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Adunata degli Alpini, la Messa in cattedrale. Marco Tasca: «Dolcezza, rispetto e retta coscienza: questo vogliamo offrire al nostro tempo»

L’arcivescovo di Genova ha celebrato la Santa Messa per la 97ª Adunata nazionale degli Alpini, richiamando il valore della speranza, della fraternità e del servizio. Nell’omelia il ricordo del beato Secondo Pollo, cappellano degli Alpini morto per soccorrere un commilitone ferito

Nel pomeriggio di oggi la cattedrale di San Lorenzo ha accolto la Santa Messa celebrata dall’arcivescovo di Genova Marco Tasca in occasione della 97ª Adunata nazionale degli Alpini. Una celebrazione inserita nel cuore del programma dell’Adunata, con la presenza delle autorità civili e militari e dell’Associazione nazionale alpini, in una giornata in cui Genova ha continuato a vivere l’arrivo delle penne nere tra cerimonie, incontri e momenti di raccoglimento.

Nell’omelia, Marco Tasca ha aperto con un ringraziamento agli Alpini e alle autorità presenti, sottolineando la gioia della Chiesa genovese per la scelta di Genova come sede della 97ª Adunata. Il riferimento iniziale è stato allo slogan dell’edizione, “Alpini, faro per il futuro”. «Il faro non abbaglia: fa luce, indica la direzione giusta», ha detto l’arcivescovo, spiegando che la celebrazione diventa occasione per affidare al Signore gli Alpini, ricordare i caduti, pregare per la pace e rinnovare i valori della fraternità, della dedizione al bene comune, della solidarietà e dell’impegno concreto verso il prossimo.

Il cuore della riflessione è stato il tema della speranza. Marco Tasca ha distinto la speranza cristiana dal semplice auspicio che le cose vadano bene: per un credente, ha spiegato, la speranza è «la certezza, una certezza granitica, che il Signore cammina con noi». Da qui l’invito a diventare uomini e donne capaci di trasmettere speranza agli altri, soprattutto in un tempo complesso e attraversato da incertezze.

L’arcivescovo ha poi richiamato tre parole tratte dalla prima lettura: dolcezza, rispetto e retta coscienza. «Tre parole che oggi sembrano quasi andare controcorrente rispetto allo stile dominante», ha osservato Marco Tasca. Poi il passaggio più netto dell’omelia: «Noi non vogliamo le polarizzazioni; non ci interessano. Ci interessa essere uomini e donne di rispetto, di dolcezza e di coscienza retta. Questo vogliamo offrire al nostro tempo».

Nel discorso ha trovato spazio anche la figura del beato Secondo Pollo, cappellano degli Alpini e medaglia d’argento al valor militare. Marco Tasca ha raccontato di essere stato colpito dalla sua storia: durante la Seconda guerra mondiale, in Albania, uscì allo scoperto per soccorrere un commilitone ferito e venne colpito mortalmente. Per l’arcivescovo, quella vicenda rappresenta in modo limpido i valori alpini: «Un sacerdote che dona la vita senza esitazione per aiutare un altro uomo».

Nella parte finale, l’omelia si è concentrata sul Vangelo e sull’amore come radice del servizio. Marco Tasca ha ricordato anche le mamme, alla vigilia della loro festa, spiegando che non hanno bisogno di comandamenti per stare accanto ai figli, perché è l’amore a muoverle. Da qui la preghiera rivolta in particolare agli Alpini: continuare il proprio cammino testimoniando la bellezza dei loro valori e anche la bellezza della fede.

«È bello essere cristiani. Vale la pena esserlo. Siamo contenti di esserlo», ha detto l’arcivescovo, invitando a partire dalla gioia personale dell’incontro con Gesù, con la Chiesa e con la comunità cristiana. La celebrazione si è chiusa con la richiesta al Signore, anche attraverso l’intercessione del beato Secondo Pollo, di essere «sempre più testimoni della bellezza della nostra fede».

Foto di Marco Pepé


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