In porto mobilitazione popolare e operaia contro le “navi della morte” e il genocidio in Palestina

Al Varco di Ponte Etiopia, centinaia di manifestanti si sono riuniti per protestare contro l’arrivo della portacontainer Contship ERA, nave della compagnia israeliana ZIM, considerata parte integrante della catena logistica del conflitto in corso in Palestina

Oggi il porto di Genova è stato teatro di una grande mobilitazione popolare e operaia.






L’azione di protesta è nata sull’onda della solidarietà internazionale: pochi giorni fa i portuali francesi di Marsiglia hanno infatti bloccato un carico di 14 tonnellate di componenti per mitragliatrici destinate all’esercito israeliano. Sulla scia di quell’azione, i lavoratori del porto di Genova e numerosi cittadini hanno voluto ribadire che anche il capoluogo ligure non sarà complice nel traffico di armi e nella macchina di guerra che alimenta il genocidio in Palestina.
Grazie all’iniziativa dei portuali francesi, la Contship ERA è giunta a Genova vuota. Ma il presidio ha voluto comunque mandare un messaggio chiaro: ogni nave della ZIM è parte della catena bellica e ogni approdo rappresenta un anello di questo meccanismo di morte.
La mobilitazione di oggi si inserisce in un contesto più ampio: il sistema logistico italiano, con i suoi porti, scali ferroviari e depositi militari, è sempre più coinvolto nel traffico di armi e materiali bellici. I lavoratori e i cittadini hanno voluto opporsi a questo stato di cose, dimostrando che esiste un’alternativa possibile e concreta.
Dopo il presidio, un corteo determinato si è mosso all’interno dell’area portuale per ribadire la volontà di bloccare il traffico di armi e per esprimere una forte solidarietà militante con il popolo palestinese. Si tratta della seconda manifestazione di questo tipo in pochi mesi, dopo quella dello scorso novembre: un segnale importante che arriva dai luoghi chiave della produzione e della logistica.
“Se i portuali si coordinano, se gli operai alzano la testa, se la solidarietà si organizza, allora è possibile fermare il flusso delle armi. È possibile dire NO alla guerra, NO al riarmo, NO all’economia di morte”, hanno dichiarato gli organizzatori.
La giornata di oggi rappresenta un passo importante verso l’obiettivo di costruire un movimento capace di incidere realmente sui meccanismi della guerra. In questa prospettiva, l’USB (Unione Sindacale di Base) rilancia l’appello alla mobilitazione:
- 20 giugno: sciopero generale contro la guerra, il carovita e lo sfruttamento.
- 21 giugno: grande manifestazione nazionale a Roma, con concentramento in Piazza Vittorio Emanuele alle ore 14.
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