diritti e sociale 

Il 79enne ligure Fabrizio sceglie il viaggio in Svizzera per il fine vita che non gli è concesso in Italia

Due volontari dell’Associazione Luca Coscioni accompagneranno l’anziano in un gesto simbolico per sollecitare l’applicazione delle sentenze costituzionali anche in Liguria. manca, però, una legge nazionale

Un uomo di 79 anni, indicato con il nome di fantasia “Fabrizio” per tutelarne la riservatezza, ha fissato un appuntamento in Svizzera per accedere all’aiuto alla morte volontaria. Ad accompagnarlo ci saranno due volontari dell’associazione Soccorso civile che hanno deciso di sostenere il gesto come azione di disobbedienza civile: l’obiettivo dichiarato è denunciare la mancata applicazione, a livello locale, delle indicazioni della Corte costituzionale sul tema del fine vita.

Secondo quanto riferito dai promotori dell’iniziativa, l’uomo è affetto da una malattia neurodegenerativa progressiva che lo ha ridotto a una condizione di grave dipendenza per le necessità quotidiane e a una comunicazione molto limitata — prevalentemente attraverso gesti e con l’ausilio di un tablet. Dopo aver chiesto alla Azienda sanitaria ligure (Azienda sanitaria locale) la verifica per l’accesso alla procedura prevista in Italia, la richiesta era stata respinta: la commissione medica avrebbe infatti ritenuto che non sussistesse il requisito della dipendenza da un trattamento di sostegno vitale, uno dei presìdi indicati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019.

Assistito dal gruppo legale dell’Associazione Luca Coscioni e dall’avvocata Filomena Gallo, il paziente aveva presentato opposizione alla decisione della Azienda sanitaria e aveva richiesto ulteriori valutazioni. Le nuove visite sono state effettuate, dicono i legali, ma non è stata comunicata una nuova determinazione entro i tempi ritenuti compatibili con la situazione di sofferenza denunciata dalla persona interessata. Per questo motivo, e nella volontà di rispondere alla propria sofferenza senza ulteriori attese, «Fabrizio» ha deciso di rivolgersi a strutture estere dove la legge consente l’assistenza alla morte volontaria.

L’azione dell’associazione viene qualificata come disobbedienza civile: i volontari che accompagneranno il cittadino hanno dichiarato di voler evidenziare la necessità che le amministrazioni regionali applichino in modo pieno e tempestivo le indicazioni dettate dalla Corte costituzionale, evitando che persone nelle stesse condizioni si trovino costrette ad andare all’estero per vedere rispettato un diritto già riconosciuto in Italia. La vicenda riapre così il confronto pubblico e politico sul modo in cui le diverse regioni e Aziende sanitarie applicano le procedure previste dalla giurisprudenza e dalla normativa in materia di fine vita.

Il caso di «Fabrizio» sottolinea, inoltre, la complessità tecnica e giuridica della materia: la sentenza della Corte costituzionale del 2019 ha definito condizioni molto precise per l’accesso al suicidio assistito, fra cui l’irreversibilità della malattia, lo stato di sofferenza insopportabile e la dipendenza da terapie di sostegno vitale in determinate ipotesi. L’interpretazione e la verifica di tali requisiti ricadono sulle commissioni mediche territoriali e, nei casi di contestazione, possono essere impugnate davanti all’autorità giudiziaria o oggetto di ricorsi amministrativi.

La vicenda ha già suscitato reazioni politiche e associative: chi sostiene la richiesta del paziente invoca il diritto all’autodeterminazione e applicazione uniforme delle sentenze costituzionali; chi è prudente sul tema richiama la necessità di garanzie sanitarie, etiche e procedurali rigorose. Sullo sfondo rimane il dibattito pubblico nazionale sull’adeguatezza delle tutele previste a fronte di scelte così estreme e sui tempi di valutazione da parte delle strutture sanitarie.

Per chi sta attraversando momenti di difficoltà o conosce persone in condizioni di sofferenza, è importante ricordare che sono disponibili i servizi sanitari territoriali e il medico di base per un confronto sulle opzioni di cura, il supporto palliativo e l’assistenza psicologica. In caso di emergenza o rischio immediato, il numero unico di emergenza è il 112.

In copertina: volontari dell’associazione Luca Coscioni


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