso tempo, respinge la riforma con maggiore decisione. Il che rende il dato genovese ancora più interessante, perché Genova è la provincia con una delle affluenze più alte della regione e, almeno nel contesto ligure, contribuisce in modo decisivo sia al peso della partecipazione sia all’orientamento complessivo del voto.

Sul piano del significato politico, il messaggio è doppio. Da un lato l’alta affluenza smentisce l’idea di una consultazione percepita come tecnica o secondaria, confinata agli addetti ai lavori del mondo giudiziario. Dall’altro, la prevalenza del No segnala che una parte consistente dell’elettorato non ha condiviso l’impianto della riforma, che mirava a ridisegnare l’assetto della magistratura separando in modo irreversibile le carriere e modificando i meccanismi di autogoverno e disciplina.

In attesa dei risultati definitivi, dunque, il quadro che emerge è già piuttosto chiaro. L’Italia si muove verso una vittoria del No e la Liguria, almeno per ora, si colloca su una linea ancora più netta. Con un’affluenza sopra la media nazionale e un distacco più ampio tra No e Sì, la regione manda un segnale politico forte, che da Genova alla Spezia racconta insieme due cose: il referendum è stato sentito, e la risposta prevalente è stata quella di respingere la riforma.

In copertina: la mappa del voto nel comune di Genova quartiere per quartiere nel sito di Tursi. In bianco le sezioni non ancora scrutinate


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