«Qui non vi vogliamo»: caso di discriminazione ai danni di ragazzi stranieri in un supermercato. La denuncia della famiglia che ne ha la tutela legale

Il racconto di Stefano Reggiardo sui social: due ragazzi allontanati all’ingresso, seguiti e accusati di voler rubare. Uno di loro, minorenne in tutela, avrebbe mostrato i soldi, ma un addetto avrebbe ribadito di “non volerli dentro”. Chiamati i carabinieri, che invitano a formalizzare la denuncia. L’episodio richiama alla memoria i cartelli dei tempi bui del Novecento in Italia e in Europa

Un episodio definito «increscioso e vomitevole» da chi lo ha raccontato sui social sta scuotendo la città: in un supermercato genovese due ragazzi sono stati seguiti e cacciati appena varcata la soglia, tra accuse di furto e frasi discriminatorie. A riportarlo è Stefano Reggiardo, che spiega come uno dei due giovani — minorenne, in tutela legale presso la moglie Federica — fosse passato a comprare un pacchetto di patatine al termine di una giornata tra lavoro (al mattino) e scuola (al pomeriggio).

Secondo il racconto, un addetto li avrebbe apostrofati come ladri e allontanati. Il minore avrebbe mostrato il denaro, chiarendo di voler solo pagare la merce. A quel punto l’operatore, stando a quanto riferito, avrebbe replicato con toni ancora più duri: «Io qui non li voglio», riferendosi all’origine dei ragazzi. La scena sarebbe avvenuta sotto gli occhi della madre di Reggiardo, presente per fare la spesa.
Informata, Federica si sarebbe presentata per chiedere spiegazioni; l’uomo, racconta Reggiardo, avrebbe insistito sostenendo che «sono tutti uguali» e che fa entrare chi vuole, rifiutandosi di fornire le generalità. La donna avrebbe quindi contattato i carabinieri, che — sempre secondo la testimonianza — hanno consigliato di sporgere denuncia. La famiglia ha annunciato che lo farà.
«Il ragazzo non ce lo avrebbe nemmeno detto un po’ per la vergogna ed un po’ perché evidentemente abituato, ma il destino ha voluto che lì ci fosse mia madre» scrive Reggiardo.
Quanto accaduto non può non far pensare a pagine nere della storia europea, quando avvisi affissi in luoghi pubblici (negozi, parchi, teatri, cinema e ristoranti) riportavano in tedesco la scritta «Qui non vogliamo gli ebrei». Il divieto accomunava, talvolta, gli ebrei agli omosessuali o ai cani. «Quello che più trovo spaventoso – scrive Reggiardo – è che nel 2025 si debba assistere a un episodio degno della segregazione razziale negli stati uniti del 900′ oppure del razzismo che subivano i nostri bisnonni che andavano a lavorare in Belgio o in Svizzera». Un paragone forte, scelto per sottolineare come l’esclusione di persone in base all’origine sia inaccettabile in una comunità democratica.
«Sindaca Silvia Salis si impegni a trovare e mettere a disposizione le risorse necessarie perché i futuri genovesi non crescano come questi personaggi, che francamente mi fanno vergognare di essere loro concittadino», conclude Reggiardo.
Nel suo post, l’autore chiede inoltre che l’amministrazione cittadina rafforzi i percorsi educativi e di inclusione, affinché simili atteggiamenti non attecchiscano. In attesa degli esiti della denuncia e delle eventuali verifiche interne del punto vendita, resta il messaggio di fondo: nessuno può essere allontanato o umiliato in un esercizio pubblico per motivi etnici, religiosi o di aspetto.
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