Detenuto ventunenne si toglie la vita nel carcere di Marassi. Nel 2024 è il quarto carcerato che decide di farla finita

Gennarino De Fazio, segretario generale della UILPA Polizia Penitenziaria: «La situazione complessiva nelle carceri è da tempo fuori controllo e peggiora giorno dopo giorno»

Un ragazzo di soli 21 anni di origine magrebina ha tragicamente messo fine alla sua giovane vita nel pomeriggio, impiccandosi nella sua cella del carcere genovese di Marassi, nel reparto SAI (Servizio Assistenza Intensificata), dove, secondo quanto emerso, era stato collocato a causa di precedenti tentativi suicidari. I soccorsi da parte degli operatori e dei sanitari sono stati inutili. «Con 85 detenuti che si sono tolti la vita nel 2024, a cui si aggiungono 7 appartenenti alla Polizia Penitenziaria, e con 27 giorni ancora da trascorrere fino alla fine dell’anno, è già stato superato il terribile dato del 2022, l’anno più drammatico, nel quale i suicidi furono 84. Quella di Marassi è già la quarta tragedia, l’ultima delle quali si è verificata il 15 novembre scorso», afferma Gennarino De Fazio, segretario generale della UILPA Polizia Penitenziaria.

«La situazione complessiva nelle carceri è da tempo fuori controllo e peggiora giorno dopo giorno. Attualmente, ci sono ben 16.000 detenuti oltre la capienza massima, mentre mancano più di 18.000 unità nella Polizia Penitenziaria. Anche a Marassi, su 535 posti disponibili, sono ammassati ben 696 reclusi, gestiti da soli 330 agenti, quando ne sarebbero necessari almeno 551» spiega De Fazio.
«Tutto questo rende quasi impossibile la vita sia ai detenuti sia agli operatori, questi ultimi sottoposti a carichi di lavoro e a turnazioni massacranti, privati di diritti fondamentali, anche di rango costituzionale, e stremati fisicamente e moralmente, oltre che mortificati nel loro orgoglio, poiché è loro impedito di adempiere efficacemente alle funzioni richieste dalla collettività – conclude il segretario generale del sindacato -. Riteniamo necessario interventi immediati per ridurre la densità detentiva, adeguare concretamente gli organici della Polizia Penitenziaria, garantire un’adeguata assistenza sanitaria e riorganizzare, mediante riforme, l’intero apparato».


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