Quartieri 

Campostano, scatta la protesta contro il nuovo supermercato. I cittadini preparano la mobilitazione: ricorso al Tar e corteo

A Nervi si accende la mobilitazione cittadina contro la realizzazione di un nuovo punto vendita Basko. Avs: «Ennesimo regalo alla grande distribuzione», ma per il gruppo “Nervi Basta Degrado” la posizione è troppo tiepida: «Non vogliamo rimodulazioni, ma salvare l’area verde nella sua interezza»

Si alza il livello della mobilitazione contro il progetto che prevede la costruzione di un nuovo supermercato nell’area di Campostano, a Nervi. Un’iniziativa privata (legittima, ma avversata dalla popolazione), che ha ottenuto il via libera con una variazione al Puc durante il precedente mandato comunale, e che secondo comitati, cittadini e forze politiche di opposizione rappresenterebbe l’ennesimo colpo inferto alla sostenibilità urbanistica e all’identità del quartiere.

A guidare la protesta è il gruppo Facebook “Nervi Basta Degrado”, coordinato da Giovanna Pucci, che ha convocato nelle scorse ore un incontro partecipato per delineare strategie condivise. L’obiettivo? Impedire che un’estesa area verde, memoria storica dell’attività florovivaistica nerviese del primo ‘900, venga spazzata via da un colosso di cemento e asfalto.

Il progetto, secondo quanto trapelato, prevede uno sbancamento di oltre 35.000 metri cubi di terra, la costruzione di un supermercato della catena Basko, un parcheggio e una “zona verde di servizio”. Un’operazione che, per il comitato, si traduce nella cancellazione di uno degli ultimi polmoni verdi del quartiere.

“Abbiamo già otto supermercati a Nervi – sottolineano dal gruppo – oltre a fruttivendoli, panifici, pescherie e gastronomie. Questo nuovo insediamento non serve alla comunità, ma solo all’espansione del privato. Il prezzo da pagare sarà altissimo: in termini di traffico, di consumo di suolo e di impoverimento del tessuto commerciale e sociale del centro storico”.

Durante la riunione, i cittadini hanno stilato una lista di azioni concrete: informazione tramite media e volantini, mobilitazione della Soprintendenza per tutelare l’area, pressing sulle istituzioni per bloccare l’iter, coinvolgimento dei Comuni limitrofi per valutare l’impatto sul traffico in via Donato Somma e la possibilità, in futuro, di un ricorso al TAR. All’orizzonte, anche un corteo pubblico non appena vi saranno le condizioni.

Il progetto – presentato ufficialmente lo scorso 10 luglio con l’avvio della conferenza dei servizi – prevede la realizzazione di un supermercato con una superficie netta di vendita di 1.400 metri quadrati, a cui si aggiunge un magazzino di altri 584 metri quadrati. Una dimensione tutt’altro che marginale per un quartiere che conta già otto supermercati nel raggio di poche centinaia di metri. Il Municipio Levante sarà ora chiamato a esprimere un parere non vincolante prima dell’eventuale approvazione definitiva.

Per l’opposizione municipale si è trattato di una doccia fredda: la notizia della prosecuzione dell’iter è stata appresa solo pochi giorni fa, direttamente dal presidente Federico Bogliolo. Il tutto mentre, in campagna elettorale, lo stesso Bogliolo e l’ex assessore all’urbanistica Mario Mascia avevano rassicurato cittadini e opposizione affermando che “nessun progetto era stato ancora depositato”.

Ma l’intervento, denominato “Polo Urbano San Siro”, non si limita al solo supermercato. L’area è di proprietà della società immobiliare San Siro Srl, controllata dal gruppo Sogegross, che detiene il marchio Basko. Secondo la descrizione tecnica allegata al progetto, l’intervento si articolerà su quattro livelli (uno interrato, due seminterrati e uno fuori terra) e comprenderà anche aree destinate ad attività aggregative e culturali, alcune all’aperto e altre in spazi coperti. In cima alla struttura è previsto anche un tetto verde, concepito come belvedere panoramico e spazio ricreativo.

Una “rigenerazione urbana” che però i cittadini faticano a vedere come tale. “Di attività aggregative – dicono – ce ne sono già, ed è ora di difendere l’esistente. Chiamare questa operazione ‘riqualificazione’ è una forzatura”.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra è intervenuta con un comunicato ufficiale. “È l’ennesimo regalo alla grande distribuzione – denunciano i consiglieri di Municipio Levante Francesca Benelli e comunale Lorenzo Garzarelliuna scelta miope, figlia della precedente giunta Bucci-Piciocchi-Bogliolo, che ha favorito colate di cemento ignorando le esigenze del territorio”.

Secondo AVS, l’operazione è stata resa possibile da una variazione al PUC effettuata dalla precedente giunta senza alcun confronto con la cittadinanza. “A fronte di pochi posti auto riservati ai residenti – scrivono – si perderanno quasi altrettanti stalli pubblici: i presunti benefici sono illusori”.

La vicenda accende le contrapposizioni politiche. A replicare ad AVS sono i consiglieri di maggioranza del Municipio Levante, che ricordano come “la richiesta di parere oggi arrivi proprio dalla nuova giunta comunale, quindi dalla stessa parte politica che oggi critica”. “Non è più tempo di opposizione – affermano – ma di decisioni responsabili”. Ovviamente si tratta, però, di un lungo iter già avviato in precedenza (la variazione del PUC risale al 2023) e la cui progettazione è giunta solo ora alla conferenza dei servizi.

La presa di posizione di AVS non convince, per motivi ben differenti, i cittadini di “Nervi Basta Degrado”, che bollano come “insufficiente” la proposta di rimodulare il progetto: “Non vogliamo compromessi – scrivono – ma la salvaguardia totale dell’area verde”. La questione è capire se, alla luce dell’avanzamento delle fasi del progetto, c’è ancora qualcosa da fare per fermare l’ennesimo supermercato figlio dell’orientamento liberista delle giunte Bucci-Piciocchi o se il massimo che si possa legittimamente e ragionevolmente fare sia ormai solo limitare per quanto possibile l’impatto sul territorio.

In attesa di una decisione definitiva da parte della giunta comunale e del Municipio (per quanto si possa ancora decidere al punto di avanzamento dell’iter), il caso Campostano si conferma un fronte aperto, simbolo di un conflitto più ampio tra visioni opposte di sviluppo urbano: da un lato il modello della grande distribuzione e dell’edilizia intensiva, dall’altro la difesa dell’identità storica e ambientale dei quartieri.


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