Ambiente 

Bianchetti: la Liguria spinge a Bruxelles per riaprire la pesca, ma il nodo è la sostenibilità

Missione regionale ottiene un primo ascolto Ue sul “Piano pesche speciali”. Il bianchetto è novellame, vietato da norme italiane ed europee per ragioni ambientali con ricadute anche sociali: la pesca di avannotto di pesce azzurro limiterebbe le quantità di quest’ultimo (il cui costo è accessibile anche ai meno abbienti) e ne farebbe alzare i prezzi. Vale la pena?

La delegazione molto nutrita della Regione Liguria (con il vicepresidente Alessandro Piana, il capo di gabinetto Massimiliano Nannini, tecnici regionali, GAL FISH e associazioni di categoria) ha illustrato al nuovo Commissario europeo per Pesca e Oceani Costas Kadīs il Piano di gestione delle pesche speciali, chiedendo di valutare la riapertura della pesca al bianchetto nel periodo invernale. Dal confronto è arrivato un primo segnale: la Commissione attiverà un esame legale per capire se e come sbloccare, in parte e con regole, un’attività ferma dal 2010. Alla luce dei prezzi che avevano (e ipoteticamente avranno se la pesca sarà riaperta), la riapertura conviene senza dubbio ai pescatori. La domanda che è necessario porsi è se ne valga la pena per l’intera società anche a medio e lungo termine, visto che si tratta di novellame e che quindi i minuscoli pesciolini (piccoli di varie specie) pescati andranno a sottrarre individui adulti di “pesce povero” (come le acciughe o le sarde) che permettono anche ai meno abbienti di nutrirsi anche di pesce. Se la pesca di questi pesci adulti diminuirà, cresceranno anche i prezzi, come era successo quando la pesca era stata vietata. Vale la pena riaprirla per sostenere, è vero, una categoria, quella dei pescatori, in difficoltà, ma rischiando di danneggiare, oltre all’ambiente (quindi dall’ecosistema marino) anche le famiglie che non possono permettersi di campare di aragoste pur di dare ai più ricchi la possibilità di tornare a gustare i bianchetti?

Perché la pesca al bianchetto è stata vietata

Il bianchetto è novellame (avannotti di pesce azzurro). La cattura prematura incide sulla riproduzione e mette a rischio la biodiversità: le reti a maglia fitta intercettano non solo larve e giovanili di acciughe e sardine, ma anche altre specie immature, alterando l’equilibrio dell’ecosistema. Per queste ragioni, in Italia e in Europa sono stati adottati divieti stringenti: il quadro di riferimento (tra cui il Reg. Ue 1967/2006 per il Mediterraneo e la normativa nazionale) proibisce non solo la pesca, ma anche detenzione, sbarco, trasporto e commercializzazione del novellame.

Le conseguenze e le alternative

Il divieto ha bloccato pesca e vendita dei bianchetti su tutto il territorio nazionale (con sequestri quando emergono filiere illegali). Nel frattempo si sono sperimentate alternative più sostenibili e regolamentate – ad esempio il rossetto, che è un pesce adulto – per ridurre l’impatto sul ciclo vitale delle specie di interesse commerciale.

La mossa della Liguria: tradizione sì, ma con dati e paletti

La Regione sostiene che il proprio Piano di gestione, frutto di studi e monitoraggi pluriennali e già valutato positivamente sul piano metodologico in sede tecnico-scientifica, possa consentire deroghe mirate senza compromettere lo stato degli stock.

Ne vale la pena?

Solo se la riapertura è scientificamente dimostrabile come neutra (o quasi) per l’ecosistema, misurata nei volumi e reversibile in ogni momento. In mancanza di queste garanzie, il rischio è di compromettere la rigenerazione del pesce azzurro (con ricadute future su acciughe, sardine e catena trofica) per un beneficio economico limitato e di breve periodo.

In altre parole: la tradizione e il valore sociale della pesca al bianchetto contano, ma non possono prevalere sulla sostenibilità. La Regione ha tentato di far falere più di tutto “la tradizione culinaria” giustificando letteralmente l’apertura a specie di uccellini protetti con manuali di cucina di tradizione, ma la norma è stata per ora bloccata sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato che hanno concesso la sospensiva, in attesa del giudizio di merito) alle associazioni ambientaliste e animaliste che avevano presentato il ricorso.

La strada equilibrata potrebbe essere una sperimentazione pilota ultra-cauta, con paletti durissimi e verifiche trasparenti; se questi paletti non sono praticabili o i dati dicono che l’impatto resta alto, allora meglio puntare su specie alternative e su filiere davvero green, investendo nella diversificazione delle marinerie liguri e nell’attrattività gastronomica senza mettere in saldo il mare.


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