Cultura 

I Quinzio, la “ditta di famiglia” che ha dipinto la città borghese tra Ottocento e primo Novecento – VIDEO e FOTO

Un tesoro ritrovato nelle civiche collezioni e svelato grazie a una mostra in tre sedi: a Palazzo Rosso, alla Gam a e all’Accademia Ligustica. Racconta di un padre e dei suoi figli che furono pittori, frescanti, ritrattisti e scultori. Hanno lasciato un’impronta profonda nella Genova borghese che stava vivendo un fortunato momento economico e di grandi mutazioni urbanistiche

L’anno che Genova dedica all’Ottocento si arricchisce di un nuovo capitolo: una grande mostra diffusa che racconta la storia e l’arte della famiglia Quinzio, un vero “marchio di fabbrica” della pittura e della scultura cittadina tra secondo Ottocento e primo Novecento.

Fino a domenica 14 dicembre l’esposizione sarà visitabile ai Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso e alla Galleria d’arte moderna di Nervi; dal 2 ottobre al 14 dicembre il percorso si completa all’Accademia Ligustica di Belle Arti. Tre sedi, un unico racconto che mette al centro Giovanni Quinzio e i figli Antonio Orazio e Tullio Salvatore, pittori, frescanti, ritrattisti e scultori che hanno lasciato un’impronta profonda nella Genova borghese.

Tra fine Ottocento e primo Novecento Genova viveva un forte periodo di crescita economica: da ex repubblica marinara si stava trasformando in un moderno polo industriale e finanziario. L’industria pesante, sospinta dalla corsa agli armamenti e dalle commesse pubbliche, superò la crisi del 1907 e si espanse ulteriormente con la Prima guerra mondiale. Sul fronte finanziario, la città ospitava la prima Borsa d’Italia e un sistema bancario attivo su scala nazionale, con la Banca di Genova impegnata in importanti investimenti anche a Napoli e Roma. Il porto restava un nodo commerciale strategico per l’importazione di materie prime come cotone e lana, confermando la vocazione mercantile della città.

I Quinzio operarono proprio tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in cui la città stava cambiando. Per fare qualche esempio concreto, la circonvallazione a monte è stata aperta nel 1913. L’urbanizzazione dell’area a monte della circonvallazione avvenne nel periodo iniziale del Novecento, con interventi edilizi da parte della borghesia locale. I palazzi di via XX Settembre sono stati costruiti tra il 1892 e il 1913, a seguito di un progetto di riqualificazione urbana che ha trasformato la preesistente area di Via Giulia

In questo contesto economico e sociale cittadino, i Quinzio si distinguevano per la loro abilità nella decorazione ad affresco di palazzi e chiese, combinando la tradizione tardobarocca con un approccio più moderno e realistico. Realizzarono importanti cicli pittorici, specialmente ad affresco, decorando palazzi come Lercari Parodi e Spinola Gambaro a Genova e chiese in tutta la regione. Anche la loro attività in scultura è notevole. Giovanni e Antonio Orazio ebbero ruoli di rilievo come direttori delle Gallerie di Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, mentre Tullio Salvatore fu tra i fondatori della Società Brignole-Sale.

All’epoca erano noti per la loro capacità di unire rigore accademico e libertà espressiva, con uno sguardo eclettico e moderno che si concentrava su colore, luce e composizione. Hanno lasciato un’impronta indelebile sull’arte ligure. Poi, con gli anni, il loro ruolo è stato dimenticato dal “grande pubblico”, ma gli storici dell’arte non hanno mai perso di vista il loro ruolo. Il ritrovamento dell’intera collezione della loro bottega negli archivi comunali ha suscitato grande entusiasmo e ha immediatamente spinto gli storici dell’arte dei musei comunali a pensare un’esposizione per riportare l’opera della famiglia di artisti.

«Con questo progetto – sottolinea l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari – entriamo nel vivo della stagione autunnale dell’anno dell’Ottocento, riportando alla luce un patrimonio di qualità altissima, in parte ancora inesplorato. Molte opere sono presentate per la prima volta e numerosi pezzi sono stati restaurati proprio per l’occasione».

La mostra coinvolge, oltre alle tre istituzioni museali, anche alcuni palazzi storici della città: palazzo Lercari Parodi e palazzo Spinola Gambaro in Strada Nuova.

Realismo, luce e grandi cantieri cittadini

Figli di una tradizione accademica ancora legata al tardo neoclassicismo, i Quinzio ne rispettano i codici ma li spingono oltre, accogliendo le istanze dell’eclettismo post-unitario, l’interesse per l’esotico, la curiosità verso il verismo e il naturalismo, soprattutto nell’uso del colore e della luce.

A Genova diventano ben presto un’alternativa apprezzata rispetto ai pur celebrati Nicolò Barabino e Santo Bertelli, interpretando il gusto di una committenza borghese che chiede rappresentanza, modernità e decoro per la “nuova” città.

Il loro nome ricorre nei principali cantieri dell’epoca: dagli affreschi nei palazzi Lercari Parodi e Spinola Gambaro alla decorazione della chiesa dell’Immacolata in corso Buenos Aires; dai dipinti storici e celebrativi realizzati per il palazzo genovese della Banca d’Italia fino al grande cantiere del Vittoriano a Roma.

Accanto ai grandi cicli pubblici, l’attività di ritrattisti occupa un posto di rilievo: volti intensi, sguardi colti nell’immediatezza, attenzione al dettaglio psicologico. È una pittura che tiene insieme il verismo ottocentesco e una libertà quasi impressionista, destinata a influenzare più di una generazione di artisti liguri.

Acquarelli, bozzetti e sculture: il “dietro le quinte” della bottega

Il percorso espositivo – curato da Martina Panizzutt e Margherita Priarone per Palazzo Rosso, Elena Putti per la GAM e Giulio Sommariva per l’Accademia Ligustica – alterna dipinti finiti, bozzetti preparatori, sculture e acquarelli.

Particolarmente ricca è la sezione dedicata alle prove su carta: fogli minuziosi e altri rapidissimi, macchie di colore che anticipano la freschezza degli affreschi, studi di figure e architetture. Una sorta di “dietro le quinte” della bottega Quinzio che permette al visitatore di seguire il passaggio dall’idea al progetto e dal progetto all’opera definitiva.

Non mancano i pezzi iconici, come il ritratto in bronzo del principe Oddone di Savoia, accanto a numerosi lavori meno noti ma di straordinaria qualità cromatica.

Una firma diffusa tra Genova e le riviere

La mostra innesca una serie di percorsi sul territorio, dal centro alla costa: tra le tappe suggerite, la chiesa della Consolazione in città e le parrocchiali dei Santi Nicolò ed Erasmo a Voltri, San Martino a Pegli, San Michele di Pagana, San Bartolomeo della Ginestra a Riva Trigoso e San Giorgio a Moneglia.

Qui i Quinzio appaiono come forse gli ultimi grandi frescanti della scuola genovese, capaci di dare continuità alla tradizione tardobarocca con grandi superfici dipinte, forti contrasti di colore e composizioni dinamiche, in sintonia con il revival di Tiepolo in voga all’epoca.

Direttori, accademici e custodi del lascito Galliera

La famiglia Quinzio non fu solo protagonista dei cantieri pittorici, ma ebbe anche un ruolo chiave nelle istituzioni culturali nate attorno alle donazioni della Duchessa di Galliera.

Giovanni e Antonio Orazio furono, uno dopo l’altro, direttori delle Gallerie di Palazzo Rosso e Palazzo Bianco: il primo dal 1894 al 1918, il secondo dal 1918 al 1928. Tullio Salvatore, nel 1911, fondò la Società Brignole-Sale, con il compito di vigilare sul corretto impiego del lascito della Duchessa.

Il primo incarico di Giovanni come direttore fu la compilazione di un inventario monumentale delle opere conservate nelle Gallerie, la prima ricognizione sistematica del patrimonio museale cittadino: un documento che, ancora oggi, è una fonte fondamentale per ricostruire la storia delle collezioni civiche.

Realizzata in collaborazione con la Soprintendenza e l’Università di Genova, la mostra sull’“Ottocento dei Quinzio” invita così a ripensare Genova come una grande officina artistica di fine secolo, in cui una famiglia di pittori e scultori ha saputo intrecciare tradizione e modernità, lasciando sulle pareti di chiese, palazzi e musei la traccia inconfondibile del proprio stile.


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