diritti e sociale 

«Stop ai bambini in carcere»: l’appello dei Garanti di Genova e Liguria

Dopo il caso della bimba di 18 mesi entrata a Pontedecimo con la madre, chiesto un “cuscinetto” cautelare: luoghi sicuri prima della convalida del GIP e, se necessario, trasferimento agli ICAM per evitare lo choc carcerario

Un caso che riaccende i riflettori sul trattamento dei minori quando un genitore è arrestato. A seguito dell’ingresso nel carcere di Pontedecimo di una bambina di un anno e mezzo insieme alla madre, raggiunta da ordinanza di custodia cautelare in attesa di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari, i Garanti dei diritti delle persone private e ristrette nella libertà personale di Genova e Liguria lanciano un appello: “Stop ai bambini in carcere”.

Nel loro intervento, Marco Cafiero (Garante del Comune di Genova) e Doriano Saracino (Garante della Regione Liguria) esprimono forte perplessità per quelli che definiscono “effetti collaterali” dell’applicazione della misura cautelare in carcere sui figli piccoli: vittime innocenti di una scelta che ricade su di loro prima ancora che il provvedimento venga vagliato dal giudice.

Il punto, spiegano, è l’assenza di una fase di tutela intermedianelle more” della convalida: una “realtà cuscinetto” che eviti l’impatto del carcere sui minorenni. Secondo i Garanti, andrebbero individuati luoghi sicuri e adeguati ai bimbi dove eseguire la misura nella primissima fase, per poi valutare il passaggio agli ICAM (Istituti a custodia attenuata per detenute madri) solo se l’arresto viene convalidato, evitando lo choc dell’ingresso in un istituto penitenziario. Una soluzione “a posteriori”, sostengono, non cancella il trauma già prodotto.

Da qui la richiesta di un provvedimento strutturale che istituisca contesti “più morbidi” non per chi ha commesso reati, ma per chi “subisce due volte”: i minori, che rischiano di diventare incolpevolmente persone private della libertà per il solo fatto di seguire la madre in cella.


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