Comunali 2025 

Laura Sicignano, una regista teatrale in corsa per il Consiglio comunale. La cultura, i grandi eventi, la musica, il territorio

Laura Vittoria Sicignano: 57 anni, regista, autrice e direttrice, produttrice e organizzatrice teatrale, è candidata nella lista Silvia Salis Sindaca, Le abbiamo chiesto perché ha deciso di scendere in campo e quali sono le necessità e le potenzialità della cultura a Genova

Perché ti sei candidata? Lo avevi mai fatto? Hai mai fatto politica attiva?

Nel 2010 mi avevano chiesto di candidarmi per le Regionali, ma era stata una cosa molto episodica, forse perché serviva, magari, un nome spendibile nell’ambito della cultura, ma non mi ero minimamente impegnata nella cosa. È stata una cosa di cui mi sono presto dimenticata. Per il resto, non ho mai fatto politica attiva e purtroppo neanche da ragazza ho mai avuto l’occasione di partecipare. Il teatro mi ha molto assorbito in questo senso. Nel teatro io ho trovato un modo per esprimere la mia opinione sul mondo.

Per te fare teatro è fare politica in qualche modo?

Ci sono delle cose in comune, al di là della facile battuta della finzione. In realtà secondo me i punti in comune sono una visione del mondo, un desiderio, un’ambizione – forse – di voler cambiare delle cose nel mondo che ci circonda, il fare squadra, quindi la compagnia, dividersi dei ruoli per lavorare insieme ad un progetto comune, la comunicazione che deve esserci e la collaborazione. Quindi ci sono delle cose simili. E poi ecco, nel teatro che io ho fatto c’è sempre stata una forte vocazione civile. Io ho parlato di guerre, di rapporto col potere, di ruolo delle donne, di storia, di genocidi, cioè di immigrazioni, grande tema mio. C’è sempre stata da parte mia una grande attenzione al mondo che ci circonda, anche quando parlavo di storia, parlavo di storia per poi parlare del presente. Ho fatto un festival sull’emergenza climatica, un festival sul corpo delle donne, quindi ho sempre pensato la cultura come un grimaldello per la lettura della contemporaneità e in qualche modo anche un’assunzione di responsabilità.

Questa volta perché invece ti sei candidata con convinzione?

Sì, sto facendo una campagna, l’ho presa davvero molto seriamente. Ma guarda, sono cose che succedono anche nel percorso personale, cioè individuale, nella biografia di una persona e forse un insieme di cose in questo momento ha fatto sì che io decidesse di scendere in campo. Ecco, anche la politica internazionale, non soltanto quella locale. Lo so che poi il raggio d’azione di una persona che opera in Comune, come spero possa succedere, è limitato, però ognuno può assumersi una piccola responsabilità. Anche questa situazione internazionale mi ha fatto pensare che forse potevo in questo momento della mia vita, quindi a un’età matura, fare un passo in più, uscire anche da queste quattro mura meravigliose, magiche e potentissime del teatro, per rimboccarmi le maniche anche proprio fuori da quel perimetro lì.

Come valuti la conduzione della cultura in questi anni di giunta di centrodestra? Che cosa cambieresti? Che cosa faresti?

Certo, non la valuto positivamente, intanto è successa una cosa abbastanza anomala e macroscopica, cioè la mancanza di una figura di riferimento per troppo tempo, sostituita ovviamente parzialmente da un tavolo tecnico che non poteva per la sua natura, non perché fosse costituito da persone inadeguate, fare le funzioni di una figura politica che è un assessore alla cultura. Questa è stata la grande carenza, il grande vulnus. Non si può dire che delegando il potere della cultura al sindaco questo significhi dare maggiore importanza alla cultura, perché il sindaco, peraltro con una carica anche commissariale, non può occuparsi anche di questo. A mio parere ci voleva una figura politica competente con una visione che fosse la figura di riferimento e di interlocuzione per gli innumerevoli e validissimi operatori culturali della città. Io mi sono trovata anche in difficoltà come operatrice culturale perché non sapevo con chi parlare, questo è un problema. Da ciò deriva tutto.

Intendi la tua candidatura o tutto quello che è successo?

La mia candidatura deriva da un discorso più generale, mio personale. Ho sentito l’esigenza di uscire dal perimetro del teatro per dire delle cose, cercare di fare delle cose, per mettermi in gioco, per mettere la mia esperienza a disposizione di una città. Mi hai chiesto come valuto la conduzione della cultura da parte della giunta precedente: da questa mancanza sono derivate le grandi problematiche, la mancanza di ascolto delle istanze del territorio e una serie di eventi e di politiche calate dall’alto e poco rispondenti ai bisogni della città e ai bisogni di chi lavora nel settore culturale della città. Questo lo dico io ma lo sento quotidianamente dire da tutte le persone che sto incontrando dei vari comparti che mi ripetono sempre la stessa cosa. La mancanza di ascolto, la mancanza di condivisione delle scelte, la mancanza di partecipazione e eventi calati dall’alto di cui non sentivamo il bisogno e molto finanziati, quindi anche drenando delle risorse che potevano essere rivolte a sostenere attività e soggetti che avrebbero potuto fare meglio, fare di più.

Cosa faresti se potessi avere voce in capitolo nelle politiche culturali della città?

Intanto mi piacerebbe veramente creare dei momenti sistematici di ascolto con chi lavora in questa città e anche con chi fruisce di cultura in questa città. Mi piacerebbe con molto buon senso favorire le reti e le collaborazioni come dei distretti culturali anche suddivisi territorialmente, visto che la conformazione della nostra città è una città fatta di tante città. Quindi valorizzare la cultura nei vari municipi che, se Silvia Salis vincerà, verranno potenziati anche finanziariamente e verrà restituito il loro potere. Mi piacerebbe che ogni municipio avesse il suo distretto culturale all’interno del quale soggetti eterogenei possano collaborare e potenziarsi l’uno con l’altro.

Non senti il rischio di provincializzazione della cultura?

No, io credo che noi abbiamo degli operatori culturali in città che sono tutt’altro che provinciali e vanno favoriti in un percorso di internazionalizzazione, ma non credo che si debbano sottovalutare i soggetti che operano qua. Io stavo parlando di un eventuale progetto di spalmare sui quartieri anche la cultura. Perché un soggetto di grande livello non può operare fuori dal centro? Perché no? Perché per esempio un capodanno non si può pensare distribuito in vari luoghi della città e pensato insieme ai soggetti, agli operatori culturali della città, però scegliendo di investire sulla qualità e non solo sul commerciale. La cultura può essere popolare ma di grande qualità, perché bisogna per forza abbassare il livello. Il compito di un’istituzione è quello di alzare un pochino il livello della qualità. Non di abbassarlo, perché non siamo una televisione privata che deve vendere della merce. I Comune è un’istituzione pubblica finanziata con i denari dei cittadini. Quindi l’obiettivo è quello di offrire un servizio pubblico di qualità, non di abbassare la qualità. E questa è una funzione pubblica, la cultura è un servizio pubblico a mio parere. Quindi anche in un grande evento, cerchiamo di coinvolgere chi opera. Ci sono tanti imprenditori validissimi, capaci di pensare alto, di volare alto. Si possono sollecitare a creare una rete, a creare gli eventi diffusi sul territorio, che lasciano qualcosa, si deve anche studiare. Ci sono degli strumenti anche di misurazione. Vogliamo investire in un evento, che tipo di ricadute potrà avere questo evento sul territorio? Ci sono degli strumenti adesso per valutare l’impatto di un evento. Mettiamoli in atto, facciamolo per tutti gli eventi. Se vogliamo inventare un evento nuovo, facciamolo in maniera partecipata con chi già opera. Proviamo prima con un investimento modesto e poi andiamo a crescere se l’evento funziona, se abbiamo valutato che questo evento ha lasciato un impatto positivo sul territorio. Sono strategie che non mi sto inventando. Sono strategie da imprenditori della cultura. Vorrei anche che ci fosse una chiara definizione rispetto a quello che è cultura, quello che è marketing territoriale e quello che è turismo.

Una delle cose che diceva Salis è che se lei dovesse vincere, verrebbe riunito l’assessorato che è stato tripartito sia in Regione sia in Comune in questi anni, e cioè cultura, turismo e marketing territoriale. Cosa ne pensi?

Benissimo, certo, ma con la chiarezza che queste tre cose sono tre cose diverse. Cioè che non si può spacciare un evento puramente commerciale di marketing territoriale come un evento di cultura e la cultura non è al servizio del turismo. Esiste di suo. È un diritto dei cittadini e delle cittadine. Poi le tre cose possono dialogare. Possono e devono, però non dobbiamo confondere la cultura con l’intrattenimento. Nobilissimo intrattenimento, ma l’intrattenimento è un’altra cosa. Se una città è colta si aspetterà un intrattenimento di maggior qualità. Certo. Non confondendo i piani, il turismo che deve essere sostenibile, una città culturale, colta, una città che esprime cultura, naturalmente poi si troverà ad avere un turismo di qualità, un turismo magari non mordi e fuggi famelico, di facile consumo, ma un turismo che cerca un’esperienza di maggior qualità. E fa meglio anche alla città, alla qualità della vita dei cittadini, che a mio parere deve essere il primo obiettivo di un’amministrazione.

La gestione dei musei comunali: cosa manca, cosa bisogna fare?

Mancano anche, banalmente, la manutenzione e la comunicazione. Poi forse si potrebbe, mi domando, valutare anche la possibilità di creare uno strumento che agevoli anche tutte le norme di burocrazia a cui questi musei sono sottoposti per acquistare una lampadina. Si potrebbe pensare a una fondazione. È una domanda che mi pongo, perché non ho le carte, però può essere una possibilità questo, in modo che ci sia più agilità anche nell’operare.

Una fondazione dove entri anche il privato o una fondazione totalmente pubblica?


Anche il privato, perché no. Ci sono delle istituzioni nobilissime senza le quali la cultura in città soffrirebbe molto, delle fondazioni bancarie che sostengono con criterio e generosità la cultura nella città. Sarebbe bello magari valutare questa possibilità. Poi, forse09′ bisognerebbe anche pensare a una digitalizzazione, ma questo forse è un altro passo. Comunque il museo oggi deve parlare a un pubblico completamente diverso da quello che era il pubblico anche di solo 20 anni fa, e quindi va raccontato in maniera differente, va valorizzato anche con cose che si sono anche già fatte, si possono mettere a sistema e potrebbero trarre vantaggio molti, anche con piccole esperienze di spettacolo dal vivo, fare anche dei percorsi di visite guidate più creative, più tecnologiche, cioè il tema dell’innovazione tecnologica è un grande tema anche relativamente a tutto il patrimonio museale della città.

Abbiamo due grandi “buchi neri” che sarebbero una grande opportunità, il museo di Sant’Agostino, che nonostante il fatto che in campagna elettorale la destra lo definisca inaugurato è ancora da ristrutturare, con l’omonima chiesa sconsacrata su cui insiste ancora un progetto di co-working che la sottrarrebbe all’uso espositivo e il Museo di Arte orientale Chiossone. Cosa faresti per valorizzarli?

Nella chiesa di Sant’Agostino c’è una mostra molto bella, creata dalle menti delle persone che lavorano in Comune dove ci sono delle persone veramente valide che hanno cooperato in fretta e furia, hanno fatto questa mostra di grande qualità, ma non è il museo, certo.

Grazie agli spazi della ex chiesa-auditorium si potrebbe finalmente acquisire la collezione Bruschettini che verrebbe donata, quindi non costerebbe nulla al Comune. Sia la giunta Doria sia le due giunte Bucci, però, in tutti questi anni, non hanno accettato la donazione. Secondo te questa è una cosa da fare, per evitare di perdere il patrimonio che verrebbe donato alla città, cosa che stiamo rischiando?

È un tema che riguarda questa donazione, ma riguarda anche tante altre donazioni, perché in città mi raccontano che ci sono tanti collezionisti di altissimo livello, che è possibile, è probabile che nei prossimi anni donino anche le loro collezioni al Comune. Quindi il Comune deve prepararsi anche ad accogliere questi beni, a gestirli, a conservarli e ad esporli, a non tenerli chiusi da qualche parte. È possibile che arrivino al comune di Genova molti beni che dobbiamo cercare di rendere fruibili e che dobbiamo acquisire, perché sarebbero un patrimonio straordinario per la città, quindi è certo che questo deve essere accolto, senza altro.

Il Secondo buco nero è il museo di Arte orientale Chiossone, che è con un allestimento molto bello ma anche molto vecchio, con teche non adeguate ad accogliere i pezzi che col tempo vanno a rovinarsi, perché non c’è nessun controllo dell’umidità, del calore. D’estate il museo è infrequentabile, perché si sviene dal caldo. Poi c’è il parco che oggi è scarsamente frequentato per diversi motivi. Un altro tema, potrebbe essere quello dei parchi storici. Secondo te è possibile valorizzarli. Cosa si può fare per valorizzare Villetta Di Negro?

È un patrimonio straordinario della città, che logisticamente ha una collocazione che può sembrare difficile, ma in realtà il percorso per raggiungere il museo bisognerebbe valorizzarlo per farlo diventare un’opportunità. Bisogna far sì che questa passeggiata all’interno del parco di Villetta Di Negro, che è un parco storico, un parco ottocentesco, venga vissuta come un’esperienza non respingente, non come una barriera, ma come un’esperienza parte integrante della visita del museo e la incoraggi. Quindi forse bisognerebbe facilitare proprio il percorso verso il museo, al di là ovviamente di tutto il discorso di creare un’accessibilità alle opere più in linea con un’idea di museo contemporaneo. Certo, sarebbe anche molto interessante dialogare con grandi direttori di musei italiani che hanno avuto la possibilità, dove le città hanno investito, di rinnovare e rinnovano costantemente, come il Museo Egizio a Torino, ma anche altri, a Milano il Poldi Pezzoli, ad esempio. Quindi dialogare e capire quali sono stati gli interventi più efficaci per raccontare i musei a un pubblico del 2025.

Se tu avessi la possibilità di far partire un progetto oggi per Genova, quale sarebbe?

Allora, se avessi la possibilità, mi piacerebbe lavorare molto sulla valorizzazione della musica della città, perché a mio parere ci sono tantissimi artisti, anche indipendenti, ma anche delle formazioni, come dire, anche degli imprenditori della musica, delle associazioni, dei generi più diversi, veramente dei generi più diversi, che in qualche modo raccolgono, ma allo stesso tempo rinnovano la grande tradizione cittadina genovese della musica, ma la fanno in una maniera estremamente innovativa, sia che facciano classica, sia che facciano rap, passando per le innumerevoli declinazioni della musica, che sono infinite. Allora, secondo me quello è il settore che, rispetto alle potenzialità, alla ricchezza straordinaria, forse è stato più trascurato. Quindi c’è questa strana discrepanza tra quello che potrebbe esprimere e quello che è stato fatto, che significa dare ascolto. Io sto incontrando tantissimi musicisti e operatori, e devo dire che degli spazi per la musica mancano gravemente in città, anche per concerti da mille posti o da settemila posti. In realtà poi gli spazi ci sarebbero. Andrebbero ripensati con investimenti che possono essere pubblici e privati insieme, con dei lavori di strutturazione che devono essere pensati insieme agli operatori, perché assolutamente devono partecipare anche all’idea di ristrutturazione degli spazi, affinché possano essere poi veramente utilizzabili da chi fa musica. Perché creare degli spazi musicali non è soltanto, come dire, favorire la creatività, ma è anche creare un indotto enorme per il territorio. Perché, ecco, avendo sempre lavorato in questo settore, è molto chiaro che cosa significa anche lavorare nella cultura. La cultura è anche un lavoro che va favorito e tutelato, ed è un lavoro di qualità. Quindi, investire in cultura mi sembra dire una cosa banalissima, ma purtroppo in Italia non lo è. Ha un ritorno, anche economico, enorme, perlomeno raddoppiato rispetto all’investimento. Oltre al fatto, ovviamente, fondamentale, che investire in cultura porta un grande benessere ai cittadini. Grazie alla cultura si possono anche coinvolgere le fasce vulnerabili. In particolar modo, con il teatro, io l’ho fatto con persone giovani.So vede immediatamente il risultato sul benessere della persona. Quindi la cultura è anche per le persone sole, le persone anziane, le persone giovani che sbandano, le persone che sono arrivate da poco in questo Paese e quindi sono prive di punti di riferimento e hanno bisogno di essere accolte, ma non solo perché siamo buoni, ma perché abbiamo bisogno di loro e abbiamo bisogno di convivere civilmente. E quindi la cultura è anche questo.

Il tema dei grandi eventi: sono cultura o si possono sposare con la cultura?

A Genova ci sono musei stupendi che dobbiamo valorizzare e potenziare, ma cultura è anche il benessere dei cittadini che deve essere distribuito democraticamente in tutti i quartieri della città. Bisogna cercare anche di far “crescere” i cittadini e anche quello dei grandi eventi, che è un tema importante. I grandi eventi vanno misurati e vanno distribuiti e devono lasciare poi qualcosa sul territorio. Che può significare anche una nuova cura. Per esempio Euroflora. Perché non diventa anche un’occasione per riparlare del verde pubblico e un’occasione per riparlare del verde privato? Per parlare della cura che il cittadino può avere del verde? Per parlare di quanto è importante in una città il verde? Cioè può essere un’occasione per fare anche un fuori-salone. E questo è anche la ricaduta sul territorio, che è indotto ma è anche una nuova sensibilità, nuove abitudini.

Abbiamo parlato di grandi eventi. E i grandi concerti, per cui mancano aree? Secondo te si può trovare, attrezzare, organizzare, perché finalmente tornino quei nomi che a Genova non vengono più da molto tempo, perché manca lo spazio?

Parlando proprio con degli operatori, mi hanno indicato uno spazio sul quale facendo degli interventi sostenibili si potrebbe trovare una buona soluzione, affinché gli eventi musicali non si tengano solo d’estate. Perché adesso noi abbiamo eventi musicali solo d’estate, una grande quantità di eventi musicali, però solo d’estate. Invece si dovrebbero distribuire nell’arco dell’intero anno. Quindi abbiamo individuato insieme uno spazio.

Anche i grandi concerti?

Anche i grandi, sì.


Il curriculum di Laura Vittoria Sicignano

Laurea in Storia del Teatro all’Università Cattolica di Milano (110 e lode) con una tesi sul Nuovo Teatro Italiano degli Anni Ottanta, relatore Prof. Sisto Dalla Palma. A 22 anni diventa giornalista pubblicista. Dopo 2 anni lascia quest’attività per dedicarsi al palcoscenico. Durante l’Università, frequenta come auditrice la Civica Scuola Paolo Grassi di Milano. Intanto è assistente alla regia di alcuni tra i più importanti registi del panorama italiano all’inizio degli Anni Novanta: Alfonso Santagata, Claudio Morganti, Federico Tiezzi – Compagnia Magazzini, Elio De Capitani – Teatro dell’Elfo. Una volta laureata, lavora per quasi 2 anni al Teatro della Tosse di Genova come assistente alla regia di Tonino Conte e poi come organizzatrice. Lavora poi per 6 anni al Teatro Stabile di Genova, con diverse mansioni di organizzazione e comunicazione, sotto la direzione di Ivo Chiesa. Nel 1994 fonda e dirige TEATRO CARGO, per cui firma circa 40 regie e la maggior parte dei testi. Fino al 2018 ne è responsabile organizzativa e legale. Il CARGO è una ONLUS che produce spettacoli ed eventi e gestisce due sale teatrali a Genova. Nel 2018, quando Sicignano diventa direttrice dello Stabile di Catania, cede alla Fondazione Luzzati Teatro della Tosse il ramo d’azienda del CARGO relativo alla gestione delle sale più alcune produzioni, grazie all’intervento di Compagnia di San Paolo e Comune di Genova, affinché il lavoro svolto sul territorio negli anni precedenti non venga vanificato. Nel 1999, Sicignano ottiene per TEATRO CARGO il riconoscimento dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, come una delle 15 “compagnie giovani” più importanti di Italia. Il Ministero continua a riconoscere il TEATRO CARGO come Impresa di Produzione nell’ambito della Sperimentazione fino al 2018, anno in cui la compagnia cessa di richiedere il FUS. Per il CARGO ottiene negli anni il sostegno di: E.T.I – Ente teatrale italiano, Comune di Genova, quattro Province Liguri e Regione Liguria, Fondazione CARIGE, COMPAGNIA DI SAN PAOLO, sponsor privati. Nel 2002 ottiene dal Comune di Genova la gestione del TEATRO DEL PONENTE, un ex cantiere navale fronte mare, ristrutturato per essere adibito a teatro e precedentemente mai utilizzato. Vi organizza Stagioni teatrali con ospitalità di rilevanza nazionale, invitando a Genova gli artisti più innovativi del Paese, spesso per la prima volta in città. Il TEATRO DEL PONENTE contribuisce in modo significativo al risanamento socio-culturale del territorio. Intorno al teatro aprono nuovi esercizi commerciali, il pubblico giunge numeroso da tutte le zone della città e della Provincia perché viene offerto un servizio culturale ad un territorio che ne era sguarnito. Nel 2004 è ideatrice, regista e coautrice dello spettacolo evento PARTENZE, uno spettacolo in mezzo al mare, per GENOVA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA. Lo spettacolo si svolge a bordo di una gru galleggiante del 1915, raggiungibile solo via mare. A partire da documenti di emigranti di inizio secolo, tratta la grande epopea dell’emigrazione italiana nelle Americhe. Nel 2008 è ideatrice, coautrice e regista dello spettacolo-evento DONNE IN GUERRA, uno spettacolo a bordo del treno storico Genova Casella, dedicato alla Storia delle donne della Seconda Guerra Mondiale, a partire da documenti e racconti veri. Lo spettacolo vince il Premio Fersen 2015 per la regia; il Premio internazionale Les Eurotopiques 2014, classificandosi primo tra oltre 100 progetti presentati. Ne consegue una circuitazione in Francia, nel 2015. Lo spettacolo viene ripreso a Genova per 8 anni, a grande richiesta del pubblico; riceve una menzione al Premio Ubu per il testo (di Sicignano e A. Vannucci). Nel 2013 lo spettacolo viene rappresentato al Fabbricone di Prato, nell’ambito di una “personale” dedicata a Laura Sicignano dal Teatro Metastasio, Stabile della Toscana. Nel 2008 è ideatrice del Festival COLLASSO ENERGETICO, raro e forse unico esempio in Italia di festival dedicato all’emergenza energetica del Pianeta. Eventi, conferenze, spettacoli di rilievo nazionale, diffusi in tutta la città di Genova. Nel 2009 è ideatrice del Festival MUTAZIONI, dedicato alle mutazioni del corpo femminile nel XXI Secolo, con eventi, conferenze, spettacoli di rilievo nazionale, diffusi in tutta la città di Genova. Entrambi i Festival – tra teatro, eventi, sociologia e scienza – hanno eco nazionale sui media e registrano circa 10mila presenze in 15 giorni ciascuno. Nel 2010 concorre al reperimento di un importante sponsor (Compagnia di san Paolo) per il restauro del TEATRO DI VILLA GALLIERA, il teatro più antico della Liguria, sito in un parco storico, inagibile da decenni e finalmente restituito alla città: da allora Sicignano dirige e gestisce anche questo spazio. Nel 2013 Sicignano ottiene l’ingresso di TEATRO CARGO in una importante associazione internazionale, ETC, European Theatre Conference. Nel 2016 inserisce il CARGO nella rete italiana CRESCO, costituita da realtà che lavorano nella produzione e nella diffusione della scena contemporanea. Ha fatto lavorare centinaia di giovani attori e tecnici, moltissimi dei quali al loro primo contratto e provenienti dalla Scuola del Teatro Stabile di Genova. Le tematiche predilette nelle regie di Sicignano durante gli anni del TEATRO CARGO sono: Storia e Memoria, storia delle donne e degli eroi dimenticati, di grandi viaggi del passato e del presente. Oltre alle precedentemente citate, alcune tra le sue regie di maggior rilievo sono: VIVO IN UNA GIUNGLA DORMO SULLE SPINE di Sicignano: viene pubblicato nel 2021 in francese nel volume “1990-2020 Le theatre italiane en résistance” Ed. Theatrales. Vince il Premio alla traduzione in Francia presso la Maison Antoine Vitez, Parigi, 2015. Viene selezionato dalla direzione del Teatro Alexandrinsky per l’evento “Letture europee” nel dicembre 2015 a San Pietroburgo in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo. Il testo è tradotto in inglese, tedesco, russo, francese. Lo spettacolo viene prodotto nel 2017 da Cargo e Teatro delle Donne: protagonista Amanda Sandrelli. Lo spettacolo racconta la storia vera di un rifugiato pakistano in Italia. BUIO A MEZZOGIORNO dal romanzo di A. Koestler, prodotto dal Teatro della Tosse di Genova nel 2016. TRA I VIVI NON POSSO PIU’ STARE, un progetto dedicato alla Shoah, in collaborazione con Conservatorio di Musica “Niccolò Paganini”, Accademia Ligustica di Belle Arti, Centro Culturale Primo Levi, Comunità Ebraica di Genova, Goethe-Institut Genua, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. Lo spettacolo, tratto da L’Istruttoria di Peter Weiss, vede coinvolti circa 60 studenti di Conservatorio ed Accademia, accanto al personale professionista del CARGO: un percorso finalizzato alla valorizzazione di giovani talenti e alla produzione di uno spettacolo-evento con forte presenza di musica elettronica, videoinstallazioni, accanto alla recitazione, in un uso dello spazio teatrale in modo anticonvenzionale. Lo spettacolo è stato replicato per 5 anni, per oltre un centinaio di recite, in occasione della Giornata della Memoria. SCINTILLE con Laura Curino (2012). La storia dell’incendio nella fabbrica di camicette di New York, dove all’inizio del secolo scorso trovarono la morte quasi duecento operaie, per lo più emigrate italiane. Il testo di Sicignano (tradotto in francese, inglese e tedesco) viene selezionato per una rassegna di teatro italiano a New York nel 2013 e per Face à Face 2013. Ha vinto il Premio del pubblico al Festival Resistenze 2014 del Museo Cervi. Viene rappresentato a Montevideo, Istituto italiano di cultura, 2015. Vince il premio alla produzione in Francia nella traduzione di Juliette Gherbrant grazie al sostegno del CNT, Paris. Debutta nella sua versione francese a gennaio 2016 a Lille al Théâtre de La Virgule, con cast francese, in lingua francese e la regia di Sicignano. COMPLEANNO AFGHANO, il testo scritto a quattro mani nel 2013 con il rifugiato afghano Ramat Safi, racconta il viaggio del giovane e il suo rapporto con l’Europa. Il testo ha vinto i premi Le acque dell’etica e Per voce sola, sezione Migranti (2014). L’ODISSEA DEI RAGAZZI di Sicignano: è la prima tappa di un progetto pluriennale (2011-2014), condotto con un gruppo di stranieri richiedenti asilo. Lo spettacolo vede in scena giovani provenienti da tutto il mondo, al loro primo contratto di lavoro in Italia e racconta l’Odissea di Omero attraverso le odissee contemporanee. QUESTA IMMENSA NOTTE di C. Moss, tradotto da Sicignano e E. Amadio dall’inglese per la prima volta in Italia, dedicato al tema del reinserimento sociale delle detenute (Primo Premio Sonia Bonacina 2014 / Festival Trend 2012). Lo spettacolo viene segnalato tra i migliori della stagione 14/15 da milanoteatro.it SANGUE, Menzionato al Premio Ubu per il testo di Sicignano e Vannucci (Festival Nazionale del Teatro di Napoli 2010). Una riflessione sul tema del Male attraverso la storia di Gilles de Reis e di Giovanna D’Arco. DARWIN E FITZORY di Sicignano e Vannucci, con Patrizio Roversi e Luca Bizzarri (Festival della Scienza 2009). L’incredibile viaggio intorno al mondo di due giovanissimi geniali, Charles Darwin e il capitano Fitzory. Le loro scoperte rivoluzionano la scienza e la meteorologia. LA STREGA da S. Vassalli – Primo Premio Festival Inventaria Roma 2015. La storia di una presunta strega del Seicento, per raccontare i meccanismi che conducono una collettività a scatenare i propri più bassi istinti contro un capro espiatorio. Laura Sicignano dirige Elisabetta Pozzi nella produz. TEATRO CARGO, LA DIVA nel 2014. Dal romanzo di William Somerset Maugham, la struggente e crudele storia del tramonto di una diva. Viene nominata Direttrice dello Stabile di Catania nel febbraio 2018, in seguito ad un avviso pubblico. Le linee artistiche perseguite da Sicignano al TSC sono volte alla valorizzazione di nuovi e nuovissimi talenti soprattutto dell’isola (anche sul fronte della nuova drammaturgia), in grado di declinare la Sicilia al presente. Ciò senza dimenticare il teatro classico, a cui gli abbonati sono affezionati. Le scelte artistiche sono state orientate dalla convinzione che lo Stabile catanese, in un difficile momento di crisi non solo economica, dovesse assumere in pieno la missione di “pubblico servizio”. Ha cercato di dimostrare che il teatro può e deve essere il luogo in cui la polis si riunisce e riflette su stessa, per elaborare i propri conflitti, nella convinzione che il teatro debba parlare a tutti, essere inclusivo e popolare nel senso più alto del termine. Tra le molte produzioni realizzate, la prima regia catanese di Sicignano è stata ANTIGONE di Sofocle: lo spettacolo ha avuto un buon riscontro di critica e pubblico, ha circuitato nei maggiori teatri italiani, tra cui il Bonci di Cesena, salvo fermarsi per il Covid19 a Milano a fine febbraio 2020. Nel 2020 la sua prima regia “catanese” ANTIGONE vince il Premio Franco Enriquez. Con BACCANTI, Sicignano prosegue il percorso dedicato alle donne rivoluzionarie nella tragedia greca (per questo titolo erano previste circa 60 recite di tournée, prima del Covid19). Concluso il mandato catanese, si è dedicata principalmente alla regia e alla realizzazione di progetti artistici: ha diretto due piccoli lavori prodotti dal Teatro Due di Parma; due spettacoli prodotti dalla Fondazione Luzzati Teatro della Tosse; uno spettacolo con il Teatro Stabile di Catania; un altro dal Teatro Nazionale di Genova, che poi ha avuto uno spin off in un podcast e un recital. Con il Teatro Cargo ha prodotto un progetto musicale. Ha pubblicato il suo primo romanzo con l’Ed. Il Canneto. Da gennaio 2024 è consulente del Teatro Nazionale di Genova per l’ideazione e la cura del progetto “Donne che corrono”. Altre attività: Fa parte del Comitato di Indirizzo del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania. Come consulente della Fondazione regionale per la Cultura e poi della Fondazione Palazzo Ducale di Genova, ha ideato e diretto il progetto per un importante Bando della Compagnia di San Paolo, vinto per il 2013/2014: RETE DEI TEATRI STORICI DI LIGURIA, un viaggio tra arte e paesaggio, dedicato a turisti e cittadini, alla riscoperta di un patrimonio materiale e immateriale della nostra storia. Ha collaborato dal 2009 al 2011 con l’Editore Laterza, presentando tre cicli di conferenze a Palazzo Ducale. È stata consulente del Museo Etnostorico della Stregoneria di Triora, per cui ha realizzato come regista e autrice alcuni cortometraggi.


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