Fatture false per mezzo milione e prestanome: scatta la confisca dopo le condanne

Eseguita dalla guardia di Finanza la confisca patrimoniale nei confronti di tre imprenditori attivi nelle ristrutturazioni: l’inchiesta è partita da una verifica fiscale e ha ricostruito l’uso di fatture per operazioni inesistenti per 543.987 euro, oltre a presunti prestanome. Il denaro è stato sequestrato sui conti e versato al Fondo Unico Giustizia

Una verifica fiscale che porta a un processo, e dal processo a una confisca. È la sequenza che ha portato, nei giorni scorsi, all’esecuzione di un provvedimento patrimoniale disposto dal Tribunale nei confronti di tre imprenditori che operavano, tramite una società in accomandita semplice a carattere familiare, nel settore delle ristrutturazioni edilizie.

L’attività investigativa, condotta dai militari del Comando Provinciale della guardia di Finanza, è nata da controlli fiscali svolti dalla Compagnia competente sul territorio. Secondo quanto ricostruito, dagli accertamenti sarebbe emerso un meccanismo basato sul sistematico inserimento, nelle dichiarazioni ai fini delle imposte dirette e dell’imposta sul valore aggiunto, di fatture relative a operazioni inesistenti per un importo complessivo di 543.987 euro.
Il presunto schema avrebbe fatto leva anche su soggetti “prestanome” e su documentazione che risultava formalmente emessa da imprenditori di diverse regioni italiane. Proprio questi ultimi, sentiti nel corso degli atti, avrebbero però disconosciuto qualsiasi rapporto commerciale con la società riconducibile ai tre.
Al termine della verifica, i tre sono stati segnalati alla Procura per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. L’iter giudiziario si è poi concluso con il riconoscimento di responsabilità in sede penale: due imputati sono stati condannati in via definitiva a un anno e undici mesi di reclusione, il terzo a un anno e quattro mesi, con l’applicazione di pene accessorie come l’interdizione dai pubblici uffici, dagli uffici direttivi di persone giuridiche e imprese e il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione per un anno.
Sulla base delle sentenze definitive è arrivato anche il capitolo economico: è stata disposta la confisca, anche per equivalente, fino alla concorrenza di 233.928 euro, somma indicata come profitto del reato. Il provvedimento è stato eseguito sui conti correnti intestati agli interessati e le somme sono state versate al Fondo Unico Giustizia.
L’operazione rientra nelle attività di polizia economico-finanziaria mirate a colpire le frodi fiscali più rilevanti: non solo per recuperare risorse sottratte all’erario, ma anche per contrastare distorsioni del mercato come la concorrenza sleale che penalizza imprese e operatori che rispettano le regole.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.