A Palazzo Ducale cala il sipario su “Benedett’Ottocento”: Genova guarda a Parigi per capire il suo XIX secolo

Giovedì 6 novembre 2025 alle 20.30, nel Salone del Maggior Consiglio, la conferenza di Jacopo Baccani “Parigi a Genova. Influssi d’Oltralpe in una città che si reinventa” chiude il ciclo promosso dalla Fondazione Ordine Architetti di Genova. Un percorso che ha raccontato come l’Ottocento abbia ridisegnato la città, preparando il terreno alle trasformazioni del Novecento che saranno al centro di “Maledetti Architetti” il 15 e 16 novembre


Genova, 3 novembre 2025 – L’Ottocento genovese torna protagonista, un’ultima volta, a Palazzo Ducale. Giovedì 6 novembre, alle 20.30, il Salone del Maggior Consiglio ospiterà l’incontro “Parigi a Genova. Influssi d’Oltralpe in una città che si reinventa”, affidato allo storico dell’architettura Jacopo Baccani, che di “Benedett’Ottocento” è anche il curatore. Con questa conferenza si chiude il ciclo a ingresso libero promosso dalla Fondazione Ordine Architetti di Genova per rileggere il XIX secolo cittadino non come una parentesi lontana, ma come la stagione che ha posto le basi della Genova moderna.
Il tema scelto per l’ultimo appuntamento è, non a caso, quello del confronto europeo. Genova dell’Ottocento è una città che mantiene un carattere forte – mercantile, portuale, ligure nella forma e nello spirito – ma che allo stesso tempo osserva ciò che accade oltre confine e lo rielabora. È nota e ben documentata l’influenza della comunità britannica, presente in città con capitali, imprese, stili di vita, ville e giardini. Meno raccontata è invece la presenza francese, fatta di modelli urbani, tecnologie, imprenditorialità e cultura che entrano in dialogo con la città dei Savoia. Proprio su questo versante “più discreto” dell’influsso europeo si concentrerà la lezione di Baccani, mostrando come Genova abbia saputo integrare suggestioni d’Oltralpe nei propri piani e nei propri edifici senza perdere riconoscibilità.
Un ciclo per capire la Genova di oggi
“Benedett’Ottocento” è stato costruito con un’idea precisa: dimostrare che la Genova che oggi conosciamo – col suo insieme di assi, palazzi pubblici, passeggiate, nuovi quartieri e rapporto col mare – nasce in gran parte nell’Ottocento. È il secolo in cui la città comincia ad allargarsi fuori dai confini storici, a ragionare di servizi e rappresentanza, a confrontarsi con le prime vere trasformazioni di scala urbana. Da qui la scelta di mettere insieme, negli incontri precedenti, architettura, urbanistica, paesaggio, società e cultura: l’Ottocento non è solo un fatto stilistico, ma un cambio di sguardo sulla città.
La conferenza su Parigi e gli influssi d’Oltralpe completa questo racconto con un tassello essenziale: Genova non cresce in isolamento, ma dentro una rete di modelli europei. Come altre città del continente, nell’Ottocento è chiamata a modernizzarsi: guardare alla Francia – che in quegli anni è laboratorio di boulevard, grandi assi, infrastrutture e architetture pubbliche – significa capire quali elementi la classe dirigente genovese abbia scelto di importare e quali invece abbia tenuto ai margini.
Dall’Ottocento al Novecento: il ponte con “Maledetti Architetti”
La chiusura di “Benedett’Ottocento” arriva a pochi giorni dall’avvio di “Maledetti Architetti” (15 e 16 novembre), la manifestazione organizzata dal Comune di Genova insieme alla stessa Fondazione Ordine Architetti e dedicata questa volta al Novecento. È un passaggio quasi naturale: se l’Ottocento ha posto il telaio della città moderna, il Novecento lo ha riempito, modificato, in alcuni casi contraddetto. Ed è significativo che i due appuntamenti siano così ravvicinati: prima si guarda all’origine delle trasformazioni urbane, poi si entra nelle architetture del secolo passato per capirne tensioni, sperimentazioni e, perché no, anche le polemiche che le hanno accompagnate.
In questo senso, la conferenza del 6 novembre è un vero preludio: mostra una Genova che già a metà Ottocento è capace di confrontarsi con le capitali europee e che non ha paura di innestare nel proprio tessuto elementi nuovi. Esattamente ciò che succede, con altri linguaggi e altri materiali, nel Novecento delle grandi opere, degli edifici direzionali e delle infrastrutture.
Perché tornare sull’Ottocento
L’intero ciclo ha avuto anche un’altra funzione: riportare al centro una stagione spesso schiacciata da due giganti della storia urbana genovese, cioè il centro storico dei Rolli da una parte e la stagione di Renzo Piano e del Porto Antico dall’altra. Tra questi due poli, l’Ottocento rischia a volte di passare in secondo piano, eppure è il momento in cui Genova si dota di nuovi spazi pubblici, rivede il rapporto tra mare e città, accoglie abitazioni borghesi e fabbricati ispirati ai modelli continentali, riorganizza le sue colline e apre a una visione più ampia del paesaggio urbano.
Parlare di influssi francesi significa allora parlare di tecnologie portate dall’estero, imprenditori d’Oltralpe che operano in città, soluzioni architettoniche che dialogano con quelle parigine, in un contesto in cui la Liguria è profondamente dentro le rotte commerciali e culturali del tempo. E significa sottolineare che l’identità genovese non è mai chiusa: è semmai un’identità che si rinforza confrontandosi.
Un invito aperto
La conferenza del 6 novembre è a ingresso libero fino a esaurimento posti: un’occasione per studiosi, architetti, ma anche per cittadini curiosi e appassionati di storia urbana, di vedere raccontata la città in modo diverso dal solito. Non solo vicoli e palazzi nobiliari, ma anche viali, sistemi insediativi nuovi, influenze straniere e scelte amministrative che ancora oggi si riflettono sulla mappa cittadina.
Con questo ultimo appuntamento, “Benedett’Ottocento” chiude il suo percorso, ma lascia un’eredità: guardare Genova con la lente lunga del tempo. Perché dietro ogni palazzo, ogni strada e ogni quartiere c’è un’idea, spesso nata nell’Ottocento, che ha dato forma alla città che viviamo oggi. E conoscere quell’idea è il primo passo per progettare, con consapevolezza, la Genova di domani.
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