Genova cambia le regole dell’affido: apertura ai single e “vicinanza solidale” anche per gli anziani

Genova aggiorna l’impianto delle politiche di accoglienza e di prossimità con un atto che segna una svolta: la Giunta Silvia Salis ha approvato nuove linee di indirizzo su affidamento familiare e vicinanza solidale che, su proposta dell’assessora al Welfare Cristina Lodi, allargano la platea di chi può rendersi disponibile all’affido dei minori includendo anche le persone single e, allo stesso tempo, estendono il concetto di affido oltre l’età dell’infanzia, riconoscendone l’applicazione anche agli anziani


Nel pacchetto entra anche la creazione di un nuovo centro pubblico per gli affidi, pensato come snodo operativo stabile, con un’équipe multidisciplinare e multiprofessionale a integrazione sociosanitaria, per rendere più omogeneo il lavoro tra servizi, famiglie e percorsi di tutela.
La delibera punta a riportare l’affido al centro delle politiche sociali, sottraendolo all’idea di intervento “eccezionale” e rimettendolo nella sua funzione originaria: uno strumento temporaneo di protezione che si attiva quando un bambino o un adolescente attraversa, insieme alla propria famiglia, una fase di difficoltà tale da rendere necessario un supporto esterno. In questo modello, il minore viene accolto per un periodo definito in una famiglia oppure presso una singola persona disponibile, con l’obiettivo dichiarato di sostenere il nucleo d’origine e lavorare, attraverso un progetto condiviso con i servizi sociali, per favorire il rientro a casa quando le condizioni lo consentono. La logica, dunque, non è quella della sostituzione, ma dell’aggiunta: non una famiglia che rimpiazza, bensì una “famiglia in più” che affianca e accompagna, tenendo fermo il principio che la temporaneità e la collaborazione tra famiglie e servizi sono la base dell’intervento.

Il passaggio politico e culturale sta nell’allargamento dei confini: riconoscere che anche un single può essere una risorsa per un percorso di affido significa leggere la capacità di cura e di responsabilità come qualità che non dipendono automaticamente dalla forma familiare tradizionale, ma dalla disponibilità concreta, dalla stabilità e dal supporto dei servizi. E, in parallelo, inserire gli anziani nel perimetro della vicinanza solidale e dell’affido vuol dire ammettere che la fragilità non riguarda solo l’età evolutiva e che la prossimità può diventare risposta organizzata anche per chi rischia isolamento, solitudine o difficoltà nella gestione quotidiana.
È su questa impostazione che l’assessora Cristina Lodi rivendica una scelta di indirizzo netta, che non si limita a cambiare regole procedurali ma ridefinisce il peso dell’affido nel sistema di welfare cittadino: «Con la nuova delibera compiamo una scelta politica chiara: l’affido familiare e la vicinanza solidale non sono interventi residuali, ma strumenti centrali di tutela e prevenzione, oggi riconosciuti come livelli essenziali delle prestazioni sociali. Abbiamo voluto rafforzare un’idea di famiglia fondata sulla Costituzione, senza discriminazioni, e aprire con decisione alla vicinanza solidale anche per le persone anziane, perché la cura e la prossimità sono responsabilità collettive». In questa frase c’è l’architrave del provvedimento: inclusione, prevenzione e integrazione tra dimensione sociale e sanitaria come risposta più strutturata alle vulnerabilità, con un modello che prova a mettere in rete la città intorno a chi, temporaneamente, non riesce a farcela da solo.
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