Tatuato, bruciato, violentato per due giorni nell’inferno di una cella di Marassi. Ora i pm vogliono sapere la verità

La procura di Genova vuole capire come sia stato possibile. Come un giovane detenuto di 18 anni, vittima di torture e violenze da parte dei compagni di cella, sia rimasto due giorni sotto gli occhi di tutti senza che nessuno — agenti o vertici della polizia penitenziaria — sia intervenuto

Secondo quanto accertato finora, le violenze sarebbero iniziate domenica 1° giugno e proseguite almeno fino al giorno successivo. Il 3, quando le condizioni del ragazzo sono peggiorate drasticamente, gli stessi aggressori avrebbero chiamato gli agenti, sostenendo però che il giovane si fosse fatto tutto da solo.

Solo a quel punto il diciottenne è stato portato all’ospedale San Martino e il pubblico ministero di turno è stato avvisato.
Il regolamento penitenziario prevede controlli quotidiani in cella. Gli inquirenti ora vogliono accertare chi li abbia effettuati e perché nessuno abbia notato i segni evidenti — tatuaggi, bruciature, lesioni — sul corpo della vittima.
Le immagini delle telecamere e i documenti di servizio saranno cruciali per capire se ci siano state omissioni o negligenze.
La rivolta dei detenuti, scoppiata nei giorni scorsi, sembra trovare in questo episodio tragico la sua drammatica origine.
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