Cronaca 

Zaino sospetto in metropolitana, poi la svolta: il cane Maqui della PL fa scattare un maxi sequestro e due arresti

Controlli “Sicurezza in movimento” alla fermata San Giorgio: la segnalazione dell’unità cinofila del reparto Sicurezza Urbana porta al ritrovamento di sostanze stupefacenti e fa aprire un’indagine lampo. In casa e in un negozio del centro storico trovati borsoni, contanti e materiale irregolare. Due persone sono state portate in carcere

Un controllo che sembra di routine, una risposta secca («non ho niente») e poi quel dettaglio che cambia tutto: la segnalazione netta del cane Maqui. È da lì che, secondo quanto ricostruito, si è innescata una catena di accertamenti che in poche ore ha portato a un sequestro complessivo di oltre 17 chilogrammi di sostanze stupefacenti, denaro contante e al fermo di due persone, finite in carcere.

L’episodio risale a ieri e si è sviluppato alla fermata San Giorgio della metropolitana, durante un servizio della polizia locale nell’ambito del progetto “Sicurezza in movimento”, il presidio dedicato all’aumento della sicurezza nelle stazioni del trasporto pubblico locale.

Il controllo in stazione: lo zaino, il diniego e la segnalazione del cane

L’uomo, appena sceso dal convoglio, viene fermato per un controllo. Alla domanda degli operatori sulla presenza di sostanze stupefacenti, nega. Ma l’unità cinofila Maqui segnala «in maniera inequivocabile» la possibile presenza di droga. A quel punto gli agenti procedono con la verifica dello zaino.

All’interno vengono trovati tre contenitori da circa 500 grammi ciascuno con funghi allucinogeni e due sacchetti di marijuana: complessivamente circa due chilogrammi di sostanze stupefacenti, occultate tra gli effetti personali. L’uomo, inoltre, è trovato con oltre 500 euro in contanti, in banconote di piccolo taglio: un elemento che, insieme al resto, contribuisce ad alzare l’attenzione investigativa.

«Siamo nei guai»: la donna si avvicina e fa scattare altri accertamenti

Poco dopo, in un passaggio che appare decisivo, una donna si avvicina agli agenti in evidente agitazione. È al telefono, dice di cercare un avvocato e pronuncia una frase che agli operatori suona come un campanello d’allarme: sostiene che entrambi siano «nei guai». Quell’uscita porta gli agenti ad approfondire i legami tra i due.

Dalle verifiche emerge che la donna risulta collegata allo stesso indirizzo di residenza dell’uomo. A quel punto la vicenda si sposta dalla fermata della metropolitana a un appartamento: scatta la perquisizione domiciliare.

La perquisizione in casa: 16 borsoni, 17 chili di sostanze e quasi 6mila euro

È nell’abitazione che l’indagine, da sequestro “in strada”, diventa un caso di ben altra dimensione. Nell’appartamento vengono trovati 16 borsoni contenenti marijuana e funghi allucinogeni per un totale di 17 chilogrammi, oltre a quasi 6mila euro in contanti.

Un quantitativo che, per entità e modalità di confezionamento, fa ritenere agli inquirenti che non si tratti di un episodio isolato. Gli accertamenti proseguono a stretto giro e coinvolgono anche l’attività lavorativa della donna.

Nel negozio del centro storico: sostanze senza tracciatura e materiale non autorizzato

Il pubblico ministero di turno dispone la perquisizione anche dell’esercizio commerciale della donna, un negozio nel centro storico. Qui viene rinvenuto un ulteriore quantitativo di infiorescenze di marijuana privo di tracciatura e dunque da sottoporre ad analisi di laboratorio. Insieme alle sostanze, gli operatori trovano anche materiale non autorizzato alla vendita.

In parallelo, viene contestato alla donna anche un ulteriore profilo: in quanto titolare di un’attività autorizzata alla vendita di cannabis legale, viene deferita perché trovata con materiale pronto alla vendita privo dei sigilli del monopolio di Stato.

Due persone in carcere

In accordo con il pubblico ministero di turno, entrambi vengono posti in arresto e condotti nelle case circondariali di Marassi e Pontedecimo, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

«Sicurezza in movimento sta dando ottimi frutti»

A commentare l’operazione è l’assessora alla polizia locale e alla sicurezza urbana Arianna Viscogliosi, che rivendica l’efficacia dei controlli nelle stazioni e il ruolo dell’unità cinofila:

«Il servizio “Sicurezza in movimento” sta continuando a dare ottimi frutti, soprattutto in circostanze come questa in cui, in un controllo apparentemente di routine, si è arrivati alla scoperta e al sequestro di un ingente quantitativo di stupefacenti e a risalire ad una attività commerciale dove sono stati ritrovati materiali, anche in questo caso sostanze, totalmente illegali. Ciò è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell’unità cinofila, che ha permesso la scoperta delle sostanze in questione, nonostante fossero occultate. Ai nostri e alle nostre agenti, il cui impegno è quotidiano, va il mio più sentito ringraziamento: questo servizio sta funzionando e i risultati sin qui sono stati davvero significativi».

Controlli mirati e “effetto domino”: perché un singolo fermo può aprire un’indagine

Il caso, per come viene ricostruito, mostra un meccanismo tipico dei servizi di presidio nei nodi di trasporto: il controllo su strada intercetta un primo quantitativo, la reazione di chi ruota attorno al fermato offre un ulteriore elemento, e i riscontri successivi (residenza, contatti, contanti, confezioni) permettono di allargare il perimetro fino a casa e attività commerciale.

Nel frattempo, le verifiche tecniche e le analisi di laboratorio serviranno a definire con precisione natura, qualità e tracciabilità del materiale sequestrato, oltre al quadro delle contestazioni.


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