Divieto di velo integrale, la proposta di legge della Lega. Corso: «Libertà per tutte le donne»

La segretaria provinciale del partito: «Auspico che anche le femministe di sinistra sostengano questa importante iniziativa legislativa per la libertà di tutte le donne, il rispetto della loro dignità e la difesa delle nostre tradizioni culturali». La proposta punta a irrigidire una norma anti terrorismo del 1975 che vieta anche i caschi che impediscono di vedere il volto e altri mascheramenti

La Lega ha presentato presenta una nuova proposta di legge riguardante il divieto di indossare burqa e niqab, il velo che copre anche il viso, nei luoghi pubblici. A capofila del progetto c’è Igor Iezzi, capogruppo in commissione Affari Costituzionali alla Camera. La proposta mira a rivedere la legge del 1975, la quale attualmente vieta, per motivi di sicurezza pubblica, di nascondere il viso in spazi pubblici, ma concede delle deroghe in presenza di “giustificato motivo”.

Il nuovo testo della Lega, articolato in quattro punti, prevede l’eliminazione di tale deroga e specifica chiaramente le sole circostanze in cui il divieto non si applica. Questi casi includono: le cerimonie religiose, necessità legate alla salute propria o altrui, questioni di sicurezza stradale e per gli atleti durante eventi sportivi in cui è obbligatorio l’uso di caschi, oltre a situazioni di carattere artistico o di intrattenimento. La legge, infatti, è nata ai tempi degli anni di piombo e mirava impedire che chiunque potesse coprirsi il volto per commettere atti criminali o terroristici. Era completamente un altro mondo e la legge mirava a tutt’altri obiettivi. Tra l’altro, in quell’anno in molti paesi del Medio Oriente e dell’Asia in cui ora il velo integrale è obbligatorio (e il mancato uso un reato), le donne non lo portavano. Caso emblematico è quello dell’Iran dove la rivoluzione islamica è del 1978. Ai tempi in cui è stata promulgata la legge italiana lì le donne vestivano per lo più “all’occidentale”.
“Stop al velo islamico integrale. Dalla parte delle vittime. La nuova proposta di legge della Lega contro burqa e niqab è un passo in avanti per la libertà di tutte le donne, il rispetto della loro dignità e la difesa delle nostre tradizioni culturali – sostiene Corso, che anche assessore alle pari opportunità in Comune -. In tal senso, auspico che anche le femministe di sinistra sostengano questa importante iniziativa legislativa. Ricordo che nel 2018 il Comune di Genova aveva già approvato una mozione della Lega contro questo simbolo di prevaricazione della donna e che dal primo gennaio di quest’anno, a seguito del referendum del 2021, in tutta la Svizzera è entrato in vigore il ‘Burqa ban’ ovvero il divieto di dissimulare il volto nei luoghi pubblici. Un atto di civiltà che spero possa diventare al più presto legge in Italia, dove molte donne immigrate sono ancora oggi costrette a portare il velo integrale. La nuova proposta della Lega, depositata in Parlamento, prevede una stretta sulla legge del 1975 che vieta, per motivi di sicurezza pubblica, di nascondere il viso in luoghi pubblici cancellando la deroga in caso di ‘giustificato motivo’. Il testo prevede inoltre l’introduzione di un nuovo reato, quello di ‘costrizione all’occultamento del volto’, che potrà comportare fino a due anni di carcere e una multa fino a 30mila euro oltre alla preclusione dalla richiesta di cittadinanza italiana. Il ‘Burqa ban’ della Lega non troverà applicazione unicamente nei luoghi di culto, nei casi di necessità per proteggere la salute propria o di terzi, di sicurezza stradale, di gare sportive che prevedono l’uso di caschi, di attività artistiche o di intrattenimento”.


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