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È morto Francesco, primo papa gesuita. Aveva 88 anni. Fu in visita pastorale a Genova nel 2017

Jorge Mario Bergoglio, di cittadinanza argentina (con origini liguri e piemontesi), è stato anche il primo papa proveniente dal continente americano. A Genova le campane delle chiese stanno suonando a lutto.
A febbraio era stato ricoverato in prognosi riservata al Policlinico Gemelli di Roma a seguito di una polmonite batterica bilaterale, la stessa per cui Madonna era arrivata in fin di vita nel 2023

Ad annunciare la morte del Pontefice è stato il cardinal Kevin Farrell, camerlengo: «Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre – ha detto l’alto prelato -. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati. Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l’anima di Papa Francesco all’infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino».

A Genova e in tutte le città d’Italia le campane hanno suonato a lutto. Lo ha chiesto il presidente della Cei, cardinal Matteo Zuppi, che ha aggiunto: «Siano favoriti momenti di preghiera personale e comunitaria, in comunione tra di noi e con la Chiesa universale».

«Abbiamo appreso con dolore la triste notizia della morte del Santo Padre Francesco – dice monsignor Marco Doldi, vicario generale dell’Arcidiocesi di Genova -. Preghiamo per lui in comunione con tutta la Chiesa Cattolica, specialmente nelle celebrazioni delle Sante Messe. Dispongo che questa sera alle ore 19 siano suonate le campane a lutto nel territorio dell’Arcidiocesi di Genova». In realtà molte chiese hanno suonato le campane a lutto già questa mattina.

Ieri Bergoglio, seppure già molto provato, in occasione della Pasqua, ha voluto fare i suoi auguri e impartire la benedizione al mondo.

Nella giornata di sabato 22 febbraio, papa Francesco aveva presentato una crisi respiratoria asmatiforme di entità prolungata nel tempo, che aveva richiesto anche l’applicazione di ossigeno ad alti flussi. Gli esami del sangue avevano inoltre evidenziato una piastrinopenia, cioè una carenza di piastrine, associata ad un’anemia, che ha richiesto la somministrazione di emotrasfusioni. Poi si era ripreso ed era tornato in Vaticano, comparendo anche all’Angelus,

Papa Francesco, nato il 17 dicembre 1936 Jorge Mario Bergoglio era dal 13 marzo 2013 il 266º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 8º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, primate d’Italia, oltre agli altri titoli propri del romano pontefice. Di cittadinanza argentina, era il primo papa proveniente dal continente americano. Appartiene ai chierici regolari della Compagnia di Gesù (Gesuiti) ed è il primo pontefice proveniente da tale ordine religioso. Nel 2018 la rivista Forbes lo aveva classificato come il sesto uomo più potente del mondo.

Nel maggio 2017 era stato in visita pastorale a Genova incontrando, oltre a vescovi e sacerdoti, i giovani, i detenuti, i senza dimora, i migranti al santuario della Madonna della Guardia. Aveva visitato anche l’ospedale pediatrico Gaslini.


Nato nel barrio di Flores a Buenos Aires da una famiglia di origini piemontesi e liguri, è il primogenito dei cinque figli di Mario Bergoglio, funzionario delle ferrovie salpato nel 1928 dal porto di Genova per cercare fortuna a Buenos Aires, e di Regina Maria Sivori, casalinga. Da parte di padre, il bisnonno Francesco era nativo di Montechiaro d’Asti, mentre il nonno Giovanni Angelo era nato in località Bricco Marmorito di Portacomaro Stazione, frazione di Asti non lontana da Portacomaro, ove è sopravvissuto un ramo della famiglia; la nonna Rosa era originaria di Piana Crixia in provincia di Savona. Da parte materna, il nonno era originario di Santa Giulia di Centaura, frazione collinare di Lavagna in provincia di Genova; la nonna era originaria della frazione Teo di Cabella Ligure, in provincia di Alessandria.

All’età di ventun anni, a causa di una grave forma di polmonite, gli venne asportata la parte superiore del polmone destro. Infatti, a quell’epoca, malattie polmonari come infezioni fungine o polmoniti erano curate chirurgicamente per la scarsità di antibiotici. Anche per questo i vaticanisti lo esclusero dalla lista dei papabili durante il conclave della sua elezione.

Perito chimico, si era mantenuto per un certo periodo facendo le pulizie in una fabbrica e poi facendo anche il buttafuori in un locale malfamato di Córdoba. In base a quanto dichiarato da lui stesso, ha avuto anche una fidanzata prima di intraprendere la vita ecclesiastica.

Decide di entrare nel seminario di Villa Devoto e l’11 marzo 1958 comincia il suo noviziato nella Compagnia di Gesù, trascorrendo un periodo in Cile e tornando a Buenos Aires in seguito, per laurearsi in filosofia nel 1963. Dal 1964 insegna per tre anni letteratura e psicologia nei collegi di Santa Fe e Buenos Aires.

Riceve l’ordinazione presbiterale il 13 dicembre 1969 con l’imposizione delle mani da parte dell’arcivescovo di Córdoba Ramón José Castellano.

Dopo altre esperienze di insegnamento e la nomina a padre superiore provinciale dell’Argentina (dal 31 luglio 1973 al 1979), è rettore della Facoltà di teologia e filosofia a San Miguel. Nel 1979 partecipa al vertice della Celam (Consiglio episcopale latinoamericano) a Puebla de Zaragoza ed è fra coloro che si oppongono decisamente alla teologia della liberazione, sostenendo la necessità che il continente latino-americano faccia i conti con la propria tradizione culturale e religiosa. Nel 1986 si reca in Germania per un periodo di studio alla “Philosophisch-Theologische Hochschule Sankt Georgen” di Francoforte sul Meno, con lo scopo di completare la tesi di dottorato, ma non consegue il titolo. Nel breve periodo tedesco Bergoglio ha modo di vedere e conoscere l’immagine votiva di Maria che scioglie i nodi, devozione che poi contribuirà a diffondere in Argentina.Ritornato in patria diventa direttore spirituale e confessore della chiesa della Compagnia di Gesù di Córdoba.

Ministero episcopale e cardinalato

Il 20 maggio 1992 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires, titolare di Auca. Ha ricevuto la consacrazione episcopale il 27 giugno 1992 per imposizione delle mani del cardinale Antonio Quarracino, arcivescovo di Buenos Aires, co-consacranti monsignor Emilio Ogñénovich, vescovo di Mercedes-Luján (poi arcivescovo), e l’arcivescovo Ubaldo Calabresi, nunzio apostolico in Argentina.

Il 3 giugno 1997 è stato nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires. È succeduto alla medesima sede il 28 febbraio 1998, a seguito della morte del cardinale Antonio Quarracino. È diventato così primate d’Argentina. Dal 6 novembre dello stesso anno è divenuto anche ordinario per i fedeli di rito orientale in Argentina.

Il 21 febbraio 2001 Giovanni Paolo II, tenendo un concistoro ordinario pubblico per la creazione di quarantadue nuovi cardinali e la pubblicazione dei due cardinali riservati in pectore nel concistoro del 21 febbraio 1998, lo ha creato cardinale del titolo di San Roberto Bellarmino. Ha preso possesso del titolo il 14 ottobre successivo.

Dal 2005 al 2011 è stato a capo della Conferenza Episcopale Argentina.

Inoltre, è stato consigliere della Pontificia commissione per l’America Latina, gran cancelliere dell’Università Cattolica Argentina, presidente della Commissione episcopale per la Pontificia Università Cattolica Argentina, membro della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, membro della Congregazione per il clero, membro della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, membro del Comitato di presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia e membro del Consiglio post sinodale.

Durante il suo impegno come vescovo, ha scelto uno stile di grande semplicità, spostandosi con i mezzi pubblici e rinunciando a vivere nella sede dell’episcopato, a favore di un comune appartamento dove si cucinava da solo i pasti.

Posizioni teologiche, morali, sociali e su temi politici

Negli anni settanta nel Sudamerica si accese il dibattito sulla teologia della liberazione: Bergoglio non condivise le aperture di diversi membri importanti del suo ordine e assunse una posizione più moderata, esprimendo anche parole di condanna verso quei gesuiti che si lasciavano attrarre dalla teologia della liberazione. Quando partecipò nel 1979 a Puebla alla terza conferenza generale del Consiglio episcopale latinoamericano, fu tra i principali oppositori di questa riflessione teologica,[40] anche se alcuni lo considerano vicino a una sua “scuola argentina”. Durante gli anni della dittatura, s’impegnò in prima persona per offrire rifugio e protezione ai religiosi perseguitati per la loro vicinanza alla teologia della liberazione. Il Colegio Máximo dei gesuiti, di cui era il padre provinciale, divenne in quel periodo una centrale di soccorso dove, con la scusa degli esercizi spirituali, veniva fornito un nascondiglio sicuro e una via clandestina per poter lasciare il Paese.

Il conclave del 2005

Il cardinale Bergoglio era considerato uno dei candidati più in vista per l’elezione a pontefice nel conclave del 2005;[97] secondo la ricostruzione del conclave operata dal vaticanista Lucio Brunelli sulla base del supposto diario di un cardinale elettore, Bergoglio sarebbe stato il cardinale più votato dopo Ratzinger. Pur se tradizionalmente il presule aveva sempre rifiutato incarichi di un certo peso nella curia romana, anche i cardinali che votarono per Carlo Maria Martini puntavano sul porporato argentino, che poteva contare sui voti di quasi tutti i cardinali provenienti dall’America Latina.

Al secondo scrutinio i voti per Ratzinger aumentarono rispetto al primo, ma anche Bergoglio ottenne un numero di preferenze non trascurabile: i sostenitori di Bergoglio miravano a fargli ottenere 40 voti. Al terzo scrutinio a Ratzinger mancavano pochissimi voti per essere eletto: diversi cardinali del blocco di Bergoglio, allo scrutinio successivo, diedero a Ratzinger i voti che gli mancavano per l’elezione.

Il pontificato

Il pontificato di Benedetto XVI fu bruscamente interrotto quando, l’11 febbraio 2013, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, lo stesso papa annunciò le proprie dimissioni, rese poi effettive il 28 febbraio seguente.

Il Conclave iniziò il pomeriggio del 12 marzo. L’elezione avviene la sera del giorno dopo, al quinto scrutinio. Bergoglio assume il nome di Francesco in onore di san Francesco d’Assisi. È il primo gesuita a diventare papa e il primo pontefice proveniente dal continente americano, nonché il primo extraeuropeo dai tempi di Gregorio III.

Il Papa ha deciso di risiedere nella Domus Sanctae Marthae anziché nell’appartamento papale del Palazzo Apostolico.[109]

La scelta del nome papale

Bergoglio è stato il primo pontefice ad assumere il nome di Francesco, scegliendo per la prima volta dopo undici secoli, dai tempi di papa Lando, di adottare un nome mai utilizzato da un predecessore (se si esclude Giovanni Paolo I, il quale unì i nomi dei suoi due immediati predecessori, papa Giovanni XXIII e papa Paolo VI).

L’impegno per la pace in Siria e in Ucraina

Papa Francesco ha rivolto, durante l’Angelus del 1º settembre 2013, un appello universale per la pace al fine di evitare iniziative militari in Siria. Nel condannare l’uso di armi chimiche nella guerra civile siriana, ha affermato: «C’è un giudizio di Dio e della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire. Esorto la comunità internazionale a iniziative basate sul dialogo e sul negoziato.»

Per rafforzare l’impegno per la pace nel mondo, Bergoglio ha quindi indetto una giornata di digiuno e preghiera per il successivo 7 settembre.

L’iniziativa per la pace è stata inoltre affiancata, a livello diplomatico, da una lettera rivolta ai leader del G20 in riunione a San Pietroburgo e dall’illustrazione di un piano di riconciliazione in tre punti agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede.

Nel febbraio 2022 pochi giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina papa Francesco compie un gesto simbolico importante recandosi personalmente dall’ambasciatore russo presso la Santa Sede per perorare la richiesta di un immediato cessate il fuoco e l’inizio di trattative tra le parti per trovare una soluzione diplomatica. Di fronte al procedere degli eventi il papa nelle occasioni pubbliche ha spesso ricordato il “martoriato popolo ucraino” condannando la guerra “ingiusta e sacrilega” e incoraggiando le parti a trovare un accordo di pace tra loro. Bergoglio si è anche scagliato contro i programmi di riarmo dei paesi occidentali. Circa l’origine delle guerra, pur riconoscendo in maniera chiara che l’aggressore fosse la Russia ha sempre rifiutato di attribuire tutte le colpe a loro ma ha invitato anche l’occidente a riflettere sulle proprie responsabilità. In una intervista al Corriere della Sera il pontefice, nel cercare di analizzare le possibili cause di questa invasione, parlò di “abbaiare della NATO alla porta della Russia”.[

La tutela dell’ambiente

Nell’omelia della messa inaugurale del pontificato, il papa ha richiamato l’esempio di san Francesco di Assisi per invitare tutti ad aver rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. Nella stessa occasione ha rivolto un appello ai governanti e a tutti gli abitanti del pianeta perché tutelino l’ambiente. La sua seconda enciclica, Laudato si’, è dedicata in gran parte proprio alle problematiche ambientali.

L’immigrazione

Nel corso di molti dei suoi discorsi pubblici, papa Francesco ha fatto appello alla “generosità” da dimostrare verso i rifugiati provenienti dall’Africa. Egli stesso ha dato l’esempio accogliendo una famiglia di rifugiati siriani che ha affidato alla Comunità di Sant’Egidio. Il pontefice diede il proprio appoggio al Patto mondiale sulla migrazione, sostenendo la necessità di “ampliare dei canali migratori regolari”, chiedendo di “offrire a migranti e rifugiati maggiori possibilità di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione”.

Sotto: il videomessaggio di monsignor Marco Tasca, arcivescovo di Genova, i riti in cattedrale, le campane di San Lorenzo e della Chiesa dei Gesuiti, il saluto al Pontefice scomparso sulla facciata della Regione.

Da questa sera e fino ai funerali di Papa Francesco, alle ore 18:00 la S. Messa in Cattedrale sarà in suffragio del Pontefice.

In queste celebrazioni verranno usati la Casula e il Calice donati da Papa Francesco in occasione della sua visita a Genova il 27 maggio 2017.


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