Cultura 

Apre la Badia di Sant’Andrea degli Erzelli, dove Serena Bertolucci ha riconosciuto opere di Thorvaldsen, coevo di Canova e altrettanto prestigioso

Tra le aperture inedite di questa edizione dei Rolli Days c’è anche la ex badia cistercense, antico complesso monastico tra Cornigliano e Sestri Ponente dove è presente un nucleo di opere preziose che la storica dell’Arte direttrice del museo M9 di Venezia, ha riconosciuto e ricondotto a Bertel Thorvaldsen, grande protagonista del Neoclassicismo europeo. Bertolucci è tornata oggi a Genova per raccontare

Tra i luoghi più sorprendenti dell’edizione 2026 dei Rolli Days c’è senza dubbio la Badia di Sant’Andrea degli Erzelli, un’apertura che da sola basta a dare il senso del programma costruito per il ventennale del riconoscimento Unesco. Non soltanto perché si tratta di un complesso di grande fascino storico e architettonico, ma perché la sua presenza nel calendario allarga il racconto della città ben oltre il tracciato più noto dei palazzi nobiliari del centro. A Cornigliano, tra memoria monastica, trasformazioni urbane e nuove funzioni, la badia torna infatti a mostrarsi in una veste profondamente rinnovata dopo un importante intervento di restauro e riqualificazione, diventando una delle tappe più attese di questa primavera culturale genovese.

Oggi l’edificio ospita il nuovo convitto giovanile del Genoa Cricket and Football Club, e proprio questo innesto contemporaneo dentro una struttura così antica finisce per diventare parte integrante del suo fascino. Non è solo un monumento recuperato, né soltanto un contenitore rifunzionalizzato: è un luogo in cui i secoli continuano a sovrapporsi, a lasciare tracce, a cambiare destinazione senza perdere identità. La visita, in questo senso, non propone soltanto un’immersione nella storia religiosa e civile del Ponente genovese, ma anche un ragionamento molto concreto su come un bene monumentale possa continuare a vivere, adattandosi a bisogni nuovi senza cancellare la propria stratificazione.

A rendere ancora più preziosa l’apertura è poi il lavoro di ricognizione storico-artistica presentato oggi da Serena Bertolucci, già direttrice di Palazzo Reale e di Palazzo Ducale e oggi alla guida del museo M9 di Venezia, tornata a Genova proprio per parlare del riconoscimento di un nucleo di opere custodite nella badia e riferibili all’orbita di Bertel Thorvaldsen, l’altro grande scultore-star dell’Ottocento europeo accanto a Antonio Canova. È un passaggio che cambia il peso culturale della visita, perché inserisce il complesso non soltanto nel racconto locale del territorio, ma in una geografia artistica molto più ampia, europea, neoclassica, di alto profilo.

«Thorvaldsen è un colosso dell’Ottocento», ha spiegato Serena Bertolucci. «Le sue opere sono nei grandi palazzi, nelle collezioni più importanti, nei musei. Questo nucleo che possiamo riferire a lui e alla sua bottega ci apre infiniti sentieri». La studiosa ha poi indicato con precisione i pezzi che compongono questo insieme, sottolineando il valore dei due bassorilievi rettangolari, letti come una ripresa dei due episodi centrali del grande fregio di Alessandro Magno voluto da e per Napoleone e ancora oggi conservato al Quirinale. «Mostrano il condottiero sul suo carro guidato dalla vittoria da una parte; la Pace che guida i Babilonesi dall’altra. Entrambe le composizioni sono vibranti di quel Neoclassicismo di cui Thorvaldsen è campione». A questi si aggiungono «i due tondi delicati del Giorno e della Notte così debitori ai modelli antichi eppure così moderni, come nel dolcissimo particolare del bimbo dormiente». E infine, ha osservato ancora Bertolucci, c’è «una piccola chicca, un Thorvaldsen a tema religioso, decisamente meno diffuso, con una delicata scena della Madonna con il piccolo Gesù e San Giovanni Battista».

La foto della facciata della badia è di Pietro Bigoni ed è tratta dal sito “I cistercensi”

Bertel Thorvaldsen, noto in Italia anche come Alberto Thorvaldsen o Thorwaldsen, nacque a Copenaghen il 17 novembre 1770 e morì nella stessa città il 24 marzo 1844. Fu uno scultore danese, esponente di primo piano del Neoclassicismo e considerato il maggiore rivale di Antonio Canova. Si formò e raggiunse la celebrità a Roma, che diventò la sua vera patria artistica d’adozione, per poi tornare in età matura in Danimarca. La sua fama presso i contemporanei fu enorme e del tutto paragonabile a quella di Canova; ancora oggi viene riconosciuto come uno degli scultori più influenti del suo tempo e come uno dei maggiori artisti danesi di sempre.

Quando Thorvaldsen fu chiamato a lavorare alle opere oggi riferite a questo nucleo, la Badia aveva già attraversato la stagione delle soppressioni seguita alla confisca dei beni della Chiesa e degli ordini religiosi in età napoleonica ed era passata alla famiglia Vivaldi Pasqua, che ne aveva fatto una residenza signorile trasformando profondamente il complesso pur conservandone l’impronta storica.

Questa nuova lettura del nucleo conservato nella badia aggiunge una dimensione inattesa a un luogo che, già di per sé, possiede una storia lunga e complessa. L’abbazia di Sant’Andrea degli Erzelli, nota anche come Sant’Andrea de Sexto per la vicinanza a Sestri Ponente e come Sant’Andrea della Colombara, sorge infatti in un’area del Ponente genovese che nel corso dei secoli ha cambiato volto più volte. Il complesso si trova ai piedi della collina degli Erzelli, in una zona che un tempo guardava il mare e che oggi appare quasi irriconoscibile rispetto alla sua conformazione originaria, profondamente trasformata dall’industrializzazione, dall’interramento della spiaggia, dalla costruzione dell’aeroporto, dagli svincoli autostradali e da tutto ciò che ha ridisegnato Cornigliano nel Novecento.

Le prime notizie documentate sulla badia risalgono al 1131, quando i cistercensi acquistarono l’antico monastero benedettino che sorgeva sull’isolotto di Sant’Andrea. Quell’insediamento, però, divenne presto insufficiente per l’aumento del numero dei monaci e fu così costruito, poco lontano, sulla collina soprastante, un nuovo complesso monastico. A promuoverlo fu Stefano Harding, terzo abate di Cîteaux, e proprio per questo la comunità di Sant’Andrea viene considerata una delle più antiche presenze cistercensi in Italia, seconda solo a Tiglieto. Per alcuni secoli la badia svolse anche una funzione di ospitale per i pellegrini diretti in Terra Santa, confermando il ruolo di snodo che questi luoghi ebbero nella rete dei percorsi religiosi medievali.

Nel corso del tempo il complesso attraversò varie fasi. Nel 1245 vi soggiornò anche papa Innocenzo IV Fieschi, ammalatosi durante il viaggio verso Lione. Più tardi, nel 1478, per volontà di Sisto IV, la badia divenne commenda delle famiglie Fregoso e Fieschi. Dopo una fase di decadenza e dopo l’abbandono dei cistercensi, nel 1570 fu assegnata da Pio V all’Inquisizione, che vi trasferì la propria sede genovese dopo l’incendio che aveva colpito quella precedente. Con la fine dell’Inquisizione e la stagione della Repubblica Ligure napoleonica, la badia entrò in una nuova epoca: fu acquistata dal duca Pietro Vivaldi Pasqua, che la trasformò in villa signorile alterandone in parte l’assetto ma conservandone l’impronta gotica. In seguito passò di mano più volte, fino a entrare nel grande comprensorio legato a Edilio Raggio, che nelle vicinanze aveva fatto costruire anche il castello poi demolito.

Il Novecento la travolse come ha travolto tutto quel tratto di Ponente. Danneggiata dalla seconda guerra mondiale, la badia fu ristrutturata e utilizzata da enti e società di ricerca fino alla metà degli anni Novanta. Dopo una fase di abbandono, è stata nuovamente recuperata a partire dal 2008, tornando progressivamente a essere un luogo utilizzato. La sua vicenda recente si è poi incrociata con quella del Genoa, che nel 2022, all’epoca della proprietà 777 Partners, ha acquisito l’ex abbazia destinandola agli uffici e agli alloggi della scuola calcio, inaugurati nell’agosto 2025. Anche questo elemento contribuisce a rendere la visita particolarmente interessante: dentro uno stesso edificio convivono infatti spiritualità medievale, memoria aristocratica, trasformazioni industriali e presente sportivo.

Dal punto di vista architettonico, la chiesa della badia conserva ancora forme riferibili al Duecento, in una lingua che richiama altri edifici religiosi genovesi dallo stile gotico sobrio e severo. La facciata è segnata da un portale archiacuto strombato a bande bianche e grigie, affiancato da arche sepolcrali sormontate da archi ogivali. Più tardi, tra Ottocento e Novecento, sono intervenuti rifacimenti in stile neomedievale che hanno interessato soprattutto la parte superiore con il rosone e, in generale, ampie porzioni dell’edificio. Il risultato è un insieme che racconta molto bene la vita lunga e complessa del monumento, fatto di continuità ma anche di reinterpretazioni.

Proprio per questo la presenza della Badia di Sant’Andrea degli Erzelli nei Rolli Days assume un valore che va oltre la semplice apertura straordinaria. Da un lato c’è la possibilità concreta di entrare in un luogo normalmente non visitabile perché privato; dall’altro c’è l’occasione di leggere dentro un solo complesso molte delle grandi storie genovesi: il monachesimo medievale, il rapporto con il mare e con i pellegrinaggi, la trasformazione signorile, il trauma della guerra, la mutazione industriale del Ponente, il tema contemporaneo del riuso, e ora anche una inedita scoperta artistica legata a Thorvaldsen.

È anche per questo che la badia può diventare una delle immagini più forti del ventennale Unesco. Perché ricorda che il patrimonio genovese non si esaurisce nei luoghi più celebri e fotografati, ma si allarga a siti periferici solo in apparenza, in realtà centrali per capire la storia profonda della città. E perché mostra che la tutela non coincide con l’immobilità: un monumento può continuare a cambiare funzione, può accogliere ragazzi, sport, vita quotidiana, e nello stesso tempo restare uno scrigno di arte, memoria e identità. Nella Badia di Sant’Andrea degli Erzelli, in fondo, Genova ritrova proprio questo: un pezzo del suo passato che torna a parlare al presente.

Sotto: la storia dei cistercensi nel genovesato raccontata dalla storica dell’arte Anna Maria Dagnino.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts