diritti e sociale 

Music for Peace risponde all’appello “Ultimo Grido per Gaza”. Stasera alle 21:00 nella sede di via Balleydier. «Chi non può esserci, faccia rumore in strada e dai balconi»

Presidio e azione pubblica anche a Genova per rompere il silenzio sulla tragedia umanitaria nella Striscia, contro l’indifferenza e l’orrore

Una voce forte, concreta, che si leva da Genova contro l’indifferenza e l’orrore. Music for Peace raccoglie e rilancia l’appello lanciato dal collettivo “Ultimo Grido per Gaza” e invita stampa, cittadinanza, associazioni e istituzioni a prendere parte al presidio per la pace e la giustizia che si terrà domenica 27 luglio alle ore 21:00 presso la sede dell’associazione in via Balleydier 60.

A partire dalle 22:00, prenderà vita un’azione pubblica sonora e simbolica: l’obiettivo è rompere il silenzio assordante che circonda il dramma umanitario in corso nella Striscia di Gaza, dove, denuncia l’appello, la popolazione è ormai allo stremo, affamata, assetata, devastata da mesi di bombardamenti e privazioni.

L’iniziativa invita i partecipanti a portare fischietti, tamburi, sirene, pentole, strumenti rumorosi e una candela accesa da lasciare in strada. Un gesto collettivo per “spezzare il silenzio” e amplificare il messaggio di solidarietà, pace e consapevolezza. «Le sirene delle ambulanze di Gaza — si legge nell’appello — gridano che non c’è più tempo. Rompiamo il muro del silenzio, facciamoci sentire. Che ci sentano fino a Gaza: perché sappiano di non essere soli».

Nel frattempo, l’associazione invita tutti coloro che non potranno essere presenti fisicamente a partecipare da remoto, facendo suonare campane, clacson, allarmi e pubblicando video o messaggi con l’hashtag dell’iniziativa. «Chi proprio non potesse essere in presenza presso Music for Peace, alle 22:00 in punto si affacci dalle finestre, dai balconi, dai terrazzi, dai portoni, esca nelle vie e con pentole, fischietti, tamburi o qualsiasi cosa 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗿𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲 – dicono all’associazione -. Dimostriamo tutti e tutte che siamo esseri umani e che vogliamo un mondo diverso. Sarebbe bellissimo che tutti i cittadini e tutte le cittadine del mondo invadessero le strade, come è successo in varie città dell’Europa e non solo. Il mondo cambia con le nostre azioni, non solo con i like o i messaggi».

L’iniziativa si colloca nel solco di un appello lanciato da attivisti, intellettuali, giuristi e scrittori, tra cui Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Tomaso Montanari, Francesco Pallante ed Evelina Santangelo, che denunciano a gran voce l’inerzia delle istituzioni internazionali e l’appoggio incondizionato di molti governi occidentali — incluso quello italiano — alla politica israeliana nella Striscia.

«Il nostro governo — si legge nella nota dell’organizzazione— continua a sostenere Israele: vendendogli armi, evitando sanzioni, coprendolo politicamente. Ha le mani sporche di sangue. Noi invece vogliamo unirci al grido di chi sta morendo: e vogliamo disertare questo silenzio. Facciamo suonare tutto ciò che può fare rumore. Facciamolo insieme, ovunque: nei porti, nelle chiese, nelle piazze, sui social.»

L’azione simbolica punta a mobilitare le coscienze e a generare un impatto anche mediatico, coinvolgendo il maggior numero possibile di cittadini. Music for Peace, da sempre impegnata nel campo della cooperazione internazionale e dell’attivismo pacifista, non è nuova a iniziative di questo tipo, e si è detta convinta che la mobilitazione della società civile possa ancora fare la differenza.

In un momento storico in cui la tragedia di Gaza rischia di sprofondare nell’oblio, il messaggio è chiaro e potente: non restare in silenzio è già un atto di resistenza.


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