Enti Pubblici e Politica 

Fiab: «Le pedonalizzazioni servono a migliorare la città, non a chiuderla per un giorno»

Secondo l’associazione, molti Municipi hanno trasformato le domeniche senz’auto in eventi una tantum. «Serve una visione urbana moderna, europea e condivisa»

Le domeniche senz’auto volute dal Comune per sperimentare nuove pedonalizzazioni rischiano di trasformarsi in semplici eventi occasionali, lontani dallo spirito originario dell’iniziativa. È la critica avanzata da FIAB Genova, che ha analizzato le proposte arrivate dai nove Municipi dopo l’invito di Palazzo Tursi a individuare, per una domenica al mese, una strada o una piazza da chiudere al traffico.

L’associazione, che ha raccolto le proprie valutazioni in un dossier tecnico disponibile online, ricorda come il mandato del Comune prevedesse sperimentazioni concrete, realistiche e potenzialmente replicabili, finalizzate a restituire lo spazio pubblico alle persone e a favorire la partecipazione della cittadinanza. L’idea, presentata a fine settembre dagli assessori Emilio Robotti e Francesca Coppola, era quella di costruire un calendario unico per tutta la città, con chiusure coordinate nei diversi quartieri e l’obiettivo di creare, contemporaneamente, più luoghi temporaneamente liberati dalle auto. “Dobbiamo avere il coraggio di guardare la città in modo diverso, riprendendoci lo spazio pubblico”, avevano sottolineato gli assessori.

Secondo FIAB, però, non tutti i Municipi hanno colto questo spirito. In diversi casi, al posto di veri test di riqualificazione urbana, sono stati semplicemente agganciati all’iniziativa eventi già programmati, spesso con chiusure di tratti molto estesi o complessi da gestire, lontani dall’idea di una pedonalizzazione strutturale. È il caso, ad esempio, del Municipio VIII, che il 23 novembre ha chiuso una piazza in occasione di una manifestazione per la Giornata contro la violenza sulle donne: iniziativa giudicata “meritoria”, ma non coerente con la logica di sperimentazione urbana delineata dal Comune.

FIAB richiama anche le posizioni esplicite di chi, come la presidente del Municipio Medio Levante, Anna Palmieri, si è detta “contraria da sempre alle pedonalizzazioni perché chiudere alcune strade significa provocare disagi in altre vie”. Una linea che, per l’associazione, appare in contrasto con le esperienze europee. Il presidente Romolo Solari osserva che, in molte città del continente, le pedonalizzazioni funzionano non solo nei centri storici ma anche nei quartieri periferici, dove spazi verdi, piste ciclabili e isole pedonali hanno contribuito a migliorare la qualità della vita. A confronto, sottolinea FIAB, persino quartieri benestanti come Albaro non raggiungono quegli standard, mentre aree come Foce e San Martino vivono un “delirio di auto e moto parcheggiate ovunque”, segno di un forte squilibrio nella gestione dello spazio pubblico.

L’associazione respinge l’idea che questa situazione sia un argomento contro le pedonalizzazioni: al contrario, la considera la prova che servono politiche più coraggiose ed equilibrate. Per supportare il proprio giudizio, FIAB ha raccolto oltre cinquanta schede di valutazione sulle proposte dei Municipi, compilate dai soci nei vari quartieri, e ha elaborato un indice sintetico che misura attrattività pedonale, sicurezza, benefici per il quartiere, continuità con altri spazi pedonali o ciclabili, vitalità sociale e fattibilità percepita. Ne è uscito un quadro definito “moderato”, senza punteggi massimi e con una sola proposta classificata come di bassa priorità.

Al vertice della graduatoria figura la pedonalizzazione di via Pendola, nel Municipio III, da anni sostenuta dal Comitato San Fruttuoso. Tra gli interventi da testare, FIAB segnala piazza Leopardi nel Municipio VIII, via Poli nel Municipio V, via Piacenza nel Municipio IV, via Giovannetti nel Municipio II, via Vado nel Municipio VI, il controviale di via Giannelli nel Municipio IX e via Sabotino nel Municipio VII. Chiude la lista piazza Manin, nel Municipio I, penalizzata – secondo l’associazione – non tanto per la pedonalizzazione in sé, quanto per la scelta del tratto centrale, giudicato isolato rispetto alle attività commerciali e poco funzionale come esperimento.

Nel suo documento, FIAB affronta anche il ruolo dei commercianti, evidenziando come in alcuni casi le scelte dei Municipi sembrino condizionate da una “tradizionale contrarietà” di una parte del commercio a zone a traffico limitato e aree pedonali. L’associazione ricorda che “in nessuna grande città europea il commercio è stato danneggiato da spazi più vivibili”, ma anzi vie pedonali e piazze liberate dalle auto tendono ad attirare più persone e potenziali clienti. In strade dove la sosta in superficie è già fortemente limitata, come via Roma o via XX Settembre, FIAB fatica a comprendere la resistenza a interventi che potrebbero aumentare sicurezza e presenza di pedoni.

Guardando alle prossime tappe delle domeniche senz’auto, l’associazione auspica che i Municipi colgano l’occasione non come un semplice adempimento, ma come una “palestra di cittadinanza attiva” in cui osservare, sperimentare e correggere. L’obiettivo, ribadisce FIAB, deve essere quello di costruire spazi pubblici più semplici da vivere, più sicuri e più accoglienti. “Genova ha urgente bisogno di una visione urbana che riduca il traffico e restituisca spazio alle persone”, afferma la nota, precisando di non chiedere chiusure totali ma sperimentazioni ragionate, con accesso garantito alle biciclette, al trasporto pubblico e con carico e scarico merci regolati in precise fasce orarie.

Solo in questo modo, conclude FIAB Genova, la città potrà imboccare davvero la strada di una trasformazione “moderna, europea e finalmente umana”, in cui le pedonalizzazioni siano viste non come un’eccezione festiva di un giorno, ma come un tassello stabile di una nuova idea di spazio urbano.


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