Anpi Genova: «L’assalto di Chiavari non è una bravata, chi inneggia al Duce è fascista»

L’associazione partigiani attacca Balleari e FdI: «Grave minimizzare, si faccia piena luce su chi organizza questi attacchi»


L’Anpi di Genova interviene con durezza sul caso dell’assalto alla Sala Gramsci di Chiavari, sede del Partito Democratico e dell’Unione Donne in Italia, avvenuto nella notte tra sabato e domenica: vetrate sfondate, e interni devastati. I vandali sono arrivati davanti alla sede urlando slogan come «noi siamo i camerati» e «duce, duce!».

Al centro della polemica non c’è solo il raid – definito da più parti “squadrista” – ma anche quanto accaduto questa mattina in Consiglio regionale. Il segretario ligure di Rifondazione comunista, Jacopo Ricciardi, ha denunciato come «vergognosa» una battuta dell’addetto stampa del presidente dell’assemblea, Stefano Balleari, che, rivolgendosi ai lavoratori della sanità in presidio, avrebbe ironizzato sull’antifascismo chiedendo: «Fascismo come a Chiavari e a Sestri Ponente?».
Balleari, con una nota, è tornato proprio sul danneggiamento della sede Pd di Chiavari sostenendo che, alla luce di una lettera di scuse recapitata nella redazione chiavarese de “Il Secolo XIX” da un uomo incappucciato, non si potesse parlare di “matrice politica”. Una posizione che per l’Anpi e per una larga parte del fronte democratico arriva «con una fretta sospetta».
Secondo l’Associazione nazionale partigiani, quella lettera – anonima, consegnata in maniera anonima e nella quale gli autori sostengono di aver agito da ubriachi e senza motivazioni ideologiche – non può bastare a derubricare l’episodio a semplice bravata. «Chi rivendica slogan fascisti, chi scrive il nome del Duce su una sede politica, si qualifica da solo – è, in sintesi, il ragionamento dell’Anpi –: non è “solo ubriaco”, è fascista. E proprio per questo non può essere liquidato con una risata».
L’associazione ricorda come, quella notte, gli aggressori non si siano limitati a rompere vetrine o mobili, ma abbiano colpito un luogo simbolico, la Sala Gramsci, dedicata al leader comunista incarcerato dal regime e punto di riferimento delle forze democratiche del territorio. «Non c’è nulla di innocuo in un gesto che, oltre al danno materiale, porta con sé un evidente messaggio politico – sottolineano dall’Anpi –. È inaccettabile che si parli di “falso allarme antifascista”: il fascismo ha portato il Paese in guerra, ha riempito carceri e confini, ha perseguitato oppositori e minoranze. Non è materia su cui scherzare».
Nel mirino dell’Anpi finisce anche il clima creato da una parte della destra, accusata di voler archiviare troppo in fretta episodi che richiamano esplicitamente l’immaginario del Ventennio. Viene ricordato come, tra i riferimenti di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, figuri ancora Giorgio Almirante, ex gerarca della Repubblica Sociale Italiana. «Ci si scandalizza per chi denuncia la matrice fascista – osservano i partigiani – ma non per chi continua a richiamarsi a figure legate alle fucilazioni dei partigiani e alle deportazioni».
Da qui l’appello finale: «Dovrebbe essere interesse di tutti, a cominciare dalle istituzioni, sapere chi organizza questi attacchi che poi qualcuno prova a smentire a posteriori. Non bastano lettere anonime per archiviare il caso. Confidiamo nel lavoro delle forze dell’ordine perché siano accertate fino in fondo le responsabilità e perché sia chiaro che in una democrazia nata dalla Resistenza non c’è spazio per chi rimette in circolo simboli e parole del fascismo».
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