Camilla Ponzano: “Una Genova dei 15 minuti, che cura le persone e rigenera gli spazi abbandonati”

Intervista all’architetta candidata al consiglio Comunale nella lista “Silvia Salis Sindaca”: «Coniugare progettazione urbana e benessere diffuso attraverso l’ascolto e la partecipazione»

Architetta e attivista per la rigenerazione urbana, Camilla Ponzano è candidata al consiglio comunale nella lista civica a sostegno di Silvia Salis. Il suo sguardo è rivolto a una Genova che riscopra la sua dimensione umana, sostenibile, inclusiva. In questa intervista, Ponzano illustra la sua visione: una città che accorcia le distanze, ridisegna i quartieri e mette al centro le persone.

Ponzano, lei parla spesso di “Genova dei 15 minuti”: cosa significa concretamente?
Significa progettare una città dove ogni persona possa trovare i servizi essenziali – scuola, sanità, cultura, verde, mobilità – entro un quarto d’ora a piedi da casa. È una rivoluzione culturale e urbanistica che punta a ridare valore ai quartieri, rafforzando i Municipi con più autonomia, risorse e competenze. Così si combattono l’isolamento, l’inefficienza e si riduce la dipendenza dall’auto, creando una città più vicina e più giusta.
Quali sono, secondo lei, le priorità ambientali per Genova?
Decementificare e rinaturalizzare. Genova ha ereditato vuoti urbani e cicatrici da decenni di speculazione: bisogna recuperare questi spazi, trasformandoli in luoghi di vita, socialità, lavoro e natura. Al tempo stesso, dobbiamo prenderci cura del nostro paesaggio fragile: il dissesto idrogeologico è una minaccia concreta, e la rigenerazione urbana deve essere anche messa in sicurezza del territorio.
Come immagina il futuro della mobilità genovese?
Non possiamo più permetterci di credere in modelli vecchi, figli di una retorica del “futuro” anni Cinquanta. Serve una visione nuova, già adottata in tante città europee da oltre vent’anni: assi di forza su ferro, corsie riservate, mezzi frequenti, silenziosi, connessi. Una rete capillare che raggiunga tutti, in particolare le periferie, e che faccia davvero dimenticare l’auto. Basta infrastrutture futuristiche e costosissime: dobbiamo costruire una mobilità utile, ecologica e concreta.
Quali sono le sue proposte in ambito sociale?
Dobbiamo mettere al centro chi oggi è ai margini: gli anziani, i bambini, le donne, le persone fragili. Ambiente e giustizia sociale devono diventare le nostre grandi opere. Significa investire in spazi pubblici vivibili, in case accessibili, in servizi di prossimità. Ma anche sostenere l’economia del prendersi cura: quella fatta di lavoro dignitoso nei servizi alla persona, nell’educazione, nella cultura. È questa l’unica crescita sostenibile possibile.
Come coniugare progettazione urbana e benessere diffuso?
Attraverso l’ascolto e la partecipazione. I quartieri sanno cosa serve, bisogna solo costruire strumenti veri di democrazia urbana, in cui le scelte non vengano calate dall’alto ma costruite dal basso. E con un’idea di città che non rincorra la rendita, ma distribuisca bellezza, sicurezza e possibilità. Genova può tornare a essere una capitale del vivere bene, ma serve il coraggio di scegliere un’altra strada. Io ci credo e voglio lavorare per questo.
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