Oggi a Genova 

Crisi Amt tra tribunale e scontro sulle tariffe, si alza lo scontro politico. Udienza sulla composizione negoziata, indagine della Procura e possibile ricorso Gavuglio

In consiglio comunale l’ex vicesindaco Piciocchi accusa la giunta di aver imposto gli aumenti senza confronto e di aver esautorato il Consiglio sulla crisi Amt, il vicesindaco Terrile replica evocando i conti in rosso e debiti esplosi ereditati e rivendica la nuova politica tariffaria come scelta necessaria per salvare l’azienda

Venerdì è in calendario l’udienza al Tribunale di Genova nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi. Davanti alla giudice Chiara Monteleone sfileranno i vertici del Consiglio di amministrazione, i legali dell’azienda di trasporto pubblico, gli eventuali creditori e il professionista nominato dalla Camera di commercio, il commercialista che ha esaminato il piano di risanamento e ne ha redatto la relazione tecnica. Sulla base di quel documento la magistrata dovrà decidere se confermare o meno le misure protettive a tutela della società, ma la decisione non è attesa già per venerdì: servirà tempo per valutare gli elementi raccolti.

Sul caso, intanto, continua a muoversi anche la Procura. Il fascicolo, nato come indagine esplorativa in seguito agli articoli di stampa sui bilanci in perdita e sulle presunte irregolarità nella gestione dell’ex Cda, è stato affidato al sostituto procuratore Marcello Maresca, coordinatore del gruppo specializzato in reati economici.

Proprio in questo contesto si inserisce l’incontro in Procura tra il procuratore capo Nicola Piacente, il vicesindaco Alessandro Terrile e il segretario generale di Palazzo Tursi, Pasquale Criscuolo: un vertice che potrebbe portare a un’accelerazione dell’inchiesta e a un quadro più definito sulle responsabilità, se ve ne saranno, nella gestione della partecipata.

Parallelamente, si profila quasi certa l’impugnazione del licenziamento da parte di Ilaria Gavuglio, che dovrebbe rivolgersi al giudice del Lavoro per chiedere di verificare la legittimità della sua rimozione ai vertici di Amt. Un tassello in più in una vicenda che, tra tribunale civile, Procura e vertenze personali, si annuncia ancora lunga e complessa per il trasporto pubblico genovese.

Ieri, in consiglio comunale, Pietro Piciocchi, capogruppo di Vince Genova (ex vicesindaco e assessore al Bilancio delle giunte Bucci), ha criticato in aula il metodo con cui è stato deciso l’adeguamento delle tariffe Amt, più che il merito del provvedimento.

Ha ricordato che la decisione è stata annunciata il 22 ottobre in conferenza stampa dal sindaco, senza alcun confronto preventivo né in Consiglio comunale né in Consiglio metropolitano, che è l’organo formalmente competente sulle tariffe. Ha sottolineato che, nonostante la richiesta di discutere il tema da oltre un mese, inizialmente è stato risposto che la materia non fosse di competenza del Consiglio comunale e, successivamente, che non fosse un argomento “di attualità”, come se la scelta fosse già stata definitivamente assunta.

Piciocchi ha parlato di evidente riluttanza della nuova amministrazione ad affrontare la questione in aula, preferendo – a suo dire – usare stampa e media come strumento di propaganda contro la precedente giunta. Ha inoltre ricordato di aver chiesto due mesi fa alla Segreteria generale una motivazione giuridica sull’esclusione del Consiglio comunale dal percorso di composizione negoziata della crisi di Amt, perché ritiene in gioco le prerogative dei consiglieri e la necessità di avere procedure “blindate” anche sul piano formale.

Per tutte queste ragioni ha chiesto che il Consiglio possa discutere compiutamente di un tema che ha un impatto diretto e rilevante su molte famiglie genovesi.

Così ha risposto l’attuale vicesindaco e assessore al Bilancio Alessandro Terrile

Lo dico sinceramente – forse perché da mesi dedico una parte importante delle mie giornate ad affrontare la crisi di AMT – ma sono un po’ allibito. Allibito perché la discussione che ho sentito oggi dai banchi della minoranza sembra rimuovere, non tenere conto, delle condizioni di contesto: cioè della situazione di crisi che il 23 giugno il Collegio sindacale ha fatto emergere alla città, agli amministratori del Comune di Genova, ai lavoratori, agli utenti.

Guardate che non stiamo parlando di una disputa tra contabili chiusi in una stanza fumosa. Non è questo la crisi di AMT. La crisi di AMT è che, a fine giugno/inizio luglio, non c’erano i soldi per arrivare a fine mese.

Lo dice Deloitte – quindi non il Partito comunista cinese, ma Deloitte. Deloitte scrive, nei suggerimenti a un’azienda pubblica, che si può, oltre a procrastinare i pagamenti ai fornitori, quindi non pagare i fornitori, spostare a settembre la rata di pagamento della polizza assicurativa. Ottimo, no? Un’azienda pubblica con 3.000 dipendenti e più di 1.000 mezzi che cosa fa? Non paga la rata assicurativa, la sposta un po’ più avanti. E aggiunge: precisiamo che anche tali azioni non sono tuttavia sufficienti per arrivare alla fine del mese di luglio.

Quindi, signori, il tema non era tenere gli ascensori gratis o non gratis: il tema era chiudere gli ascensori. Perché alla fine del mese di luglio non c’erano i soldi per pagare il gasolio, le assicurazioni, i dipendenti, i mutui. Questa era la situazione.

E non è finita: AMT, ancora oggi, perde tra i 4 e i 5 milioni al mese. Non è facendo un nuovo ricorso al credito bancario che si risolve il problema. Perché, anche se si fosse continuato – e questo stava facendo l’azienda – a “ingannare” gli istituti di credito, non ci sarebbe stata la provvista per rimborsare quei denari. E faccio un esempio.

Nel 2016 AMT fatturava 176 milioni e aveva un monte debiti (banche più fornitori, che è la parte principale) di 42 milioni, circa il 23% del fatturato. Nel 2023 – bilancio approvato, l’ultimo approvato da voi – aveva 96 milioni di debiti su 246 milioni di fatturato. Nel 2024 arriva ad avere 219 milioni di fatturato e 147 milioni di debito tra banche e fornitori: siamo passati dal 23% al 67% del fatturato. Questo è il “gioiellino” che ci avete consegnato. E noi, dal 23 giugno, ogni giorno stiamo cercando di risolvere il problema. Ogni giorno.

In più abbiamo trovato 100 filobus posteggiati tra campi e un’area in Piemonte, per cui paghiamo anche centinaia di migliaia di euro all’anno. Non solo: i primi di questi filobus hanno già dovuto fare il collaudo senza aver percorso neanche un chilometro, perché è passato un anno. Abbiamo dovuto rimorchiarli con il carro attrezzi perché non hanno motore a combustione: per risparmiare si è fatta la scelta di acquistare filobus solo a trazione elettrica, e quindi li abbiamo dovuti trainare uno per uno per portarli al collaudo. Quando entreranno in servizio, probabilmente la garanzia sarà già finita e, quando si guasteranno, pagheranno ancora una volta i cittadini genovesi.

E allora arriviamo alla tariffa. Su questo ci siamo assunti la responsabilità. Dite quello che volete, ma non ci manca il coraggio di metterci la faccia: non manca alla sindaca, non manca alla giunta. Cerchiamo di risolvere i problemi anche a costo del dissenso. Perché quando ci viene detto che non ci sono i soldi per pagare i dipendenti, non ci sono i soldi per far andare autobus, filobus e ascensori, siamo dovuti intervenire.

Siamo intervenuti adottando, in Consiglio di amministrazione di AMT – anzi, in assemblea dei soci – una nuova politica tariffaria. Diciamola tutta: la Città metropolitana non ha mai votato una politica tariffaria puntuale, ha votato un mandato al Consiglio di amministrazione di AMT ad adottare una politica tariffaria. Questo è avvenuto a novembre 2023. L’anno scorso, quando si è arrivati alla scadenza, quella politica doveva durare un anno: non c’è stata una nuova deliberazione. Il Comune si è presentato in assemblea dei soci e ha detto: andiamo avanti da dicembre ad aprile. Ad aprile si è ripresentato e ha detto: andiamo avanti da aprile a settembre.

L’abbiamo discussa qui in Consiglio comunale, la proroga? Qualcuno è venuto qui a spiegare come stavano andando le cose, se bene o male? No. Si è andati in assemblea dei soci e si è proseguito con la proroga. Allo stesso modo, rilevando l’estrema gravità della situazione, siamo andati in Consiglio comunale, siamo andati in assemblea dei soci e abbiamo modificato – con lo stesso mandato ricevuto da Città metropolitana – la politica tariffaria.

Vi sfido a portare una tabella approvata dalla Città metropolitana in cui ci sia un elenco di codici e tariffe. Nessuna. C’era un mandato all’assemblea dei soci e all’azienda di approvare una politica tariffaria: questo abbiamo fatto.

Però non è un fulmine a ciel sereno. Il 14 marzo gli uffici del Comune di Genova, due dirigenti, scrivevano a tutti: all’azienda, al vicesindaco Piciocchi, all’assessore alla Sicurezza, al segretario generale, al direttore dei servizi finanziari. Scrivevano che la società aveva trasmesso i dati di pre-consuntivo al 31 dicembre 2024, risultati in forte peggioramento rispetto alle proiezioni inviate; emergeva una rilevante diminuzione dei ricavi, un forte incremento dei costi di produzione, una situazione di flusso di cassa in peggioramento. Il saldo operativo era passato da -6 milioni a -51 milioni. Questo è il 14 marzo 2025.

Cosa succede un mese dopo? C’è l’assemblea dei soci di AMT: il Comune si presenta e dice “va tutto bene”, proroghiamo di cinque mesi. Legge una dichiarazione: la nuova politica tariffaria sta funzionando molto bene, ha raggiunto le finalità previste e non sta portando alcun danno all’azienda. Queste sono le dichiarazioni del vicesindaco Piciocchi, un mese dopo aver ricevuto la lettera in cui si parlava di un forte peggioramento, di -51 milioni.

Allora io dico questo: noi ci assumiamo tutte le responsabilità di aumentare la tariffa, di aumentare l’IRPEF, ce le assumiamo tutte per salvare l’azienda e l’ente. Ce le assumiamo tutte. Però vi chiedo una cosa: attenzione. Perché io credo di trovarmi davanti a quella che si chiama “pseudologia fantastica”: l’abituale, prolungata e ripetuta produzione di mistificazioni, spesso di natura complessa e fantasiosa. C’è un libro di Katy Elizabeth Triad su questo, che consiglio di leggere.

Perché davanti alla realtà è facile negarla, è più difficile affrontarla. Noi la stiamo affrontando in tutte le sedi: in Consiglio comunale, in Consiglio metropolitano, ovunque. A difesa degli utenti, dei lavoratori e del patrimonio dell’ente. Perché AMT è un grande patrimonio, storico ed economico, del Comune, e noi faremo di tutto per sostenerla e custodirla


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