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Enterococchi ed escherichia coli nel mare, il difensore civico bacchetta Iren e Comune e scrive ad Arpal e Asl3: «Serve una depurazione più efficiente»


Francesco Cozzi, Garante regionale per il diritto alla salute, interviene sulla qualità delle acque tra Punta Vagno e Priaruggia, tra divieti di balneazione e criticità ambientali ancora irrisolte nonostante i tre depuratori della zona

e acque del litorale genovese tornano sotto i riflettori, questa volta per l’intervento deciso del difensore civico della Regione Liguria, Francesco Cozzi, che nella giornata di ieri ha indirizzato una lettera formale a Iren, Comune di Genova, ARPAL, ASL 3 e agli altri enti competenti, richiedendo un’azione concreta a fronte delle persistenti criticità nella qualità delle acque balneabili nel tratto costiero compreso tra Punta Vagno e Priaruggia.

Una zona amata da residenti e turisti, oggi al centro di un allarme non nuovo. Già da tempo, infatti, si registrano ripetuti divieti di balneazione lungo questa porzione del Levante cittadino, dovuti a parametri microbiologici non conformi alle normative vigenti. Le recenti analisi di Regione Liguria e ARPAL definiscono come “scarsa” la qualità dell’acqua, a conferma di un problema strutturale che si ripropone con costanza, estate dopo estate.

Cozzi, che firma l’intervento anche nella sua veste di Garante regionale per il diritto alla salute, ha dichiarato:

«Nel rispetto del ruolo che ricopro, anche in considerazione delle ripetute segnalazioni dei cittadini, era doveroso intervenire presso gli organismi competenti per chiedere le cause che hanno determinato questa situazione e una relazione sulle misure adottate, sia a Levante che sul Lungomare di Pegli, per porvi rimedio».

La missiva è indirizzata ai vertici di Iren, all’assessora all’Ambiente Silvia Pericu, all’ATO Servizio Idrico Integrato, alla struttura “Igiene e Sanità Pubblica” di ASL3, nonché ai tecnici di ARPAL e del Comune. A tutti questi attori istituzionali viene richiesta una relazione tecnica dettagliata sullo stato e il funzionamento degli impianti di depurazione attivi nel tratto interessato: Punta Vagno, Sturla Vernazzola e Quinto.

Secondo quanto riportato dal Garante, le attuali infrastrutture non sembrano sufficienti a prevenire l’immissione di reflui in mare nei limiti previsti dalle normative europee e nazionali. Direttive, queste ultime, che impongono agli enti gestori l’obbligo del trattamento delle acque reflue urbane, stabilendo precisi parametri di concentrazione di residui.

«Ero già intervenuto presso Iren rispetto a queste problematiche nel 2023 – ricorda Cozzi – tuttavia devo constatare che la situazione non è migliorata. Ora, nel pieno della stagione balneare, auspico che, nell’interesse della salute dei cittadini, si garantisca tempestivamente una rete di smaltimento delle acque reflue urbane più efficiente».

L’intervento del Difensore civico non è solo un richiamo formale, ma un segnale politico e istituzionale forte, in un momento delicato per la città, in cui i cittadini si aspettano che la stagione estiva possa svolgersi in piena sicurezza anche dal punto di vista ambientale.

«Considerato che il monitoraggio dei parametri delle acque di balneazione disposto da ARPAL ai sensi del D.lgs 116/2008 ha evidenziato il superamento dei parametri microbiologici Enterococchi intestinali e/o Escherichia coli – scrive Cozzi ad azienda ed enti -, in qualità di Garante regionale per il diritto alla salute si richiede di fornire una relazione per conoscere le cause delle criticità per tutte le suddette acque di balneazione, e a quale tipologia di trattamento sono sottoposte le acque reflue convogliate negli impianti di depurazione (primario, secondario o terziario con il perfezionamento della depurazione). Inoltre si chiede di acquisire conoscenza degli interventi e delle misure adottate per il miglioramento della qualità delle acque di balneazione per le aree di Boccadasse, Sturla Ovest, Priaruggia, Torrente Rexello, Lungomare Pegli e in prossimità dell’impianto di depurazione di Quinto».

La questione della qualità dell’acqua tocca infatti non solo il diritto alla salute, ma anche quello al benessere e alla fruizione del bene pubblico per eccellenza: il mare. In un territorio come quello ligure, in cui la costa è parte integrante dell’identità locale e dell’economia turistica, ogni episodio di inquinamento rappresenta un campanello d’allarme da non ignorare.

Ora la parola passa agli enti tecnici, chiamati a fornire risposte puntuali, relazioni dettagliate e, soprattutto, soluzioni concrete. Perché il mare di Genova non può essere solo uno sfondo suggestivo, ma deve tornare a essere un luogo sicuro, pulito e pienamente vivibile per tutti.


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