Genova, nuova giornata di blocchi ex Ilva: città spaccata e 11 km di coda in autostrada

Presìdi e sbarramenti a Cornigliano paralizzano ancora la viabilità. Sulla A10 tra Trafori e bivio A7 undici chilometri di coda, disagi anche su A7, A12 e A26. Tra solidarietà agli operai e rabbia per gli spostamenti impossibili, restano le ambulanze che vengono fatte passare ai varchi, ma restano intrappolate nel traffico


Genova si sveglia per il secondo giorno di fila sotto scacco della protesta dei lavoratori ex Ilva e del piano industriale che mette a rischio lo stabilimento di Cornigliano. Le strade del ponente e il nodo autostradale sono di nuovo al limite: la coda sulla A10 è arrivata a 11 chilometri e gran parte della viabilità cittadina è di fatto bloccata.

I presìdi in zona Cornigliano – con mezzi parcheggiati di traverso tra piazza Savio, strada Guido Rossa e via Cornigliano – continuano a spezzare in due la città. Intanto, sulle autostrade, la situazione è critica su tutte le direttrici: sulla A10 Genova–Savona si registrano 11 km di coda tra il bivio con la A26 dei Trafori e il bivio con la A7 verso Genova, oltre a forti incolonnamenti in entrata al casello di Genova Aeroporto, dove le manifestazioni in uscita proseguono.
Sulla A7 Serravalle–Genova ci sono 7 km di coda tra Genova Bolzaneto e Genova Sampierdarena in direzione del capoluogo, mentre sulla A12 Genova–Sestri Levante le code raggiungono i 5 km tra Genova Nervi e il bivio con la A7. Anche la A26 Genova–Gravellona Toce risente dei disagi, con 1 km di coda tra Masone e il bivio con la A10 verso Genova Voltri. Le entrate di Genova Est e Genova Aeroporto restano congestionate. Sul campo lavorano le pattuglie della Polizia Stradale e il personale di Autostrade per l’Italia, che invitano chi proviene da Savona e deve raggiungere Milano o Livorno a utilizzare proprio la A26 e poi la A7 come percorso alternativo.
Mentre il traffico va in tilt, la città si divide. Da una parte c’è chi appoggia senza esitazioni la mobilitazione, ricordando che in gioco ci sono centinaia di posti di lavoro e il futuro della siderurgia a Genova. Dall’altra crescono esasperazione e critiche: molti segnalano strade sbarrate da camion e autobus in sosta, spesso senza operai ai lati dei mezzi, e rivendicano il diritto di andare a lavorare, presentarsi a esami e visite già prenotati o rispettare appuntamenti professionali.
Sui social vengono rilanciate le proposte di spostare la protesta direttamente a Roma, davanti ai palazzi del Governo, perché – è l’accusa di chi è imbottigliato nel traffico – la città non può pagare ogni giorno il prezzo del braccio di ferro tra istituzioni nazionali e azienda.
Un capitolo a parte riguarda i mezzi di soccorso. Ai presìdi sindacali assicurano che le ambulanze vengono fatte passare quando arrivano ai blocchi, ma nella pratica – come già accaduto ieri – diverse unità del 118 restano impantanate nelle lunghe code a monte delle chiusure, costrette a procedere a passo d’uomo tra auto e tir fermi.
La sensazione, in queste ore, è quella di una città sospesa: solidale con gli operai e allo stesso tempo sfibrata da una paralisi che sembra non avere una data di fine, in attesa che dal governo arrivino risposte in grado di sbloccare sia la vertenza sia il traffico.
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