Acciaierie, l’appello dei vescovi di Genova e Tortona: «Serve un ripensamento sullo stop agli impianti del nord»

Monsignor Tasca e monsignor Marini chiedono al Governo di rivedere l’ipotesi di fermare la produzione negli stabilimenti settentrionali: «Scelta senza logica industriale, a rischio migliaia di famiglie e il futuro dell’azienda»

Un invito esplicito al Governo a cambiare rotta sul futuro di Acciaierie d’Italia. È quello che arriva dall’arcivescovo di Genova monsignor Marco Tasca e dal vescovo di Tortona monsignor Guido Marini, che in una nota congiunta intervengono sull’ipotesi, prospettata ai sindacati il 18 novembre, di fermare la produzione negli stabilimenti del Nord.

I due vescovi richiamano le parole pronunciate l’8 novembre da Leone XIV durante l’udienza per il Giubileo del mondo del lavoro, quando il Santo Padre ha ricordato che il lavoro deve essere «fonte di speranza e di vita», capace di esprimere creatività e contribuire al bene comune, auspicando un impegno condiviso delle istituzioni e della società civile per garantire occupazione stabile e dignitosa, in particolare alle giovani generazioni.
Alla luce di questo richiamo, la proposta di arrestare l’attività produttiva nei siti settentrionali di Acciaierie d’Italia viene definita «sorprendente» e priva di una reale logica industriale. Tasca e Marini ricordano come già nel comunicato delle diocesi di Genova e Tortona del 7 luglio 2025 fosse stato sottolineato che, nei siti del Nord, non vi sono motivazioni oggettive per un depotenziamento: gli impianti vengono giudicati ancora concorrenziali e le produzioni, anche per la loro qualità, pienamente collocate sul mercato.
Al centro della preoccupazione ci sono innanzitutto le migliaia di famiglie che verrebbero direttamente colpite da una decisione di fermata, ma anche le conseguenze più ampie su contratti in essere, credibilità industriale e possibilità di una futura vendita dell’azienda. Il mancato rispetto degli impegni presi, sottolineano i presuli, peserebbe sia sul piano economico sia su quello dell’immagine, indebolendo ulteriormente le prospettive del gruppo siderurgico.
Per queste ragioni, Tasca e Marini chiedono con forza un ripensamento e invitano a collocare le scelte sul futuro di Acciaierie d’Italia all’interno di un piano industriale nazionale credibile, che guardi alla siderurgia come a un asset strategico e non a un capitolo da chiudere. Un appello che intreccia dimensione sociale, economica e morale, ribadendo la centralità del lavoro come strumento di dignità, giustizia e speranza.
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