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Specializzandi Tfa e associazioni per l’inclusione delle persone con disabilità protesteranno domani contro i nuovi corsi Indire

La denuncia: «Daranno accesso alla professione dell’insegnamento su posto di sostegno nella scuola pubblica. Gli studenti con disabilità saranno affiancati da insegnanti privi delle conoscenze e competenze fondamentali per garantire una didattica e un’inclusione efficace e professionale»

I docenti specializzandi del TFA IX ciclo di Genova, insieme alle associazioni per la promozione dell’inclusione delle persone con disabilità, saranno in presidio davanti alla Prefettura di Genova venerdì 21 marzo dalle ore 15:30. Manifestano il dissenso verso la decisione del MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito) di approvare i nuovi corsi di specializzazione Indire, i quali daranno accesso alla professione dell’insegnamento su posto di sostegno nella scuola pubblica italiana.

La Flc Cgil ha espresso «forte preoccupazione in merito alla prossima emanazione dei decreti ministeriali relativi all’attivazione dei “Percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità attivati ai sensi dell’articolo 7 del decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2024, n. 106». Inoltre ha chiesto di sospendere i percorsi fino a quando non verrà fatta chiarezza su tutti i titoli esteri, certificandone la provenienza, la qualità e la coerenza con la formazione erogata dalle Università italiane attraverso i cosiddetti TFA sostegno auspicando tempestivo intervento da parte del ministro dell’istruzione e del merito e del ministro dell’università e della ricerca, coinvolgendo, se necessario, anche la magistratura e tutte le autorità competenti per verificare la regolarità delle procedure di acquisizione dei titoli di specializzazione provenienti dall’estero.

La bozza del decreto si rivolge ai docenti che, al momento dell’entrata in vigore del DL 71/2024 (1° giugno 2024), si trovano in una delle seguenti situazioni: hanno completato un percorso formativo sul sostegno all’estero presso un’università legalmente accreditata o un altro ente riconosciuto, e hanno avviato un procedimento di riconoscimento che è oltre i termini previsti dalla legge (120 giorni), oppure hanno intrapreso un contenzioso giuridico per la mancata conclusione del procedimento nei tempi stabiliti.

Per iscriversi ai percorsi, i docenti devono rinunciare alla richiesta di riconoscimento del titolo estero, procedura che dovrà essere formalizzata secondo apposite indicazioni che verranno comunicate. I percorsi di formazione richiederanno un numero variabile di crediti formativi, determinato in base all’esperienza pregressa in Italia: sono necessari 48 CFU per coloro che non hanno almeno un anno di servizio su posto di sostegno in una scuola italiana, e 36 CFU per chi ha già lavorato almeno un anno su sostegno in Italia, con il tirocinio considerato completato.

Ogni credito formativo corrisponde a 25 ore di attività educativa, inclusi lezioni, studio individuale, laboratori e tirocinio. Il punteggio finale sarà calcolato come media tra il voto dell’esame e le valutazioni ottenute durante il percorso. Il titolo rilasciato sarà di tipo universitario se conseguito presso un’università, e non universitario se rilasciato da INDIRE (valido solo nel sistema scolastico italiano). La partecipazione ai percorsi avrà un costo, con un massimo di: 1.500 euro per conseguire 48 CFU e 900 euro per ottenere 36 CFU.

«I corsi INDIRE – dicono i docenti specializzandi – determinano arbitrariamente una situazione di iniquità verso coloro che hanno svolto e svolgono Tirocini Formativi Attivi (TFA), ottenuti presso le Università pubbliche riconosciute dal MIM. L’impegno profuso dagli specializzandi attraverso i TFA è maggiore in termini di qualità della formazione fruita, di tempo richiesto per la specializzazione, di impegno economico per l’accesso al percorso e, soprattutto, assume una dimensione costituzionale. I corsi INDIRE permetteranno, inoltre, l’equiparazione dei titoli delle Università Italiane a quelli comprati all’estero, tramite l’offerta formativa online estera di dimostrata carenza formativa (inchiesta Fanpage/La cattiva scuola). È in atto una normalizzazione del mercato dei titoli, nella quale chi è più abbiente può comprarsi l’accesso alla professione e, questo, permette di scavalcare, in GPS, graduatorie provinciali di supplenza, insegnanti maggiormente qualificati. I TFA garantiscono tirocini supervisionati da dirigenti scolastici e tutor universitari: questo non è previsto dai corsi INDIRE. I corsi INDIRE danneggiano il sistema scolastico pubblico italiano, poiché si consentirà l’inserimento di migliaia di persone non adeguatamente formate. Il MIM, che equipara il TFA ordinario ai titoli INDIRE ottenuti dopo il TFA estero, sta favorendo quest’ultimi con i suoi provvedimenti, nonostante manchino di una formazione pratica nelle scuole italiane. Il MIM, che norma sia il TFA ordinario sia i titoli INDIRE conseguiti dopo TFA estero, sta favorendo con i suoi provvedimenti quest’ultimi, privi di una formazione concreta nelle scuole italiane. Gli studenti con disabilità saranno affiancati da insegnanti di sostegno privi delle conoscenze e competenze fondamentali per garantire una didattica e un’inclusione efficace e professionale».

Negli ultimi mesi, diverse associazioni e professionisti hanno concordato che l’inclusione delle persone con disabilità non può essere adeguatamente trattata in soli 4 mesi di formazione online attraverso i “corsi INDIRE”. Questi corsi, considerati dannosi dalla comunità degli specializzandi e da alcune associazioni dei genitori, non sono riconosciuti come corsi universitari e a loro parere potrebbero compromettere la qualità dell’istruzione. Si stima che saranno attivati circa 52.622 posti per la specializzazione in sostegno, ma con un alto numero di disoccupati già presenti tra i docenti. Ci sono preoccupazioni anche rispetto all’accesso facilitato ai corsi per chi ha titoli esteri, creando disuguaglianze nelle graduatorie provinciali di supplenza. Le organizzazioni chiedono di impedire l’avvio di questi corsi, garantire l’immissione in ruolo dei precari con specializzazione valida e creare graduatorie separate per le diverse modalità di formazione.

In copertina: foto di reperorio


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