Economia Sindacale 

Caso RCM al “ribaltamento a mare”: dopo il licenziamento arriva la diffida ai sindacati e la richiesta di revocare lo sciopero

La protesta annunciata davanti ai cantieri di Sestri Ponente rischia di finire anche nelle aule di tribunale: l’azienda contesta la ricostruzione dei sindacati sul licenziamento di un delegato e chiede una rettifica immediata, sostenendo che le accuse su sicurezza e salute sarebbero infondate

Il caso esploso attorno ai cantieri collegati al “ribaltamento a mare” è entrato in una fase di scontro frontale: non solo sul piano sindacale, ma anche su quello legale. Dopo le denunce e le mobilitazioni annunciate dalle organizzazioni dei lavoratori, RCM Costruzioni ha messo nero su bianco una diffida formale indirizzata alle sigle di categoria dell’edilizia, contestando punto per punto ciò che era stato diffuso nei comunicati e ripreso nei giorni scorsi.

Due narrazioni opposte sul licenziamento

La miccia, come già emerso nel dibattito pubblico, è il licenziamento di un lavoratore indicato come delegato sindacale. Nella versione sindacale, il provvedimento sarebbe arrivato come conseguenza di segnalazioni su criticità legate alla sicurezza in cantiere (e, secondo quanto riportato, anche in un contesto di fragilità personale del lavoratore).

L’azienda, invece, ribalta l’impostazione: sostiene che il licenziamento sarebbe stato disposto per giusta causa, legato a un comportamento ritenuto grave e tale da far venir meno il rapporto di fiducia. Nella diffida viene anche evidenziato che le organizzazioni sindacali sarebbero state informate delle ragioni del provvedimento tramite comunicazioni precedenti e che, proprio per questo, le accuse diffuse pubblicamente verrebbero considerate non solo errate, ma anche lesive.

Il nodo dei cantieri: Sestri Ponente e Rio Molinassi

Uno dei passaggi più delicati riguarda il riferimento ai luoghi di lavoro. RCM sostiene che nella comunicazione sindacale e nella discussione pubblica si sarebbe creata confusione tra cantieri diversi, con committenti differenti. Nella ricostruzione aziendale, il lavoratore interessato dal licenziamento non sarebbe stato impiegato nel cantiere indicato come teatro delle criticità, ma in un’altra commessa. Questo punto viene utilizzato dall’azienda per sostenere che l’intera impostazione delle accuse sulla sicurezza sarebbe priva di riscontri.

Sciopero e presidio: la richiesta di stop immediato

Nella diffida l’azienda chiede una rettifica immediata delle affermazioni considerate false e, soprattutto, la revoca dello sciopero e del presidio annunciati ai cancelli di Sestri Ponente. RCM sostiene che bloccare un cantiere di lavori pubblici su presupposti ritenuti infondati sarebbe un atto illegittimo e potenzialmente dannoso, sia per la produttività sia per i costi, con possibili conseguenze anche sul piano delle responsabilità.

La minaccia di azioni legali

Il tono del documento è netto: l’azienda fa sapere che, se non dovesse arrivare una correzione formale, si riserverebbe di procedere per vie legali, sia in sede civile sia penale, ritenendo di essere stata colpita da accuse diffamatorie.

Cosa può succedere adesso

A questo punto la partita si gioca su due piani paralleli: da un lato la mobilitazione sindacale e la richiesta di chiarimenti sulle condizioni di lavoro, dall’altro l’impostazione aziendale che mira a spostare il baricentro sulla legittimità del licenziamento e sulla contestazione delle affermazioni pubbliche. Il rischio concreto è una doppia escalation: scontro nei cantieri e contenzioso in tribunale.


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