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Accoltellamento in via Assarotti, tre arrestati dai carabinieri. Sono tutti feriti. La lite nata per motivi religiosi

La contesa è cominciata per le critiche su TikTok di uno dei tre, musulmano praticante, alla confraternita (anch’essa musulmana) della Muridiyya. L’uomo aveva già sporto denuncia per presunte aggressioni che avrebbe subito da seguaci di questo movimento

Un diverbio acceso nato sui social si è trasformato in una colluttazione con coltello e tre persone ferite. È successo questa sera a Genova, dove un operaio senegalese di 33 anni ha accoltellato due suoi connazionali di 22 e 18 anni al culmine di una lite per questioni religiose, sfociate da alcuni video pubblicati su TikTok.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo Radiomobile e delle Stazioni competenti, guidati dal comandante del reparto operativo dell’Arma, colonnello Michele Lastella, – il 33enne – musulmano praticante – aveva postato in rete dei contenuti fortemente critici nei confronti della confraternita islamica Muridiyya, molto diffusa in Senegal. In passato, l’uomo aveva già sporto denuncia per presunte aggressioni subite da parte di seguaci di questo movimento, che lui ritiene in contrasto con l’ortodossia coranica. Michele Lastella è un colonnello dei carabinieri attualmente alla guida del reparto operativo dell’Arma di Genova 

Nel tardo pomeriggio di oggi, i due giovani confratelli lo hanno affrontato verbalmente per strada, dando il via a una lite violenta. L’operaio si è poi allontanato entrando in un condominio, dove aveva un appuntamento con il proprio avvocato. Ma all’uscita ha trovato i due ad attenderlo, secondo quanto riferito, con l’intenzione di aggredirlo fisicamente.

Temendo per la propria incolumità, l’uomo ha impugnato un coltello da cucina e ha colpito i due giovani. Ne è seguita una colluttazione durante la quale anche l’aggressore è rimasto ferito. I due ragazzi sono riusciti a disarmarlo e si sono allontanati, gettando l’arma in un bidone dell’immondizia.

L’arrivo tempestivo delle pattuglie dei carabinieri ha permesso di intercettare e fermare tutti e tre i soggetti coinvolti. Tutti sono stati soccorsi e trasportati nei pronto soccorsi cittadini per le cure delle ferite riportate, giudicate guaribili in alcuni giorni.

Sentito il pubblico ministero, i carabinieri hanno proceduto all’arresto dei tre, che verranno associati presso il carcere di Marassi con l’accusa di lesioni aggravate e rissa. L’episodio accende l’attenzione sulle tensioni interne alla comunità senegalese legate a divergenze religiose.

Quanto è successo è l’apice di una situazione che dura da oltre un anno. L’operaio aveva visto che sui social alcuni suoi connazionali residenti nel paese d’origine sparavano a zero contro alcuni esponenti politici locali. Lui ha cominciato a fare lo stesso su TikTok ma attaccando le figure religiose che in Senegal vengono venerate come santoni. Da qui è partita una risposta da parte della comunità senegalese che ha cercato di farlo ragionare ma lui ha continuato a pubblicare video nei quali oltraggiava queste figure religiose. Qualche suo connazionale ha cominciato a indispettirsi e hanno cominciato a volare dei ceffoni, assestati al passaggio. Non veri pestaggi o aggressioni, ma sberle anche molto forti date per strada. L’uomo aveva sporto denuncia ed era stata informata la procura, ma non c’era nulla che si potesse fare in concreto, se non attendere che la giustizia facesse il suo corso. Nel frattempo, il 33enne continuava a pubblicare i suoi video, che ormai avevano moltissime visualizzazioni e avevano fatto il giro del mondo. Si temeva che, a fronte di questo, si potesse arrivare a un’aggressione vera e propria. E così è stato.

La Muridiyya

Nel vasto panorama dell’Islam africano, la Muridiyya occupa un posto unico e profondo. Nata nel cuore del Senegal nel XIX secolo, questa confraternita islamica autoctona è oggi un pilastro spirituale, culturale ed economico per milioni di fedeli, non solo in Africa ma anche nel resto del mondo, Italia compresa.

Fondata da Cheikh Ahmadou Bamba, figura venerata come guida spirituale e simbolo di resistenza pacifica al colonialismo francese, la Muridiyya prende il nome dalla parola araba murīd, ovvero “discepolo” o “aspirante”, sottolineando il cammino di dedizione assoluta del fedele verso il proprio maestro spirituale. Diversamente da altre confraternite, la Muridiyya non porta il nome del fondatore, ma incarna lo spirito dell’apprendimento, della fede e del lavoro come strumenti di elevazione spirituale.

Una confraternita nata tra fiamme e deportazioni

La nascita della Muridiyya è legata alle vicissitudini personali di Ahmadou Bamba, nato a Mbacké-Baol intorno al 1850, durante un periodo di crisi politica e sociale. A soli 13 anni vide il suo villaggio distrutto e il nonno assassinato. Deportato con il padre, iniziò un percorso spirituale che lo portò a fondare la confraternita con il supporto del fido compagno Cheikh Ibra Fall.

I discepoli muridi venivano inizialmente organizzati in comunità agricole, dedite soprattutto alla coltivazione del miglio e delle arachidi. Ma il crescente seguito del movimento preoccupò le autorità francesi, che arrestarono Bamba nel 1895 deportandolo in Gabon per sette anni. Solo nel 1913 gli fu permesso di tornare stabilmente in Senegal, dove continuò a insegnare fino alla morte, nel 1927. Venne sepolto a Touba, città oggi considerata sacra dai muridi e meta del Grand Magal, il pellegrinaggio annuale che ogni anno richiama milioni di fedeli.

Lavoro e fede, le due colonne del muridismo

Una delle caratteristiche distintive del muridismo è la sua teologia del lavoro. “Prega come se dovessi morire domani e lavora come se dovessi vivere per sempre”, diceva Ahmadou Bamba. Il lavoro, in particolare manuale, è elevato a pratica sacra e si accompagna alla preghiera nella formazione spirituale dei discepoli.

La relazione tra Maestro e discepolo (Shaykh e Tālibé) è assoluta, basata sull’obbedienza incondizionata. La volontà del Maestro non è messa in discussione, e il suo pensiero guida ogni aspetto della vita del discepolo.

Le comunità muridi, inizialmente agricole, sono diventate con il tempo vere reti commerciali internazionali, estese da New York a Hong Kong, passando per le principali città europee.

Una forza che influenza anche la politica

In Senegal, la Muridiyya è oggi una delle confraternite più influenti, al pari della Tijaniyya. Nessuna decisione politica importante, nemmeno a livello governativo, viene presa senza il parere dei marabutti, considerati guide spirituali e morali, ma anche attori di primo piano nell’economia e nella società. Nessun presidente può aspirare all’elezione senza la loro benedizione.

I muridi in Italia

La diaspora senegalese ha portato con sé la Muridiyya anche in Italia. Circa il 75% degli immigrati senegalesi in Italia è muride. Le comunità più attive si trovano a Pontevico e Bovezzo nel Bresciano, e a Zingonia nel Bergamasco.

Questi gruppi sono riconoscibili per la forte solidarietà interna, l’organizzazione autonoma e la valorizzazione del lavoro e della cultura d’origine. I marabutti compiono regolarmente visite in Italia, portando benedizioni, raccogliendo offerte e rinsaldando i legami tra la diaspora e la madrepatria. Per molti fedeli, partecipare almeno una volta nella vita al Grand Magal a Touba è un dovere spirituale e identitario.

Un Islam africano moderno e profondamente radicato

La Muridiyya rappresenta una forma di Islam africano autonoma, mistica e pragmatica, profondamente connessa al quotidiano. È spiritualità ma anche identità, resistenza ma anche integrazione. In un mondo che fatica a comprendere le sfumature del credo islamico, la storia e l’attualità dei muridi offrono un esempio prezioso di convivenza tra tradizione e modernità, tra religione e società.


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