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Furto al Teatro Tiqu: spariscono denaro e computer nel cuore del centro storico. Scatta la solidarietà

La lista civica legata a Silvia Salis esprime vicinanza al teatro e alla compagnia dopo il furto avvenuto in una zona complessa del centro storico di Genova: un episodio che riaccende l’attenzione sul valore dei presìdi culturali e sociali in quartieri delicati

Un furto con la sottrazione di denaro e computer, consumato in una delle aree più intricate del centro storico di Genova, ha colpito il Teatro TIQU e la compagnia che lo anima. La notizia, rimbalzata nelle ultime ore in città, non è rimasta senza risposta sul piano istituzionale e civile: la lista civica Silvia Salis ha diffuso una presa di posizione che, oltre alla condanna implicita per quanto accaduto, mette al centro il ruolo del teatro come spazio di comunità e come punto di riferimento stabile in un contesto urbano che, proprio per la sua complessità, ha bisogno di presenze costanti e attività capaci di costruire legami.

Nel messaggio della lista civica il TIQU viene descritto come una realtà importante non soltanto per la qualità delle proposte artistiche, ma anche per la funzione che svolge ogni giorno sul territorio. L’idea di fondo è che non si tratti di un luogo “solo” culturale, bensì di un presidio che contribuisce a tenere aperte porte e relazioni, a creare passaggi sicuri e occasioni di incontro, a dare continuità a una vita di quartiere che alterna energia e fragilità. Da qui l’espressione di solidarietà rivolta alla compagnia e al teatro, con un riferimento esplicito al fatto che l’episodio si inserisce in «una zona complessa del centro storico», dove la presenza di spazi aperti e attività, culturali e commerciali, è considerata un tassello decisivo.

Il comunicato si sofferma poi su un aspetto che in città molti addetti ai lavori conoscono bene: la difficoltà di portare avanti progettualità culturali che abbiano respiro anche internazionale, senza perdere il radicamento quotidiano e la capacità di parlare alle persone del posto. In questo senso, la lista civica sottolinea come il Teatro TIQU abbia saputo unire qualità artistica e funzione sociale, ribadendo che il suo lavoro non è un dettaglio accessorio ma una parte dell’ossatura civile del centro storico. È un passaggio che, letto tra le righe, suona anche come un invito a non lasciare soli questi luoghi quando vengono colpiti, perché il danno non è soltanto materiale: è anche un colpo a una trama di attività, relazioni e presenza che si costruisce nel tempo.

La solidarietà viene indirizzata in modo diretto al direttore Boris Vecchio e a tutto lo staff, indicati come il motore di un impegno quotidiano ritenuto «prezioso per il centro storico e per l’intera città». È un riconoscimento che va oltre l’episodio del furto e prova a riportare l’attenzione sul valore complessivo del lavoro svolto, soprattutto in contesti dove la cultura, per reggere, ha bisogno di costanza, di cura e spesso di una resilienza che non fa notizia finché non viene messa alla prova da eventi come questo.

Nel testo non manca anche un’assunzione di responsabilità politica, almeno sul piano dell’impegno: la lista civica afferma infatti che intende fare «quanto è nelle nostre possibilità affinché episodi come questo non si ripetano» e perché il teatro possa continuare «a svolgere il suo compito di promozione della cultura e di presidio sociale». È una frase che, di fatto, apre due fronti: da un lato la richiesta implicita di condizioni di sicurezza e tutela adeguate per chi lavora nel cuore della città, dall’altro la necessità di sostenere con continuità quelle realtà che, spesso con risorse limitate, tengono accese luci e attività dove spegnerle sarebbe facile e, a lungo andare, costoso per tutti.

A firmare la presa di posizione sono Filippo Bruzzone, Sara Tassara, Laura Sicignano ed Erika Venturini, a nome della lista civica. Nel frattempo, attorno al Teatro TIQU si raccoglie una solidarietà che non è soltanto un gesto di circostanza: in una città dove il centro storico è insieme cuore e frontiera, episodi del genere diventano rapidamente un test per capire se comunità, politica e tessuto culturale riescano a reagire facendo quadrato, trasformando un fatto negativo in un’occasione per ribadire, con forza, che certi spazi non si toccano perché appartengono a tutti.


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