Querela dell’ex sovrintendente Claudio Orazi a esponenti Pd e Snater: «Campagna diffamatoria sul Teatro Carlo Felice». I consiglieri Dem: «Abbiamo solo fatto domande lecite»

L’ex vertice della Fondazione denuncia esponenti del Pd e un sindacato per le dichiarazioni sull’acquisto di un capannone. «Sempre agito con trasparenza». Replica Romeo: «Abbiamo solo fatto domande nei consigli». Alfonso: «Una domanda non è diffamazione»

i accende lo scontro attorno alla gestione del Teatro Carlo Felice. Claudio Orazi, già sovrintendente della Fondazione lirico-sinfonica genovese, ha depositato il 31 luglio una querela presso la Procura della Repubblica contro i consiglieri del Partito Democratico Federico Romeo (Regione) e Donatella Alfonso (Comune), e contro la segreteria regionale del sindacato SNATER Liguria, per «gravi affermazioni», ritenute diffamatorie, legate alla sua gestione e, in particolare, all’acquisto di un capannone per il deposito delle scene del teatro stesso.

Nella sua nota, Orazi difende con forza il proprio operato:
«Ho sempre svolto il mio incarico con la massima trasparenza, correttezza e nell’interesse esclusivo della Fondazione. Le affermazioni diffuse sono totalmente infondate e danneggiano sia la mia persona che l’immagine di una delle principali istituzioni culturali italiane.»
L’ex sovrintendente sottolinea di aver agito sempre nel rispetto delle regole, specificando che ogni decisione – compreso l’acquisto del capannone a San Giorgio Monferrato (AL) – è stata approvata dagli Organi di Indirizzo e Controllo, e che le critiche veicolate attraverso social, stampa e interventi istituzionali abbiano dato luogo a una “campagna denigratoria”.
Il caso del capannone
Al centro della polemica c’è l’acquisto, da parte della Fondazione, di un immobile destinato allo stoccaggio delle scenografie, per un importo superiore a 929 mila euro, a fronte dei 870 mila inizialmente comunicati. Secondo quanto emerso in interrogazioni presentate in Regione e in Comune, l’operazione comporterebbe ulteriori spese per lavori di ristrutturazione e realizzazione di spogliatoi e uffici, con un costo complessivo stimato attorno a 1,4 milioni di euro. Nessuna valutazione preventiva, lamentano i consiglieri, sull’effettivo risparmio nei trasporti.
Le repliche di Romeo e Alfonso
Non si è fatta attendere la risposta del consigliere regionale Federico Romeo, firmatario di un’interrogazione a risposta immediata sottoscritta da tutto il gruppo PD:
«Noi abbiamo semplicemente svolto il nostro ruolo ispettivo. Abbiamo chiesto chiarimenti su una vicenda pubblica, portando all’attenzione le perplessità sollevate da lavoratori. Non abbiamo accusato, ma fatto domande legittime»
Sulla stessa linea la consigliera comunale e presidente della Commissione Cultura, Donatella Alfonso:
«Ho presentato un’interpellanza in Consiglio comunale. Ho fatto una domanda e ho ricevuto una risposta. Dove sarebbe la diffamazione? Una domanda può forse essere considerata tale? A me non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale sulla querela»
Il contesto
La querela di Orazi arriva a pochi mesi dalla conclusione del suo mandato, in un contesto già segnato da dibattiti accesi sulla gestione delle risorse e sulle strategie per il futuro del Carlo Felice. L’acquisto del capannone è stato oggetto di discussione anche da parte di altri consiglieri, come Gianni Pastorino (Lista Orlando) in Regione che, però, non è citato nella nota di Orazi.
Nel frattempo, l’ex sovrintendente ribadisce di aver intrapreso le vie legali non solo per tutelare la propria reputazione, ma anche «per rispetto verso i tanti lavoratori del teatro che hanno creduto nel progetto di risanamento» e per «difendere i valori istituzionali che hanno sempre guidato il suo operato».
Si attendono eventuali sviluppi giudiziari. Nel frattempo, la vicenda promette di riaccendere il dibattito politico e culturale attorno a una delle principali istituzioni artistiche della città.
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