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Sharing a due ruote, stretta e nuove regole: a Genova arriva il piano 2026-2027 con limiti di velocità e “foto obbligatoria” a fine corsa

Il Comune avvia una sperimentazione biennale: massimo quattro operatori e una flotta complessiva fino a 2.350 mezzi. Nel centro storico si va piano e si parcheggia solo dove consentito, mentre in città stop totale ai marciapiedi

Genova prova a rimettere ordine nella mobilità condivisa a due ruote e lo fa con un pacchetto di regole pensato per due obiettivi che spesso si scontrano: far crescere lo sharing come alternativa utile al trasporto pubblico e, allo stesso tempo, ridurre caos, soste selvagge e rischi per pedoni e utenti.

Il Comune ha approvato le nuove linee guida per la sperimentazione 2026-2027 dei servizi in sharing che riguardano biciclette tradizionali, biciclette a pedalata assistita, cargo e-bike e scooter elettrici. Restano fuori altri mezzi di micromobilità come monopattini, segway e hoverboard: la scelta, di fatto, delimita il campo e rende più semplice controllare numeri e comportamenti.

Perché cambiano le regole

L’impostazione dell’amministrazione è che le regole precedenti non fossero più adatte né alle tecnologie attuali né alla diffusione territoriale che lo sharing potrebbe avere. Per questo, l’assessore alla Mobilità sostenibile Emilio Robotti ha spiegato che l’aggiornamento vuole rendere la sharing mobility più capillare e complementare al trasporto pubblico, puntando a benefici ambientali e a una riduzione del traffico, ma con prescrizioni più precise per garantire sicurezza e vivibilità urbana.

Meno operatori, più controllo: tetto a 4 e limite ai mezzi

Una delle novità più nette è il contingentamento: massimo quattro operatori autorizzati, per evitare il sovraffollamento dello spazio pubblico. Anche la flotta viene “messa a numero”: sull’intero territorio comunale non si potrà superare un totale di 2.350 mezzi, così distribuiti:

  • 2.000 biciclette (tra muscolari e a pedalata assistita)
  • 300 scooter elettrici
  • 50 cargo e-bike

La logica è chiara: lo sharing deve esistere, ma non deve trasformare marciapiedi e piazze in parcheggi permanenti.

Sosta e decoro: nel centro storico solo aree dedicate, in città vietati i marciapiedi

Il nodo più “caldo” è quello del parcheggio, soprattutto nelle zone più delicate. Le linee guida introducono regole rigide:

  • nel centro storico si potrà sostare solo nelle aree prestabilite e segnalate;
  • nel resto della città sarà possibile lasciare i mezzi a bordo strada o negli spazi per moto e bici, ma con un divieto netto: mai sui marciapiedi.

La vera svolta, però, è il meccanismo di chiusura del noleggio: a fine corsa l’utente dovrà scattare una foto obbligatoria per dimostrare che il mezzo è stato lasciato correttamente. Se la foto non c’è (o se non rispetta le regole), l’operatore non dovrà consentire la chiusura della corsa. In pratica: niente “parcheggio creativo” per liberarsi del mezzo e chiudere l’app.

A carico degli operatori c’è anche un obbligo operativo: i veicoli in sosta irregolare o pericolosa dovranno essere rimossi entro tempi prestabiliti.

Velocità sotto controllo: 6 km/h nel centro storico, 20 km/h altrove

Per la sicurezza, il Comune introduce limiti automatici di velocità:

  • 6 km/h nelle aree del centro storico
  • 20 km/h nel resto del territorio comunale

Non è un invito alla prudenza: è un vincolo tecnico. I mezzi dovranno avere una regolazione automatica che impedisca di superare i limiti, con l’obiettivo di proteggere soprattutto pedoni e utenti nelle zone più affollate e con spazi ridotti.

Servizio continuo e tecnologia a bordo

Le linee guida chiedono un servizio attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Tutti i mezzi dovranno essere identificabili con un codice univoco e dotati di GPS, sia per la gestione delle flotte sia per controlli e interventi in caso di sosta irregolare.

Due anni di prova: e poi si rivede tutto

La sperimentazione dura due anni e l’amministrazione si riserva di aggiornare le linee guida sulla base dei risultati: in altre parole, sarà un banco di prova per capire se la crescita dello sharing può convivere con decoro e sicurezza senza trasformare la città in una giungla di mezzi abbandonati.

Il messaggio finale è semplice: lo sharing resta, ma cambia pelle. A Genova, per muoversi “a due ruote” in modo condiviso, si potrà continuare a farlo — però con più regole, più controlli e meno scuse.


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