Quartieri 

Val Chiaravagna, residenti esasperati: «Vittime di un rumore costante, polveri e traffico pesante. Servono soluzioni immediate»

Lettera-denuncia contro inquinamento e degrado causati dai cantieri: «Non si può costringere i cittadini a rimanere confinati in casa con gli infissi sigillati e obbligati a togliere strati polvere»

Una lettera aperta, inviata a Comune, Municipi, Arpal, Polizia Locale, per denunciare la situazione “al limite della sopportazione” vissuta dagli abitanti della frazione di Serra, in Alta Val Chiaravagna. A firmarla è Enrico Dagnino, residente in zona, che chiede un intervento urgente contro il pesante inquinamento acustico e atmosferico generato da una concentrazione senza precedenti di cantieri attivi contemporaneamente.

La lettera descrive nel dettaglio i disagi provocati da attività estrattive, demolizioni e grandi opere infrastrutturali nella zona del Bric dei Corvi. In particolare, Dagnino elenca: la cava attiva da decenni, la demolizione della ex Basital, e i numerosi cantieri legati al passante ferroviario, alla sottostazione elettrica, alla vasca antincendio e agli impianti. “Lavorano anche di notte e nei festivi – scrive – con rumori continui, vibrazioni e un’aria irrespirabile, carica di polveri. È impossibile vivere così”.

Il documento denuncia anche la pericolosità e l’inadeguatezza della viabilità: una strada stretta, dissestata, percorsa da camion e mezzi pesanti che ostacolano anche il passaggio dei mezzi pubblici. A ciò si aggiungono “nuvoloni di polvere che si sommano al rumore costringendo gli abitanti a vivere sigillati in casa anche in piena estate, come in un lockdown forzato”.

Dagnino chiede:

  • la revisione immediata delle autorizzazioni concesse, soprattutto per i lavori notturni e nei festivi;
  • un incontro urgente tra tutte le parti coinvolte entro i primi dieci giorni di luglio;
  • un piano concreto di recupero dell’area, per restituire dignità a un territorio “abbandonato e sacrificato”.

Infine, l’autore della lettera annuncia che, in assenza di risposte, i residenti si riservano di intraprendere proteste civili e di presentare un esposto collettivo a tutela della salute pubblica e della qualità della vita.

Un grido di allarme che mette in luce il prezzo umano e ambientale che alcuni quartieri di Genova pagano per lo sviluppo infrastrutturale. Ora la parola passa alle istituzioni.

In copertina: foto di Moira De Caro


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