diritti e sociale 

Sfratto con tre minori a Sestri Ponente: tensione in via Catalani, sindacati e attivisti provano a fermare l’esecuzione

È in corso a Sestri Ponente lo sfratto esecutivo di una famiglia con tre minori. Sul posto sindacati e attivisti per chiedere una soluzione alternativa: il Comune ha riconosciuto la “morosità incolpevole” e ha proposto un contributo alla proprietà, che però sarebbe stato rifiutato. Aggiornamento: sfratto rimandato al 4 marzo. Manganaro (Sunia) «Bene il rinvio di un mese ma non è la soluzione che deve essere definitiva a tutela di tutti, ma soprattutto dei minori coinvolti»

Mattinata ad alta tensione a Sestri Ponente, dove oggi, martedì 27 gennaio, è in corso in via Catalani uno sfratto esecutivo che riguarda una famiglia con tre minori. Sul posto sono presenti, per tentare di bloccare o almeno rinviare l’esecuzione e aprire un canale di mediazione, lo Spi (Sindacato Pensionati Italiani) Cgil, il Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari) e Genovasolidale.

Cosa sta succedendo in via Catalani

Secondo quanto riferito, l’esecuzione è scattata in queste ore e sta mobilitando presidi e interlocuzioni con l’obiettivo di evitare che la famiglia venga messa materialmente fuori casa senza un’alternativa immediata. Una situazione che, come spesso accade in questi casi, si consuma in pochi metri di marciapiede e in poche ore decisive: da una parte la procedura, dall’altra la vita concreta di chi rischia di ritrovarsi senza un tetto.

“Morosità incolpevole” e nodo economico: l’offerta del Comune rifiutata dalla proprietà

Il punto centrale della vicenda, stando alle informazioni disponibili, è che la famiglia risulta morosa da circa un anno, ma sarebbe stata riconosciuta dal Comune come “morosa incolpevole”. In questo quadro, l’amministrazione avrebbe offerto alla proprietà una somma per contribuire a sanare la posizione o favorire un percorso che evitasse lo sfratto immediato, ma la proprietà avrebbe rifiutato.

È qui che si apre lo scontro più duro: quando una famiglia viene riconosciuta come “morosa incolpevole”, la logica dell’intervento pubblico è provare a evitare che la crisi economica si trasformi in emergenza abitativa. Ma se il proprietario non accetta la mediazione economica o non si trova un’intesa in tempi rapidissimi, la procedura può proseguire comunque, e tutto si sposta sul piano dell’urgenza: dove vanno le persone, da subito, soprattutto quando ci sono minori?

Sul tema degli strumenti comunali collegati alla morosità incolpevole, il Comune di Genova ha pubblicato in passato avvisi e informazioni dedicate al contributo e ai contatti dell’ufficio competente.

La linea del presidio: “Serve una soluzione prima che sia troppo tardi”

La presenza di sindacati e attivisti sul posto ha un obiettivo chiaro: impedire che lo sfratto si traduca in uno “sgombero senza rete”, chiedendo un rinvio utile a costruire una soluzione ponte (ospitalità temporanea, inserimento in strutture, contributi, canali di emergenza) o un accordo che dia tempo alla famiglia.

In casi come questo, chi è in presidio insiste spesso su un concetto: non basta “prendere atto” del problema, serve una risposta immediata e praticabile, perché l’esecuzione non aspetta i tempi lunghi della burocrazia.

Perché il caso pesa (ancora di più) quando ci sono minori

La presenza di tre minori rende la situazione ancora più delicata. Ogni decisione, dalla tempistica di un eventuale rinvio alle soluzioni abitative alternative, si porta dietro effetti diretti su scuola, stabilità, salute e quotidianità. Ed è anche per questo che questi casi finiscono spesso al centro di presidi e mobilitazioni: perché il rischio non è solo perdere una casa, ma perdere in poche ore un equilibrio già fragile.

Cosa può succedere nelle prossime ore

Quando uno sfratto è “esecutivo” e in corso, gli scenari tipici sono sostanzialmente tre:

  1. rinvio dell’esecuzione, se si apre uno spiraglio concreto di mediazione o se emergono elementi che impongono una rivalutazione dei tempi;
  2. esecuzione confermata, con necessità immediata di una sistemazione alternativa;
  3. soluzione-ponte concordata sul momento, spesso frutto di una trattativa rapida tra parti, servizi e rappresentanti presenti.

Al momento, l’elemento certo è che la situazione è in evoluzione e che sul posto è in corso un tentativo di evitare il passaggio più traumatico.

Aggiornamento:

«La famiglia è originaria del Bangladesh – spiegano le associazioni -. Si tratta di marito, moglie e tre minori. L’uomo è stato occupato prima per una ditta in appalto Fincantieri e dopo aver perso il lavoro ha aperto un negozio di frutta e verdura. Con questa attività sono arrivate le difficoltà economiche e la famiglia non è più riuscita a pagare l’affitto. Il Comune di Genova ha riconosciuto la morosità incolpevole e ha offerto alla proprietà una somma risarcitoria che è stata rifiutata».

«È inconcepibile che nonostante la mediazione del Comune e il suo coinvolgimento in solido, la proprietà neghi ogni sorta di mediazione – dichiara Bruno Manganaro segretario Sunia Genova –. Cercheremo in ogni modo di impedire questo sfratto che è la conseguenza diretta dell’imbarbarimento che sta travolgendo il mondo del lavoro dove non è permesso alcun tipo di fragilità».

Anche a seguito del presidio, al quale hanno anche rappresentanti della Fiom Cgil, è arrivata la notizia che lo sfratto è stato rinviato al 4 marzo. «Bene il rinvio di un mese ma non è la soluzione che deve essere definitiva a tutela di tutti, ma soprattutto dei minori coinvolti» conclude Manganaro.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts