Tunnel subportuale, il Pd chiede chiarezza: «Nel progetto in gara manca lo svincolo delle Casaccie. E il futuro della Sopraelevata resta appeso»

In commissione consiliare sul tunnel subportuale è emerso che nel progetto esecutivo messo a gara il 23 gennaio non compare il collegamento con via delle Casaccie e via Madre di Dio, presente invece nel preliminare del 2022. Per il Pd è un nodo decisivo perché incrocia l’eventuale demolizione totale o parziale della Sopraelevata e non risulta finanziato nel quadro economico da circa 1,1 miliardi; si valuta anche una “Valutazione di impatto sul patrimonio” per possibili interferenze con l’area di tutela del sito Unesco dei Rolli

Il tunnel subportuale torna al centro del dibattito politico genovese e lo fa con una domanda che, per il Partito Democratico, non può restare sospesa: quale progetto si sta davvero realizzando e con quali risorse. Dopo la commissione consiliare riunita in Sala Rossa, il PD parla di troppe incertezze, in particolare sul nodo dell’uscita delle Casaccie e sulle ricadute che questa scelta avrebbe sul destino della Sopraelevata Strada Aldo Moro, oltre che sull’assetto urbanistico del centro.

Secondo quanto riferito dal Partito Democratico, durante l’audizione il subcommissario alla ricostruzione Carlo De Simone avrebbe fatto il punto sulla gara per la realizzazione dell’opera, confermando un passaggio che per l’opposizione cambia la lettura complessiva del progetto: nel progetto esecutivo messo a gara il 23 gennaio non sarebbe stato inserito il collegamento con via delle Casaccie e via Madre di Dio, previsto invece nel progetto preliminare presentato nel 2022 da Autostrade per l’Italia. Il tema, sottolinea il PD, non è un dettaglio tecnico, perché quell’uscita verso il centro per chi arriva da Sampierdarena e l’ingresso verso ovest in direzione dell’autostrada A7 venivano considerati una parte significativa dell’impianto complessivo e si legavano direttamente anche alle ipotesi sul futuro della Sopraelevata.
Il punto politico, però, è soprattutto economico. Sempre secondo la ricostruzione del Partito Democratico, le opere legate allo svincolo delle Casaccie non risulterebbero oggi inserite nel quadro economico complessivo, che viene quantificato in poco meno di 1,1 miliardi di euro. Tradotto: se la città volesse procedere con la realizzazione di quel nodo, e quindi anche con un’eventuale demolizione totale o parziale della Sopraelevata, servirebbero ulteriori risorse, al momento non quantificate e non coperte.
In commissione, aggiunge il PD, sarebbe stato inoltre evidenziato che per lo svincolo è in valutazione una Heritage Impact Assessment, la Valutazione di Impatto sul Patrimonio, legata alla possibile interferenza con la zona buffer del sito UNESCO dei Palazzi dei Rolli e di Strada Nuova. Un passaggio che introduce un secondo livello di complessità: non solo costi e scelte viabilistiche, ma anche compatibilità con i vincoli e con la tutela di un’area riconosciuta patrimonio mondiale.
Da qui la richiesta di una presa di posizione netta da parte della struttura commissariale. Il Partito Democratico domanda “massima trasparenza” su tempi, costi, varianti e scenari alternativi e chiede chiarimenti al commissario Marco Bucci, osservando che oggi non era presente tra gli auditi. L’obiettivo, dicono, è capire se esista una volontà politica e finanziaria di realizzare anche il nodo delle Casaccie oppure se si stia procedendo verso un’opera “diversa” rispetto a quella presentata alla città, con ricadute inevitabili su mobilità, ambiente, impatto sociale e trasformazione urbana.
La capogruppo Martina Caputo lega la questione a un nodo di responsabilità istituzionale: sostiene che quanto emerso conferma la presenza di zone d’ombra su un’opera strategica e che il tema di via delle Casaccie, pur confidando possa essere superato, incide sul futuro della Sopraelevata e sugli equilibri del centro, quindi non può restare indeterminato. Nella stessa linea si colloca il segretario del PD genovese Francesco Tognoni, che riconosce al tunnel la potenzialità di essere un’opportunità, ma solo se governato con visione e chiarezza, e insiste sul fatto che senza certezze economiche e senza trasparenza non si può guidare una trasformazione così profonda della città.
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