Ex Ilva, nuovo corteo in atto. La mobilitazione si allarga: Genova Antifascista, Calp, Avs e Potere al Popolo si schierano con gli operai

Reti sociali e forze politiche di sinistra accusano il governo di aver tradito le promesse sul rilancio della siderurgia e chiedono nazionalizzazione e un vero piano industriale. «Lavoratori presi in giro, la rabbia è comprensibile»

Mentre il corteo dei lavoratori ex Ilva continua a bloccare il ponente cittadino e il nodo autostradale (è in corso corteo che transita in via Albareto e via Siffredi in direzione di piazza Savio), attorno alla vertenza si allarga il fronte di chi esprime sostegno alle maestranze di Cornigliano e agli altri siti del gruppo. In poche ore sono arrivati i comunicati di Genova Antifascista, del Calp – Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali, di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e di Potere al Popolo, tutti con un denominatore comune: critica dura al governo e richiesta di una svolta radicale sulla gestione della siderurgia.

Genova Antifascista parla di operai che “alzano la testa” dopo «anni di bugie, ridimensionamenti e promesse mancate», denunciando non solo i piani dell’esecutivo, considerati una «sostanziale chiusura con migliaia di addetti in cassa integrazione», ma anche gli accordi sindacali del passato giudicati penalizzanti. Nel documento si ricorda che, quando la misura è colma, «i lavoratori possono far traballare poltrone oltre che paesi», ed esprime piena solidarietà agli operai di Genova e Taranto.




Il Calp, Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali, sottolinea la continuità di una stessa condizione di sfruttamento tra portuali e siderurgici: non solo vicinanza, ma «gli stessi nervi, sangue e cuore» della classe operaia genovese. Nel suo testo critica un mondo del lavoro «dimenticato da anni», tra precarietà, salari bassi, infortuni e condizioni degradate. La proposta è netta: nazionalizzare le grandi e medie industrie strategiche in crisi, investendo risorse pubbliche su impianti e lavoratori e lasciando sullo sfondo «schermaglie sindacali e giochi politici». Se sulla difesa dell’Ilva «sarà battaglia», il collettivo assicura che sarà «al fianco dei lavoratori fino all’ultimo».
Da AVS arriva una presa di posizione articolata. In una nota congiunta, le esponenti genovesi Giorgia Parodi (Europa Verde) e Simona Cosso (Sinistra Italiana) parlano di lavoratori «lasciati soli da anni» e pagati «sulla propria pelle» per scelte politiche sbagliate e continui cambi di rotta. Il bersaglio è il ministro Urso, accusato di aver provato a scaricare le responsabilità sulla città e sulla sindaca sul tema del forno elettrico, quando il vero nodo era – sostengono – «la totale assenza di un piano industriale credibile». Il numero ricordato è pesante: seimila posti di lavoro a rischio a livello nazionale, di cui mille a Genova. «Non si può gestire una vertenza così complessa a colpi di slogan – si legge – servono investimenti, programmazione, un piano che garantisca produzione, sicurezza e tutela ambientale».
Sulla stessa linea la capogruppo regionale di AVS Selena Candia, che parla di lavoratori «presi in giro» da un progetto di rilancio «mai credibile» e di tempo perso dietro annunci irrealistici. Candia definisce «assolutamente comprensibile» la rabbia degli operai e chiede l’immediata apertura di un confronto vero, «per arrivare a una proposta sostenibile e concreta», invitando le istituzioni di ogni livello ad ascoltare le richieste provenienti dai reparti.
L’ultimo comunicato è quello di Potere al Popolo, che rivendica una scelta di campo netta: «Noi stiamo con chi sciopera», scrive il movimento, ricordando che da marzo potrebbero essere «migliaia i lavoratori a rischio» e che Genova «non può permettersi» di perdere l’Ilva. Anche qui il giudizio sul governo è durissimo: il piano per il rilancio viene definito «un falso ideologico», privo di vera decarbonizzazione e finalizzato, secondo Potere al Popolo, a creare le condizioni per la vendita degli impianti ai privati «senza nessuna garanzia per i lavoratori». La soluzione indicata è la nazionalizzazione del gruppo, accompagnata da un piano di produzione “pulito” che salvi impianti, occupazione e salute delle comunità, «evitando contrapposizioni tra chi lavora in fabbrica e chi rivendica il diritto a un ambiente sano».
In mezzo alle code, ai blocchi e a una città spaccata tra solidarietà e disagi, la protesta di Cornigliano continua così a catalizzare adesioni e prese di posizione, diventando – per molte di queste realtà – il banco di prova del futuro industriale del Paese e del ruolo che lo Stato vorrà assumere nella difesa della siderurgia.
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